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Un fermo immagine tratto da un video della guardia di finanza e polizia locale di Roma

Un fermo immagine tratto da un video della guardia di finanza e polizia locale di Roma

Racket bancarelle: fino a 700 euro al giorno per una postazione. Estorti anche i sussidi Covid

A gestire l'organizzazione i fratelli Dino e Mario Tredicine. Una vittima: "Ho pagato 4mila euro al mese"

Un sistema che andava avanti, secondo chi indaga, dal 2006. Solamente due anni fu qualcuno ha deciso di denunciare: un ambulante del Bangladesh, che aveva subito pressioni per il suo posto vendita.

E' da lì che è iniziata l'indagine che ha portato all'operazione Monsone con la quale i militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e dal personale della Polizia Locale di Roma Capitale hanno applicato diciotto misure cautelari (otto in carcere e dieci ai domiciliari).

Il racket delle bancarelle dei Tredicine

A gestire l'organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e firmato nell'ordinanza del gip Francesco Patrone, erano rappresentanti sindacali tra cui i due membri della famiglia Tredicine, i fratelli Dino e Mario, il primo in carcere il secondo ai domiciliari, con la complicità di due persone, all'epoca dei fatti, funzionari pubblici: A.B., capo dell'ufficio Discipline e rotazioni, e F.M., dipendente dello stesso ufficio, che avrebbero ricevuto soldi (circa 110mila euro) e regali come vestiti e abbonamenti allo stadio assegnando a loro discrezione le postazioni delle bancarelle.

A.B., per conto del Comune, "doveva controllare e gestire anche i ricorsi" che venivano presentati dall'organizzazione, per conto dei quali "aggiustava" poi le pratiche per l'assegnazione delle bancarelle. "Finché c'è lui la categoria non trema" dicevano gli arrestati intercettati. Secondo il gip, A.B. "asserviva costantemente le funzioni del proprio ufficio agli interessi economici dei fratelli Tredicine, Dino e Mario".

"Graduatoria e prezzario fino a 700 euro al giorno"

Secondo chi ha indagato per l'assegnazione delle aree per le bancarelle a Roma c'era una sorta di 'graduatoria' con un prezzario che variava a seconda di quanto fossero ambiti i posti. Al giorno c'era chi era costretto a pagare "7 piotte" (700 euro). E le piazzole più ambite (e costoste) erano in via Cola di Rienzo, viale Giulio Cesare e al mercato di Porta Portese.

4mila euro al mese per una postazione

Ma il prezzario, appunto, era variabile. Il cittadino del Bangladesh che nel 2018 ha fatto scattare l'indagine ha denunciato agli inquirenti che "da circa 12 anni, sia lui che il fratello" erano "costretti a pagare mensilmente rilevanti somme di denaro per poter lavorare con le loro licenze nelle migliori postazioni di vendita - si legge nell'ordinanza del Gip Patrone - e ciò anche più volte a settimana, nonostante il regolamento comunale prevede che lo stesso banco non possa essere installato nella stessa postazione per piu' di due volte a settimana".

In particolare, l'uomo ha riferito di essere costretto "a pagare ogni mese per poter usufruire di buone postazioni di vendita (aggirando la regola della rotazione) circa 4mila euro al mese (ridotti a 2.500 nei mesi di gennaio, febbraio ed agosto in ragione del fatto che si lavora meno)".

I pagamenti, secondo le indagini, erano a favore di un esattore dell'organizzazione. Complessivamente l'uomo ha riferito di aver pagato circa "60mila euro all'anno" nel corso degli ultimi anni, oltre all'affitto delle licenze, ognuna delle quali valeva nel 2016 (prima delle nuove leggi) circa 170mila euro e molte di esse appartengono a persone collegate alla nota famiglia Tredicine.

Ambulanti costretti a cedere sussidi Covid

Non solo "tasse" fisse da pagare però. Le estorsioni colpivano tanti ambulanti, soprattutto extracomunitari, costretti a prendere e consegnare i sussidi per l'emergenza Coronavirus. In particolare Dino Tredicine e un commercialista avrebbero perpetrato ai danni del cittadino del Bangladesh e del fratello "una condotta estorsiva" – si legge nel provvedimento firmato dal gip Patrone – che li faceva "vivere nel terrore per l'incolumità propria e dei propri familiari, in ragione del fatto che continua a ricevere minacce e pressioni per il pagamento di somme di denaro non dovute, ha narrato gli ulteriori sviluppi nascenti dai benefici derivanti dalla nuova legge emergenziale seguita all’epidemia di Covid 19".

L'ambulante straniero, "ha infatti riferito che il commercialista impostogli da Dino Tredicine, dopo essersi recato sotto la sua abitazione, ha preteso la consegna delle credenziali Inps (codice Pin) del fratello e lo ha costretto a firmare documentazione finalizzata a ottenere sussidi erogati dallo Stato. Il testimone – si legge ancora – ha aggiunto che "il fratello ha ricevuto dall'Inps il sussidio di 600 euro mensile per i mesi di aprile e maggio, la metà dei quali sono stati prelevati al bancomat e consegnati" al commercialista. L'uomo "ha inoltre riferito che presso l'ufficio" del commercialista "aveva incontrato altri connazionali che erano stati costretti a consegnare al commercialista la somma di 600 euro loro erogata dall'Inps".

"Tredicine tentò di nascondere documentazione in box e furgoni" 

Ma c'è di più. Secondo il Gip, la pericolosità criminale di Dino Tredicine "emerge altresì dagli scomposti tentativi, che lo stesso voleva attuare attraverso parenti o conoscenti dopo aver appreso della esistenza delle indagini, di occultare quanta più documentazione possibile depositandola in box, cantine o locali, o addirittura mettendola all’interno di un furgone o dietro una parete in muratura realizzata allo scopo", scrive ancora il giudice nell'ordinanza, citando a proposito una conversazione di Dino col figlio Dario: "Se vanno a vedè tutto quanto il sistema potrebbero ritornà e dimme 'l'altra roba addo' ce l'hai', capito?".

E il figlio risponde: "Glielo dimo a Virgilio, da qualche parte se mette dentro ai garage da qualche altra parte". E il padre replica: "Sennò se potrebbe piglià un furgone in affitto a nome di qualcuno, a nome nostro no!".

In un'altra conversazione fra i due il figlio dice: "Papà, digli a mamma che levasse subito i soldi, dalle buste digli che levasse pure subito i soldi perché sembra che so' bustarelle hai capito? Digli così, quelli de via del Corso levateceli subito, e intanto quelli l’altro giorno qua l'hanno trovati".
 

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