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Martedì, 27 Settembre 2022
Cronaca

Piano rom, guerra di narrazioni. Per la Raggi è un successo, per la 21 Luglio "un fallimento totale"

La narrazione trionfalistica della sindaca uscente e della delegata all'inclusione si scontra con la cronaca: più che "superati", gli insediamenti sono stati forzatamente sgomberati

È stata presentata oggi in Campidoglio una sintesi di report sul Piano Rom lanciato nel maggio 2017 dall’amministrazione Raggi. Al tavolo della Sala della Protomoteca c’era anche la sindaca uscente, rimasta appena quindici minuti tra un’intervista a Radio Rock e l’incontro-confronto tra candidati con le Acli di Roma in Aula Giulio Cesare. 

I dati di Virginia Raggi

“Questa amministrazione – ha esordito la sindaca – ha fin da subito applicato le direttive europee in materia di superamento dei campi rom. La delibera 105 del 26 maggio 2017 ha tracciato una linea di demarcazione netta. Quelle attuate dal Comune non sono state chiusure tout court, abbiamo messo in campo bandi per l’individuazione di progetti personalizzati che hanno portato alla firma di un Patto di Solidarietà con le famiglie. Molti nuclei hanno trovato alloggi a loro spese. I numeri del report sono chiari: una riduzione del 41,1% di persone residenti nei campi regolari, 34,9% in meno negli insediamenti abusivi. Questo ha portato ad avere oggi 2.652 persone ancora nei campi a fronte delle 4.503 di quattro anni fa. Sono stati chiusi 5 campi (Camping River, Schiavonetti, Foro Italico, Monachina e l’area F di Castel Romano), individuati 23 progetti di cohousing e 65 famiglie hanno trovato un alloggio in totale autonomia. Siamo riusciti a intervenire anche sul fenomeno dei roghi tossici: nel 2017 abbiamo registrato 119 episodi, nel 2021 solamente 20”. Inoltre a La Barbuta “il 65% delle persone è già uscito e verrà chiuso a breve. Sono stati già aggiudicati – aggiunge Raggi – i bandi per il superamento dei campi di via Lombroso, via Salviati 1 e 2, via Candoni e Castel Romano”. 

"Metodo one-to-one"

Andata via Raggi, ha preso le redini il suo vice capo di gabinetto, Marco Cardilli: “Quello che l’Europa non ci dice – spiega – ma che va applicato, è il metodo. E il nostro metodo è stato quello del dialogo con le famiglie, one-to-one. È stato un percorso pieno di soddisfazioni, ma anche di frustrazioni, perché ci si ritrova davanti a situazioni in cui altre famiglie o associazioni che gravitano intorno ai campi influenzano negativamente le decisioni di altri nuclei”. 

La sferzata della delegata all'inclusione

“Intorno a questi ghetti si è creato negli anni un indotto che è stato il filone centrale di Mafia Capitale – le parole al vetriolo della delegata all’Inclusione della sindaca, l’antropologa Monica Rossi -, abbiamo trovato una situazione in totale stallo, non è stato fatto nulla soprattutto per quanto riguarda la scolarizzazione. E abbiamo lavorato nelle peggiori condizioni possibili, continue critiche e una stampa nemica nel 99% dei casi”. 

La contro-narrazione dell'Associazione 21 Luglio

Su una lunghezza d’onda diametralmente opposta si trova l’Associazione 21 Luglio, oggi presente alla conferenza con il suo presidente Carlo Stasolla, che alla fine di tutti gli interventi ha ricordato alla delegata “gli sgomberi forzati di Camping River, Foro Italico e Schiavonetti” e ha chiesto conto del milione e 800mila euro stanziati a dicembre 2020 per il dislocamento di alcune famiglie rom nel territorio regionale. “Non mi ha saputo rispondere ed è andata sul personale, sostenendo che io ce l’abbia da tempo con lei perché volevo occupare la sua posizione”. Ma la onlus non si è limitata a presenziare. In una nota stampa diffusa contemporaneamente, 21 Luglio ha espresso nel dettaglio tutte le perplessità relative alla narrazione dell’amministrazione in tema rom: “Nel dicembre 2016 è stata deliberata l’istituzione di un tavolo cittadino per l’inclusione dei rom – si legge nel comunicato – ma risulta essersi riuniti solo una volta, a gennaio 2017. Per non parlare dell’Ufficio Speciale Rom, che in quattro anni ha visto alternarsi quattro dirigenti con un fortissimo turnover di personale. Entrambi gli organismi hanno operato con scarsa trasparenza, chiudendosi al dialogo”.

145 sgomberi in 4 anni

Diversa la versione anche rispetto all’effettivo successo del Piano per quanto riguarda la chiusura “pacifica” degli insediamenti: “Ad oggi risultano essere stati chiusi tramite il Piano – continua l’analisi della onlus – solo Monachina e Camping River. Al Foro Italico nell’agosto 2020 si è provveduto allo sgombero forzato di 250 persone di cui la metà minori con grande dispiegamento di forze, mentre a via Schiavonetti nell’ottobre 2019 abbiamo visto l’allontanamento volontario delle poche famiglie rimaste a seguito di una forte e perdurante pressione delle autorità locali. In entrambi i casi non ci risulta siano state prese in carico le persone sgomberate da parte dell’Ufficio Speciale Rom”. Secondo gli ultimi rapporti annuali dell’Associazione 21 Luglio, per quanto riguarda i micro-insediamenti rom nel 2017 ci sono stati 33 sgomberi forzati, nel 2018 sono stati 40, nel 2019 si sale a 45 mentre nel 2020 17 sgomberi. Negli ultimi otto mesi sarebbero già una decina, per un totale di 145 azioni in quattro anni “che sono costate, secondo le stime, oltre 4 milioni di euro”. 

“Il piano rom è un fallimento – la conclusione della contronarrazione della onlus – perché ancorato alla visione che il rom ‘disabile sociale’ abbia necessità di politiche ‘speciali’, dispendiose e lesive della dignità della persona. Le nuove generazioni degli abitanti dei campi dimostrano di avere strumenti e mezzi per uscire dal ghetto etnico denominato campo in forma autonoma e seguendo percorsi ordinari”. 

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