Cronaca

Post Malagrotta, bocciate proposte della regione: Clini chiede nuovo sito

Clini scarta tutte le ipotesi precedenti e chiede un nuovo sito in provincia e lancia il "Piano per Roma" che prevede il rispetto delle direttive Ue e la differenziata

Come scrisse il drammaturgo inglese “Molto rumore per nulla”: questo potrebbero pensare i residenti delle sette zone di Roma e Provincia indicate come possibili siti alternativi alla discarica di Malagrotta al termine del nuovo incontro tra i vertici istituzionali e il ministro dell'ambiente sull'emergenza rifiuti.

Dopo il nulla di fatto dell'ultima riunione avvenuta venerdì scorso in prefettura mentre i residenti interessati manifestavano sotto il ministero, oggi Clini rimanda ancora la decisione, con una sostanziale novità. Cambiano infatti le pedine dello scacchiere: non più uno o due tra i sette siti già indicati dalla regione, ma uno nuovo da scegliere in provincia di Roma e con l'aiuto della Provincia.

Intanto Malagrotta, in vita fino a giugno grazie all'ultima proroga, probabilmente vivrà ancora, visto che proprio Clini ha profetizzato una sua chiusura “al più tardi entro la fine dell'anno” con poca pace dei residenti della Valle Galeria sopraffatti dalla convivenza con la discarica più grande d'Europa.
Le carte in tavola sono nettamente cambiate: arriva così il nuovo “piano per Roma” promosso dal ministro per scongiurare l'emergenza  e che riazzera il lavoro di prefetto e regione chiedendo una  soluzione ex novo. Di nuovo c'è anche un ulteriore obiettivo: rispettare le direttive europee portando in discarica, entro  il 2014,  il 20% del totale dei rifiuti di Roma.

La ricetta per riuscirci è quella di raggiungere un accordo con il comune, provincia e regione e le aziende entro il 30 aprile 2012. In secondo luogo si dovrà lavorare sugli impianti di trattamento meccanico biologico per portarli a pieno regime e recuperare più materiale possibile sia per la valorizzazione energetica che come compost.

Facendo un passo indietro, viene da chiedersi perché solo oggi si sia stabilito perché quei siti designati non vadano più bene. La risposta, in fondo, la si conosceva già: il ministro vuole far rispettare i vincoli che alcune di quelle aree già avevano, come quelli archeologici imposti dal Mibac per Corcolle, quelli dell'Autorità di bacino per Riano, Corcolle e Pian dell'Olmo. Pizzo del Prete, invece, si salverebbe perché pur essendo fattibile come zona servirebbe troppo tempo per la realizzazione, simile la situazione per Osteriaccia e di Roma-Castel Romano, anch'esse scartate come si supponeva. In extremis si salverebbe anche Monti dell'Ortaccio, ritornata in auge recentemente scatenando le ire dei residenti, perché la zona risulterebbe sovraccarica di rifiuti.

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