Racket delle case popolari, così i "Napoletani" occupavano appartamenti e li rivendevano

Cinquecento euro per un affitto mensile, 25mila euro per l'acquisto. Tredici le abitazioni sequestrate dai carabinieri a Dragoncello su disposizione della Procura di Roma

I carabinieri di Ostia a Dragoncello

Cinquecento euro di canone mensile per chi non poteva permettersi l'acquisto, o 25mila euro per prenderne possesso, il tutto illegalmente. C'era un vero e proprio prezzario dietro al racket delle occupazioni delle case popolari di Dragoncello. A gestire il business degli appartamenti  Inps, Enasacro ed Ater di via Vincenzo Petra i cosiddetti "Napoletani", appartenenti alla famiglia Costagliola (casata di origini campane ed a Roma nella zona di Acilia ormai da diversi anni). 

A concludere le indagini, riuscendo a dimostrare da un punto di vista giudiziario quello che tutti sapevano ma che le forze dell'ordine non potevano dimostrare, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia. Una indagine vecchio stampo portata avanti dal febbraio 2019 e conclusa alle prime luci del giorno quando i militari della Compagnia lidense, coordinati dal maggiore Andrea Senes, su disposizione della Procura della Repubblica di Roma, hanno eseguito un’ordinanza relativa all’applicazione di due misure cautelari personali e al sequestro preventivo di 13 appartamenti di edilizia popolare e denunciato 35 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di “invasione di edifici - ricettazione - furto aggravato - sostituzione di persona e truffa”. 

Ma come funzionava il racket delle case popolari di Dragoncello? In modo molto lineare, secondo quanto appurato nel corso di un anno e mezzo di indagini. Due le modalità di occupazione: in un caso, quando la casa popolare veniva liberata, erano gli stessi "napoletani", o loro sodali, ad occuparla, in attesa di rivenderla o affittarla al destinatario di turno. Un sistema che funzionava anche per chi in quello stesso appartamento già ci viveva che, non potendo acquisire l'abitazione per vie legali, si rivolgeva ai gestori del racket pattuendo poi la somma da pagare che, come detto, poteva arrivare anche all'esborso di 25mila euro. 

 

L’attività ha consentito di acclarare la presenza di un gruppo criminale che gestiva il racket delle occupazioni abusive delle case popolari, in particolare nel quartiere Dragoncello. Il sodalizio, composto in buona parte da appartenenti alla famiglia Costagliola (conosciuti come i “napoletani” e dimoranti in varie abitazioni, pur non avendo mai ottenuto alcuna assegnazione formale), operava con un modo semplice ma consolidato: i soggetti occupavano abusivamente gli appartamenti trovati liberi, per poi rivenderli a persone in cerca di un alloggio.

In particolare, per due soggetti (un uomo ed una donna), risultati anche percettori del reddito di cittadinanza, il GIP ha disposto la misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Roma, oltre alla sospensione del beneficio. Alcuni indagati dovranno rispondere dei reati di sostituzione di persona, furto aggravato ed in un caso truffa, in relazione agli allacci delle forniture presenti negli alloggi: alcuni hanno presentato il documento di altri ignari soggetti, stipulando a loro nome il contratto per l’erogazione di energia elettrica (nel caso della truffa, omettendo anche il pagamento delle bollette per il servizio offerto), altri hanno allacciato illegalmente il cavo alla rete pubblica. 

Agli occupanti è stato dato un termine entro il quale rilasciare le abitazioni, per poi essere affidate agli Enti proprietari (Inps, Enasacro ed Ater, quest’ultimo per conto del Comune di Roma).
 

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