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Malagrotta, c'è la proroga: la discarica in chiusura che non chiude mai

"La proroga di Malagrotta ci sarà" così Sottile annuncia il nuovo rinvio a Malagrotta. Conseguente la procedura di infrazione dell'Europa

Quello che già si sapeva diventa ufficiale: la discarica di Malagrotta non sarà chiusa il 31 dicembre e si arriverà all'ennesima proroga che farà scattare la procedura di infrazione dell'Unione Europea.

L'esito della gara indetto da Ama per portare i rifiuti all'estero è andata deserta e Sottile, prendendo spunto dall'ennesimo episodio ha dichiarato all'Adnkronos: “Arrivati a questo punto, purtroppo la proroga di Malagrotta ci sarà”.
Ma a ben vedere il quadro complesso dei rifiuti romani non è questa la novità che farà saltare la chiusura della discarica di Malagrotta in cui in pochi riponevano fiducia. Da quando, diversi anni fa, si è cominciato a parlare di Malagrotta Bis e di una discarica alternativa a quella esistente, la soluzione non si è mai trovata e sono stati proposti siti che, ognuno per motivi diversi, sono risultati inidonei.

In parallelo la raccolta differenziata non è mai veramente partita, il rifiuto tal quale continua ad arrivare di tonnellata in tonnellata e la soluzione di inviare i rifiuti all'estero è recentissima.

Inoltre, la soluzione dei rifiuti all'estero non piace al ministro Clini che non ne ha mai fatto mistero e oggi lo ribadisce: “Nella legge di stabilità è inserita una norma ad hoc per gestire la transazione dalla situazione dei rifiuti attuale a quella di una situazione che rispetti la legge fondata sul recupero dei rifiuti stessi. Più si recupera meno rifiuti vanno in discarica e meno costi ci sono. Il fatto che il Comune di Roma abbia pensato a trasferire i rifiuti all'estero è una soluzione, per quanto mi riguarda, sconsigliabile e il fatto che l'asta voluta da Ama sia andata deserta è il segno che una soluzione di questo tipo non solo è complicata ma anche molto costosa. Speriamo che il Comune di Roma pensi ad una soluzione alternativa più valida e meno costosa”.

Non è bastato neanche l'arrivo in Italia e, più precisamente, a Malagrotta, a Monti dell'Ortaccio e nell'impianto Ama di via Salaria, della commissione Petizione Europee che ha solennemente bocciato il nostro sistema rifiuti per far sollevare la situazione e le coscienze; residenti esclusi visto che loro il problema della “monnezza” lo conoscono molto bene.

Intanto, i giorni, i mesi e gli anni sono passati e che l'Italia sia sotto il mirino dell'Unione Europea proprio per i rifiuti e per Malagrotta si sa da tempo, così come che la procedura di infrazione sarebbe arrivata con la nuova proroga alla discarica.
Cosa ci sia da aspettarsi ora è abbastanza chiaro, così come lo era da tempo: i soldi che dovranno essere spesi per la multa che l'Europa infliggerà, i soldi che andranno investiti in nuovi studi e perizie per cercare nuovi siti, i dati e gli studi per creare tavoli tecnici e, magari, l'impegno per cercare nuove soluzioni ecocompatibili e sostenibili che non distruggano il territorio e facciano ritornare la capitale a una gestione sana dei rifiuti.

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