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Tra i ghiacci dell'Alaska come Into the wild: parla uno dei romani soccorsi a -15 gradi

A parlare, in esclusiva ai microfoni di RomaToday, è Matteo, uno degli escursionisti italiani soccorsi in Alaska

 

"Intorno a noi c'erano solo il freddo e la natura ma per quanto preoccupati per il nostro compagno di viaggio non ci siamo mai sentiti in pericolo di vita". A parlare ai microfoni di RomaToday è Matteo, uno degli escursionisti italiani soccorsi in Alaska. Il gruppo di cinque (tra cui tre romani) stava affrontando l'impegnativo percorso dello Stampede trail, quello noto per il libro e il film "Into the wild", quando, dopo la seconda notte passata all'addiaccio, uno di loro ha notato un gonfiore ad un dito del piede. 

"Era un gelone e gli impediva di camminare. Nessuno di noi è un medico così - racconta Matteo - per non rischiare complicazioni abbiamo deciso di chiamare i soccorsi". Oltre alle due slitte con provviste, acqua e tenda i viaggiatori italiani in Alaska avevano con loro anche due GPS da utilizzare in caso di necessità. Da li l'SOS lanciato e raccolto. 

I giovani, tutti trentenni italiani, sono stati raggiunti dalle motoslitte intorno alle 8 ora locale di sabato 22 febbraio. Tra neve alta, ghiaccio e alci. Una temperatura compresa tra i -12 e i -15 gradi

"Eravamo convinti che avrebbero portato via solo il nostro compagno in difficoltà invece hanno trasportato anche noi". Avventura finita per tutti.  Il magic bus di McCandless di Into the Wild già visto e alle spalle, un po' di spavento ma un'esperienza che i giovani italiani in Alaska definiscono comunque "straordinaria". 
 

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