Primo giorno di Ramadan: un mese di festa alla Grande Moschea di Roma

Le voci dei fedeli dopo la prima giornata di digiuno in occasione del mese sacro del calendario musulmano. Oltre all'astinenza dal cibo c'è di più: si tratta di una ricorrenza dedicata soprattutto alla carità e alla condivisione con i meno abbienti

Il 10 luglio è iniziato il Ramadan, il mese sacro del calendario musulmano, durante il quale i fedeli praticano astensione dall'alba al tramonto. La redazione di Roma Today è andata a raccogliere voci e impressioni direttamente alla Grande Moschea di Roma

Fuori dall'imponente edificio colpisce da subito la presenza di bancarelle che vendono prodotti tipici della tradizione culinaria araba. Di solito gli ambulanti, sono lì soltanto il venerdì, ma durante il Ramadan restano fuori dalla Moschea per tutto il mese per 'alleviare' la giornata di digiuno dei fedeli.  "Lì è possibile trovare quello che la mensa della Moschea non può garantire, cose più sfiziose" dice il custode.

Man mano che passa il tempo, nonostante il forte acquazzone, comincia ad arrivare sempre più gente: famiglie, persone sole, anziani, rifugiati. Molti di loro arrivano con buste piene di viveri: acqua, cibo, succhi di frutta. Tra di loro anche il titolare di una kebabberia in via Val di Cogne, tra le più rinomate della città: dal bagagliaio della sua Audi, tira fuori diversi contenitori termici che contengono pollo, riso, yogurt e succo di frutta. Le distribuisce a tutti indistintamente (anche a me) e augura una buona festività a tutti senza lasciarsene scappare uno. "Questo è il mese della purificazione, è il mese di Dio - dice Al Basha - porto da mangiare a chi ha bisogno, lo faccio con piacere. Per me è bellissimo, lo facevano anche mio padre e mio nonno e io proseguo con questa tradizione. Fare del bene porta altro bene". 

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In effetti il Ramadan, è una festività che è dedicata soprattutto alle persone bisognose. Durante questo periodo i fedeli devono incentivare le loro opere di carità facendo qualcosa di buono nei confronti di chi è in difficoltà. In tal senso possono essere significative le parole di Ahmed: "Pratico il Ramadan sin da quando ero ragazzino. É un'esperienza con un significato profondo: la sensazione di fame serve a ricordare quanto possa essere difficile la vita per le persone povere e indigenti. Digiunare non è difficile come si può pensare, è tutta una questione di abitudine. Durante il Ramadan si possono tranquillamente svolgere tutte le attività che si svolgono negli altri periodi dell'anno senza che il digiuno influisca più di tanto.

Il mese sacro non cade mai nello stesso periodo dell'anno, questo per via del calendario lunare adottato dall'islam, che conta 11 giorni di meno rispetto all'anno solare. Man mano che passano gli anni, il periodo scala di undici giorni (nel 2014 sarà dal 28 giugno al 27 luglio), quindi può capitare indistintamente in inverno come in estate. La differenza c'è: "D'inverno è più semplice, fa buio presto quindi si digiuna per meno ore. D'estate invece il sole tramonta più tardi, ma la difficoltà principale non sta tanto nel digiuno, quanto nel non poter bere" dice uno dei fedeli.

Una curiosità che riguarda il mese del digiuno è l'età in cui si incomincia a praticarlo. A tal proposito ci dà lumi il custode della Moschea: "Le ragazzine di solito iniziano prima rispetto ai maschi. Appena diventano 'donne' la religione impone loro di praticare il Ramadan. I ragazzi, magari, iniziano verso i 13-14 anni quando iniziano a sentirsi più 'ometti'. Non c'è nessuna imposizione da parte dei genitori, è una cosa che ai ragazzini viene spontanea. Prendi mia figlia, ha soltanto sei anni, ma vedendo me e sua madre ha voluto provare a digiunare anche lei. Noi, all'inizio eravamo un po' titubanti, ma lei ha voluto provare. Si è svegliata a mezzogiorno, è stato più facile, però ha resistito fino a sera. Poi le abbiamo fatto tanti regalini".

Per Saber, invece, i maggiori problemi non riguardano principalmente l'astinenza dal cibo: "Per me è dura, non tanto per via del digiuno, ma perché non posso neanche fumare e di solito faccio fuori un pacchetto e mezzo di sigarette al giorno. Se non fumo mi gira la testa, però resisto (ride ndr)". Curiosa anche la storia di Vincenzo, un arzillo signore di 85 anni, operato al cuore di recente e che vive da solo. Frequenta le mense, e da circa tre anni, pur non essendo musulmano viene spesso alla moschea: "Ogni tanto vengo qui a mangiare un piatto di minestra calda con questi ragazzi. Le porte della Moschea sono aperte a tutti, qui ho tanti amici".

Verso le 21:00 la prima giornata di Ramadan è ufficialmente conclusa, un gran numero di persone, dopo aver pregato, si dirige verso l'enorme mensa: dentro è tutto pronto per la cena, e in pochi minuti la sala si riempie. Non possiamo fotografare ma la scena è veramente bella: quattro lunghissime tavolate alle quali siedono indistintamente persone comuni, senza fissa dimora e anziani che si rifocillano dopo una giornata di digiuno e preghiera.

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