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Cronaca Ladispoli

"Romena di m***": la figlia insulta compagna, il padre la difende e si scaglia contro i professori

L'aggressione all'Istituto Comprensivo Corrado Melone di Ladispoli. Il racconto del preside Agresti in una lettera aperta pubblicata su baraondanews.it

“Romena di m****, tua madre è una p****** come tutte le romene, tu sei venuta qui a rubarmi il lavoro", questi gli insulti razzisti rivolti da una studentessa di 11 anni ad una compagna di scuola di origini romene. Una frase di intolleranza che sembrava essere terminata con l'intervento dei docenti ma che ha aperto la strada ad una inaspettata reazione dei genitori della adolescente di 11 anni che ha insultato la propria coetanea. In particolare i due, durante una riunione di scuola nella quale erano stati convocati per parlare dell'accaduto, si sono scagliati contro professori e preside, rei di aver redarguito la figlia. I fatti si sono verificati lo scorso 25 novembre all'Istituto Comprensivo Corrado Melone di Ladispoli.  

INSULTI RAZZISTI - A spiegare nel dettaglio come si è arrivati all'aggressione ai docenti dell'Istituto Comprensivo Ladispoli 1 il preside della scuola, Riccardo Agresti, attraverso una lunga lettera inviata al portale di informazione online Baraondanews. "Non hanno fatto male i calci o gli insulti o gli oggetti di proprietà della Scuola danneggiati - scrive il dirigente scolastico - (quando l’insulto viene dal fango, scivola ma non macchia), ma il vedere come sia falsa la diceria che gli italiani siano migliori degli altri popoli".

I FATTI - Secondo quanto ricostruito da Riccardo Agresti la reazione dei genitori si è verificata durante una riunione di scuola convocata dai docenti dopo che la studentessa ha rivolto gli insulti razzisti alla propria compagna di scuola. "Litigio ed epiteti - si legge nella lettera del preside riportata integralmente sul portale di informazione online - non sfuggono alle docenti le quali cercano di far pacificare le ragazze, spiegare che se il litigio è inaccettabile, ma comprensibile, grave è insultare gratuitamente un intero popolo, anche perché quelle frasi erano identiche a quelle lanciate verso gli italiani emigrati all’estero, o verso le persone provenienti dal sud Italia e venute a Ladispoli pochi anni fa. Infatti Ladispoli, avendo una storia di meno di un secolo, non può vantarsi di avere persone autoctone, ammesso che questo possa essere un vanto. Ma una delle ragazzine non demorde: ciò che ha detto lo pensa veramente ed anzi il padre la attenderà sotto casa per picchiare lei a sua madre. Le docenti, che hanno fatto il possibile, chiedono allora una riunione straordinaria del consiglio della classe per decidere quali strategie adottare per insegnare alle ragazze la corretta convivenza civile, il rispetto del proprio prossimo e la conoscenza delle varie Nazioni della Comunità Europea (obiettivi basilari di qualsiasi Scuola)".

LA RIUNIONE - Sempre secondo quanto descritto con dovizia di particolari del dirigente della Corrado Meloni: "La riunione, che vede presenti tutti i docenti della classe, i rappresentanti dei genitori ed i genitori delle due ragazzine, si apre con la descrizione dei fatti da parte della docente coordinatrice, una fra le docenti più brillanti della “Melone”. La professoressa, però, non fa nemmeno in tempo ad iniziare a citare la Costituzione della Repubblica, che il papà della ragazza la interrompe, certamente memore degli esempi di alcuni politici i quali, non avendo reali motivazioni da portare a suffragio delle proprie posizioni, cominciano ad interrompere ed urlare nei talk show buttandola “in caciara” in modo che tutto finisca a “tarallucci e vino”. Il richiamo all’ordine da parte del presidente della seduta non fa che stimolare le prime parolacce, seguite poi da minacce verso le docenti".

IMPROPERI CONTRO I PROFESSORI - Una situazione tesa che è poi sfociata negli insulti alle professoresse: "Quando il “signore” poi si alza minaccioso verso le due professoresse, ree di avere assistito al litigio delle due ragazze, la situazione degenera: mentre tutti restano ammutoliti ed inebetiti dalla reazione spropositata e volgare del papà e della sua “signora”, questi insultano le docenti, le minacciano di andare a casa loro a picchiarle, gettano in aria tutto ciò che trovano sul tavolo, a cominciare dal portatile che ha sfiorato di pochissimi centimetri il volto di una docente. Fra una defecazione e l’altra viene chiarito dai “signori” che alla “Melone” nessuno è vero “patriota” che l’Italia vera è rappresentata solo dai “signori” come loro che seguono il leader di cui sopra e così via defecando improperi ed epiteti irriferibili".

MURO DEI PROFESSORI - Degli attimi concitati con i genitori della studentessa di 11 anni che avrebbero poi provato ad aggredire alcuni docenti: "Solo il “muro” creato dai vari professori, dal dirigente e dal rappresentante di classe ha impedito che le docenti o la ragazzina fossero colpite dal papà e dalla sua “signora”, anche se lo spintonamento di una cattedra ha rischiato di fare molto male a qualcuna di loro. Dopo una ventina di minuti di affermazioni tipo “io ho i soldi per cui non mi potrete fare niente!”, di insulti, minacce, volgarità, calci, spintoni, offese di ogni tipo e lanci di oggetti verso i presenti - si legge ancora nella lettera aperta di Riccardo Agresti - nessuno dei quali ha proferito una sola parola per non cadere nella provocazione continua dei “signori”, questi finalmente decidono di andare via per “denunciare la Scuola”. L’arrivo dei Carabinieri, poco dopo, non può fare altro che dare sollievo alle varie signore presenti impaurite e scandalizzate da tanta violenza e volgarità".

NON E' QUESTA L'ITALIA - Una missiva nella quale il dirigente della scuola del Comune del litorale laziale conclude amaramente: "Continuo a pensare che questi “signori” non rappresentino l’Italia, ma appartengano ad una minoranza senza speranze che non ha alcun rispetto per la Scuola né per quelle persone che per uno stipendio da pezzenti donano la propria vita ed il proprio cuore per creare un mondo migliore composto da giovani che avranno compreso che siamo tutti fratelli, come ci ha insegnato Qualcuno tanto tempo fa. La gamba colpita dal calcio fa male - conclude Agresti - ma fa più male ricordare come quel “signore” si sia avventato verso due professoresse compite ed educate che, invece di badare alle proprie famiglie, erano invece a lavorare il pomeriggio a scuola solo per insegnare qualcosa a sua figlia. Quella violenza e quelle volgarità incredibili urlate in una Scuola davanti a ragazzine e signore è il prodotto di quella politica che non ha idee, che non sa che urlare ed insultare, che ha trasformato una attività didattica in un terreno di scontro che nulla ha a che fare con la cultura. Mi dispiace: non è questa l’Italia vera".

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