Cronaca

Fino all’ultima lucciola: viaggio nei gironi della Roma a “luci rosse”

Prostituzione nella capitale: dove si annida il fenomeno e cosa si fa per arginarlo. Il dossier della Silp - Cgil Roma e i racconti dai quartieri

In sè non è un reato, ma ne alimenta diversi. C’è chi cerca di combatterla con manifesti shock, chi ci prova a colpi di ordinanze che puntano al decoro e alle sanzioni per chi lo viola, chi ancora, appellandosi alle leggi di mercato, propone di colpire la domanda per abbattere l’offerta. Ma a Roma il mercato, quello della prostituzione, rimane una piaga aperta. Con tutti gli epifenomeni del caso: degrado, microcriminalità, sfruttamento, malavita organizzata.

A poco è valso il provvedimento del primo cittadino varato a pochi mesi dall’insediamento in Campidoglio nel 2008. Multe salate per la lucciola che si atteggia a tale e per il cliente “adescato”, o “distratto”, che dir si voglia. Disincentivi che però, evidentemente, non hanno prodotto i risultati sperati. Come del resto non li hanno prodotti i blitz in moto del primo cittadino a cadenza annuale, ultimo quello effettuato in zona Marconi la scorsa settimana dietro alle volanti delle forze dell'ordine. I dati a proposito parlano chiaro. Dalla Salaria alla Tiburtina, dalla Cassia alla Prenestina, passando per Viale Marconi e non dimenticandosi i vicoli del centro, le strade della capitale pullulano di lucciole.

DATI - Numeri da capogiro quelli raccolti in un dossier del sindacato di polizia Silp-Cgil Roma, fotografia di una situazione tutt'altro che rosea. "A Roma le prostitute sono in tutto seicento - si legge nel documento redatto dal segretario provinciale Gianni Ciotti - Sono almeno centocinquanta in più rispetto a due anni fa". Ma non solo, i numeri riguardano anche il business: dieci milioni e ottocentomila euro al mese. O, se si preferisce, 130 milioni di euro l'anno. Affari d'oro che girano intorno alle lucciole e mentre c'è chi si arricchisce dietro sfruttamento e malavita c'è anche chi soccombe sotto il degrado dilagante nei quartieri.

EUR - Lo sa bene chi abita nella periferia sud della città e ci combatte a ogni ora del giorno e della notte. In tutto il quadrilatero dell’Eur le prostitute gravitano intorno ai palazzi, sotto le finestre dei residenti, fuori dai portoni. Minorenni, trans, scambisti. Tutto a poche centinaia di metri da ville, residenze di lusso e palazzi del potere.

In viale Europa, intorno al Fungo, in viale della Tecnica, lungo via Iran, via Nepal, via Libano le lucciole la fanno da padrone. Come arginare il fenomeno? Il municipio sul da farsi si spacca. E se da un lato la proposta della sinistra di una Ztl notturna per “bloccare” i clienti è stata bocciata, dall’altro il Pdl insiste sui controlli repressivi appellandosi a una legge che agisca alla radice vietando la prostituzione nei luoghi pubblici.

Proibizionismo controproducente per l’opposizione municipale che punta piuttosto a un rilancio dell’etica facendosi promotrice di manifesti provocatori appesi per tutto il quartiere: una donna, senza volto, due seni marchiati da un codice a barre, e un monito, “Prima di comprarla, rifletti!”. Donne alla stregua di merci di scambio in un quartiere diventato a tutti gli effetti “a luci rosse”.  Ma fosse l’unico...

SALARIA - Telecamere di sorveglianza e passeggiate organizzate degli stessi cittadini per riappropriarsi del territorio. Così il IV municipio tenta di contrastare le passerelle di prostitute che ancheggiano in tacchi vertiginosi e minigonne succinte per strade che, si può ben dire, sono avvezze al fenomeno.

Via Salaria, che detiene la palma d’oro, e via dei Prati Fiscali, con una discreta concorrenza, sono da sempre nel mirino dei blitz delle forze dell’ordine che collezionano a notte decine e decine di verbali, sanzioni e identificazioni. Ma non solo, agenti e militari possono contare anche sull’occhio felino delle telecamere, di recente sperimentate su via della Marcigliana grazie a un accordo tra la società Terna e l’amministrazione locale.

Ma, seppur monitorate e strette nella morsa dei controlli, le arterie del sesso a pagamento esistono da sempre e pensare di “ripulirle” con qualche telecamera, forse, sfiora l’utopia. Complice anche l’urbanistica: ampie vie a scorrimento veloce, carreggiate immense che favoriscono la sosta dei clienti, magari poco illuminate, e dove, a piedi e a notte fonda, passeggiano in pochi. Prova ne sono zone dove strade strette e marciapiedi inesistenti mettono a dura prova anche le lucciole più accanite.

TUSCOLANO - Il mestiere più vecchio del mondo, si sa, non ha vincoli logistici e non sempre lo si esercita per strada. "Nella nostra zona la prostituzione fuori è quasi scomparsa, il fenomeno continua a esistere ma gran parte della lucciole si è spostata negli appartamenti”.

Siamo nel X municipio e a spiegare l’evoluzione del fenomeno sul territorio è Amleto Lanna, presidente dell'associazione 'Vie e Piazze Storiche di Cinecittà'. Già, perché in barba alla legge che le ha abolite dal dopo guerra le case “chiuse” sopravvivono comunque. Il motivo? In parte, appunto, la conformazione territoriale che, con poche strade a grande viabilità, avrebbe aiutato a tenere a bada il fenomeno.

Ma anche, e va ammesso, un controllo del territorio che, almeno qui nel X municipio, funziona. La questione però andrebbe affrontata alla radice, e la repressione non sarebbe la soluzione. “Secondo noi andrebbe comunque cambiata l'attuale legge in vigore - spiega Lanna - regolarizzando la prostituzione come avviene già in Germania ed in molti altri paesi, garantendo quindi più sicurezza alle persone e più introiti allo Stato". E sono in molti a pensare che l’unica vera medicina per curare la piega sia legalizzarla.

MARCONI - Lo pensano anche i residenti di viale Marconi che, ipocrisie a parte, sperano che, prima o poi, la politica apra gli occhi. Come il vicino Eur anche Marconi è zona “rossa” e il lungo viale che da Piazzale della Radio raggiunge la Colombo ospita decine e decine di lucciole ammiccanti che affollano i marciapiedi, con buona pace di anziani, famiglie e bambini.

Sì perché al primo posto nella lista dei disagi ci saranno senza dubbio criminalità e degrado, ma anche l’imbarazzo, per i residenti, non è da sottovalutare. “Abito qui, pago il mutuo - ci racconta una signora - ma ad invitare qualcuno a cena mi sento a disagio, se per accompagnarlo alla macchina devi fare lo slalom tra le ragazze scollacciate". E se anche passi  l’imbarazzo altro è sopportare un quartiere che diventa invivibile non appena cala il sole. Unica soluzione? Per i residenti è regolamentare.

"Che lo facciano in case chiuse, case d'appuntamento o a casa loro non mi importa - è l'opinione di un signore che abita nei pressi della stazione della metro, un tratto di strada tra i più presi d’assalto - il punto è che è necessario, anzi urgente, toglierle dalla strada e anche dalle mani dei magnaccia che le sfruttano".  Disposti pure a pagare i cittadini della zona pur di garantirsi “più igiene e meno delinquenza”. E così, anche il mestiere più vecchio del mondo, “pagherebbe i contributi”.

TORRI - Sul fronte "case chiuse" in VIII municipio si fa sul serio. Di due giorni fa l'approvazione in consiglio di una risoluzione che ne prevede la riapertura , ovviamente regolari e legali. Primo firmatario dell'atto il presidente della Commissione Speciale Sicurezza in VIII Municipio Fernando Vendetti, che nel luglio dello scorso anno si rese protagonista assieme al CRA (Comitato Romano Antilucciole) di una passeggiata antiprostituzione su via di Rocca Cencia. E poi c'è via Polense, via Lunghezzinaa, la Prenestina Nuova e la Casilina. Le lucciole in strada non mancano neanche qui e col documento votato all'unanimità si pensa di limitarne la presenza e di sconfiggere il degrado.

"La riapertura delle case chiuse è l'unica soluzione - dichiara Vendetti - abbiamo esempi di paesi come la Germania e l'Olanda dove l'attività di meretricio è stata regolamentata con la fine dello scempio nelle strade ed introiti per i Governi che tassano come tutti i cittadini le meretrici che esercitano per libera scelta la professione".

OSTIA - Andando verso il mare si torna sulla strada. E due sono i luoghi prediletti: Litoranea e Pineta di Castelfusano. Sempre le stesse facce, le stesse lucciole e gli stessi clienti sul mare di Roma. E se è vero che il numero di prostitute sul litorale è in calo, il fenomeno, numeri a parte, è sempre e comunque percepito in tutto il suo degrado. Soprattutto da chi ha famiglia e, nelle calde serate estive, si ritrova a passeggiare con bambini al seguito in mezzo a trans e a ragazze seminude.

Come si contrasta? Controlli a raffica che con la bella stagione si fanno più intensi e servono, o dovrebbero servire, a limitare episodi come quello dello scorso maggio quando una prostituta romena è stata aggredita da cinque colleghe per un’invasione “di campo”. Un litigio tra concorrenti all’ultimo cliente, quasi non ci fosse spazio per tutte.

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