Cronaca Tor Bella Monaca / Viale Paolo Ferdinando Quaglia

Tor Bella Monaca, fotografa aggredita per uno scatto: "Nessuno mi ha soccorso"

Sabato scorso una fotografa 30enne di origini pugliesi è stata aggredita a Tor Bella Monaca dopo aver scattato una foto. La giovane, che ha subito un intervento chirurgico al naso, racconta l'accaduto

Il viso insanguinato sull'asfalto, il naso rotto, lividi ovunque e un intero quartiere che resta a guardare. Quello che la vittima del pestaggio a Tor Bella Monaca non poteva immaginare è che un lavoro di sensibilizzazione sul problema delle periferie si sarebbe concluso in un feroce pestaggio, avvenuto nella più totale indifferenza della gente. La ragazza è Marianna, giovane fotografa, con cui abbiamo parlato, aggredita in via Quaglia, , mentre stava realizzando un reportage fotografico. Dopo cinque giorni in ospedale e un intervento chirurgico, l'allieva della Scuola Romana di Fotografia, di origini pugliesi, ci racconta la sua storia che certo farà da testimonianza più di ogni scatto. "Ho iniziato il progetto nella mia terra, fotografando le periferie pugliesi e poi ho deciso di estenderlo anche a Roma" racconta Marianna che ci tiene a sottolineare l'intento sociale di fondo del suo lavoro, mirato a richiamare l'attenzione, sì dei cittadini ma anche e soprattutto delle istituzioni, sulle condizioni di "profondo degrado" in cui versano i quartieri periferici della capitale. Uno in particolare: Tor Bella Monaca, dove Marianna si recava da 6 mesi per realizzare il suo reportage e che ormai aveva imparato a conoscere, "nonostante la diffidenza e la paura della gente" che la guardava come fosse un'estranea.

"Sabato scorso mi trovavo in via Quaglia" racconta la ragazza "stavo fotografando una giostra, dopo aver chiesto il permesso al proprietario, e un gruppo di ragazzini si è messo davanti all'obiettivo chiedendomi di essere immortalati. All'inizio gli ho detto di no ma vista la loro insistenza alla fine ho scattato". "Forse la foto non andava fatta, forse qualcuno ha frainteso o forse semplicemente mi sono trovata in mezzo a uno dei tanti episodi di bullismo, nato dalla voglia di ostentare la forza di gruppo". Marianna non si spiega perchè, prima solo a parole, poi con spintoni, sputi e botte fino ad afferrarle il volto e sbatterglielo sulla strada, quei ragazzini l'abbiano aggredita con così tanta violenza, e non da soli. "Il fatto della baby gang è stato molto montato dai giornali" chiarisce la fotografa "a picchiarmi si sono aggiunti subito anche persone adulte" e commenta "troppo comodo nascondersi dietro ragazzini minori, nel mezzo c'erano uomini". E subito dopo? "Nessuno mi ha soccorso, non solo la gente guardava e non interveniva ma nessuno ha chiamato un'ambulanza". Marianna ha raggiunto con le sue gambe la parrocchia più vicina e lì ha chiesto aiuto.

"Ho sempre avuto il massimo rispetto per i luoghi dove andavo a fotografare, soprattutto lì. Ci sono sempre andata coi piedi di piombo. Non ho mai fotografato di nascosto, la mia non è certo una fotografia d'assalto. Sapevo che sono posti pericolosi, ma non immaginavo che potesse accadermi questo, non pensi mai che possa succedere a te". Nella parole di Marianna c'è rabbia, paura ma anche il desiderio di parlare, di raccontare. "Vorrei che l'esperienza che ho vissuto, per quanto traumatica, servisse a far capire, a mettere in luce lo sfacelo del quartiere e quanto sia necessario iniziare a fare qualcosa concretamente. Serve non solo una riqualificazione urbana ma anche, e soprattutto, una rieducazione sociale, dal basso".  
 

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