Cronaca

Pio XII e il rastrellamento degli ebrei, prove che ne salvò 11.000

Lo storico e ricercatore Michael Hesemann scopre documenti nella chiesa di Santa Maria dell'Anima secondo cui il Papa salvò un numero altissimo di ebrei

Papa Pio XII

Documenti scoperti di recente proverebbero che l'azione diretta di papa Pio XII salvò la vita di più di 11.000 ebrei a Roma durante la Seconda Guerra Mondiale. E' stato lo storico e ricercatore Michael Hesemann, rappresentante per la Germania della "Pave the Way Foundation", organizzazione con base negli Stati Uniti fondata dall'ebreo Gary Krupp, a scoprire documenti originali, definiti "di grande importanza", negli archivi della chiesa di Santa Maria dell'Anima, la chiesa nazionale della Germania a Roma. "Molti hanno criticato Pio XII per essere rimasto in silenzio durante gli arresti e quando i treni lasciarono Roma con 1.007 ebrei mandati al campo di concentramento di Auschwitz - ha dichiarato Krupp all'agenzia cattolica Zenit -. I critici non riconoscono neanche l'intervento diretto di Pio XII per porre fine agli arresti del 16 ottobre 1943".

Però "nuove scoperte provano che Pio XII agì direttamente dietro le quinte per far terminare gli arresti alle 14.00 dello stesso giorno in  cui erano iniziati, ma che non riuscì a fermare il treno dal destino tanto crudele", ha aggiunto. Secondo uno studio del ricercatore Dominiek Oversteyns, il 16 ottobre 1943 a Roma c'erano 12.428 ebrei. "L'azione diretta di papa Pio XII salvò la vita di più di 11.400 ebrei – ha spiegato Krupp -. La mattina del 16 ottobre 1943, quando il Papa seppe dell'arresto degli ebrei, ordinò immediatamente una protesta ufficiale vaticana all'ambasciatore tedesco, che sapeva avrebbe avuto senz'altro esito". Il Pontefice inviò allora suo nipote, il principe Carlo Pacelli, dal vescovo austriaco Alois Hudal, guida della Chiesa nazionale tedesca a Roma, "che era secondo alcuni in rapporti cordiali con i nazisti. Il principe Pacelli disse a Hudal che era stato inviato dal Papa, e che Hudal doveva scrivere una lettera al governatore tedesco di Roma, il Generale Stahel, per chiedere di fermare gli arresti".

Nella lettera di mons. Hudal al generale Stahel, citata da Zenit, si leggeva: "Proprio ora, un'alta fonte vaticana (…) mi ha riferito che questa mattina è iniziato l'arresto degli ebrei di nazionalità italiana. Nell'interesse di un dialogo pacifico tra il Vaticano e il comando militare tedesco, le chiedo urgentemente di dare ordine di fermare immediatamente questi arresti a Roma e nella zona circostante. La reputazione della Germania nei Paesi stranieri richiede una misura di questo tipo, e anche il pericolo che il Papa protesti apertamente". La lettera venne poi consegnata a mano al generale Stahel da un confidente di Pio XII, il sacerdote tedesco Pancratius Pfeiffer, superiore generale della Società del Divin Salvatore. La mattina dopo, il generale rispose al telefono: "Ho girato subito la questione alla Gestapo locale e a Himmler personalmente. Himmler ha ordinato che, considerato lo status speciale di Roma, gli arresti siano fermati immediatamente". Questi eventi vengono confermati anche dalla testimonianza ottenuta durante l'indagine del relatore della causa di beatificazione di Pio XII, il gesuita tedesco Peter Gumpel, che ha parlato personalmente con il generale Dietrich Beelitz, l'ufficiale di collegamento tra l'ufficio di Kesselring e il comando di Hitler. Il Generale Beelitz ascoltò la conversazione telefonica tra Stahel e Himmler e confermò che il generale Stahel aveva usato con Himmler la minaccia di un fallimento militare se gli arresti fossero continuati.

Un altro documento, intitolato "Le azioni dirette per salvare innumerevoli persone della nazione ebraica", afferma che mons. Hudal riuscì - attraverso i suoi contatti con Stahel e con il colonnello barone von Veltheim - a ottenere che "550 istituzioni e collegi religiosi fossero esentati da ispezioni e visite della polizia militare tedesca". Solo in una di queste strutture, l'Istituto di San Giuseppe, erano nascosti 80 ebrei. La nota menziona anche il coinvolgimento "per una parte notevole" del principe Carlo Pacelli, nipote di Pio XII.

"I soldati tedeschi erano molto disciplinati e rispettavano la firma di un alto ufficiale tedesco... Migliaia di ebrei locali a Roma, Assisi, Loreto, Padova ecc. vennero salvati grazie a questa dichiarazione". Inoltre, secondo Hesemann "é ovvio" che qualsiasi protesta pubblica da parte del Papa quando il treno partì avrebbe provocato la ripresa degli arresti. (Fonte Ansa)
 

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