Cronaca

Sgombero di Tor de'Cenci: lo stop del Tar e le firme in Campidoglio

A fermare l'ordinanza di sgombero, questa volta, è il Tar del Lazio che accoglie le istanze presentate da alcune famiglie rom. L'associazione 21 luglio presenta le firme contro il piano

Altro stop al piano nomadi di Alemanno, o almeno al capitolo "Tor de'Cenci". Dopo la sospensione dei trasferimenti già ordinata lo scorso 10 agosto dal Tribunale Civile di Roma in risposta alle istanze presentate da due associazioni (21 luglio e Asgi), questa mattina a dire "alt" è il Tar del Lazio. Il tribunale regionale ha accolto l'istanza cautelare presentata da alcune famiglie rom del campo all'Eur e ha sospeso l'esecuzione dell'ordinanza del primo cittadino che prevedeva lo sgombero di "persone e cose" dal campo attrezzato per il 28 agosto. Lo fa sapere la Comunità di Sant'Egidio.

Il 26 luglio, dopo aver trasferito una parte degli abitanti e aver distrutto con le ruspe 35 container, il Comune aveva infatti notificato un'ordinanza di sgombero ai restanti abitanti. La Comunità di Sant'Egidio aveva sottolineato "da tempo e in diverse sedi come fosse più utile e meno costoso riqualificare il campo attrezzato di Tor de Cenci piuttosto che sgomberarlo e distruggerne le attrezzature: innanzitutto per salvaguardare gli sforzi di integrazione di oltre 150 bambini e ragazzi del campo inseriti nelle scuole del territorio (dall'asilo alle superiori)". La decisione del Tar, secondo la Comunità di S.Egidio, "dimostra come alcuni convincimenti si basino sulla conoscenza della realtà, il buon senso e una cultura che cerca il bene comune e non il facile consenso e non siano né 'falsita' e attacchi politicì, né tantomeno 'posizioni irrealistiche', come affermato recentemente dai vertici della giunta capitolina.

Tanto sono concrete e precise che il Tar, oltre a sospendere lo sgombero, ha sottolineato il 'dovere dell'amministrazione di adottare tutte le misure idonee a ripristinare, almeno temporaneamente, adeguate condizioni igienico-sanitarie nel Campo Nomadi e nelle aree circostanti. Siamo consapevoli che 'chi governa sceglie le politiche da attuare', ma i cittadini e le associazioni hanno la libertà, il diritto e il dovere di vigilare su queste scelte e di esprimere il proprio parere". Parere che l'associazione '21 luglio' ha ampiamente espresso depositando presso l'ufficio del sindaco le firme raccolte a sostegno dell'appello 'Il diritto all'alloggio non si sgombera' lanciato il 4 marzo di quest'anno. Lo comunica l'associazione stessa che parla di "duemila firme raccolte".

LA RACCOLTA FIRME - "Tra i firmatari - riferiscono  - spiccano i nomi dei premi Nobel Rita Levi Montalcini e Dario Fo, oltre che di Erri De Luca, Moni Ovadia, Margherita Hack, Susanna Tamaro e Ascanio Celestini. Nell'appello viene chiesta al Comune di Roma la sospensione immediata di ogni sgombero che interessa le comunità rom e sinte all'interno del territorio comunale che non sia accompagnato da un serio e concreto sforzo di accoglienza alternativa per i gruppi familiari. Nell'occasione l'associazione 21 luglio ha anche presentato alle autorità comunali un rapporto sul piano degli sgomberi che, dall'inizio del Piano Nomadi, ha interessato le comunità rom e sinte della capitale". Secondo le stime dell'associazione "i 450 sgomberi di insediamenti informali, effettuati dal Comune di Roma dal 31 luglio 2009 ad oggi, sono costati 6.750.000 euro.

Dieci volte più di quanto speso dal Comune di Roma per l'inclusione lavorativa di soggetti rom svantaggiati nel medesimo periodo preso in esame. Nella stima vengono considerate le spese per la rimozione dei rifiuti, per l'impiego delle forze dell'ordine, per l'utilizzo delle unità mobili di strada. Le famiglie rom ripetutamente coinvolte negli sgomberi sono state circa 480 (2.200 persone) con una spesa stimata per ogni famiglia superiore ai 14.000 euro". "Alla luce di quanto statuito dalle norme e dalle convenzioni nazionali e internazionali - concludono -, l'associazione 21 luglio chiede al sindaco di Roma Gianni Alemanno l'immediata sospensione degli sgomberi forzati e che, qualora in futuro si dovrà procedere ad uno sgombero di comunità rom e sinte, sia necessario rispettare le misure 'protettive' minime stabilite dal diritto e finora puntualmente disattese dall'amministrazione romana".


 

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