Cronaca

Illegittimo il Piano nomadi del Comune: nessuno stato di emergenza

Il Consiglio di Stato ha stabilito l'illegittimità del decreto del Presidente del Consiglio Berlusconi sullo stato di emergenza nomadi. Le conseguenze: annullate le nomine dei commissari e le azioni intraprese nei campi rom

DECRETO ILLEGITTIMO - Il 16 novembre scorso, con sentenza numero 6050, il Consiglio di Stato ha stabilito "l'illegittimità del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2008". Per far fronte alla presenza di insediamenti di comunità rom e sinte sul territorio italiano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva ordinato "lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi" ed emesso alcune ordinanze attuative con le quali aveva nominato i prefetti di Roma, Napoli, Milano (e successivamente quelli di Torino e Venezia) "commissari delegati per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza" nelle regioni di Lazio, Campania, Lombardia, Piemonte e Veneto.

PIANO NOMADI A ROMA - Per quanto riguarda la città di Roma,come ricorda l'associazione Codici, nel febbraio 2009 il prefetto-commissario Giuseppe Pecoraro ha firmato il Regolamento per la gestione dei villaggi attrezzati per le comunità nomadi nella regione Lazio e in data 31 luglio 2009, in veste di "commissario straordinario per l'emergenza nomadi" ha presentato - insieme al Comune di Roma - il Piano Nomadi. In riferimento al Piano nomadi di Roma, il Consiglio ha confermato nello specifico la non legittimità: - delle procedure di identificazione e censimento che le autorità romane stanno svolgendo all'interno dei campi formali e informali della Capitale; - della norma che istituisce il presidio di vigilanza all'interno dei sette "villaggi attrezzati" presenti a Roma; - dell'obbligo per i rom di sottoscrivere una dichiarazione di impegno al rispetto delle norme interne di disciplina per risiedere all'interno dei sette "villaggi attrezzati"; - dell'uso del DAST, la tessera che consente di accedere e risiedere nei "villaggi attrezzati", e che finora è stata consegnata a molti dei rom in essi presenti.

CAMPO ROM LA BARBUTA - Una delle azioni più recenti in attuazione del Piano Nomadi del Comune di Roma, come diretta conseguenza dello stato di emergenza, è la costruzione del nuovo campo in località La Barbuta che giorni fa, in una lettera consegnata alle autorità, l'Associazione 21 luglio, che tutela i diritti dei minori, ha duramente criticato perché collocato in un'area non adatta all'insediamento umano. "La costruzione dell'insediamento, in base alla sentenza del Consiglio di Stato, è colpita da inefficacia in quanto risultato di un atto del commissario straordinario "in carenza di potere" - si legge in un comunicato dell'associazione. Per  tale ragione la costruzione del campo La Barbuta, disposta dal prefetto-commissario per l'emergenza nomadi della Regione Lazio Giuseppe Pecoraro, e quindi in deroga ad una serie di norme, non può essere considerata legittima e va immediatamente sospesa nell'attesa che si promuovano azioni in linea con quanto stabilito dal Consiglio di Stato". L'Associazione 21 luglio esprime "profonda soddisfazione per la sentenza del Consiglio di Stato che proclama quindi l’illegittimità del Piano Nomadi del Comune di Roma e delle sue azioni segnate da misure discriminatorie e lesive dei diritti delle comunità rom e sinte". "E' una vittoria per i diritti umani - ha commentato il presidente Carlo Stasolla - una svolta che inciderà profondamente nelle politiche sociali in favore delle comunità rom e sinte a Roma". L'Associazione 21 luglio nei prossimi giorni "vigilerà attentamente sulle azioni dell'amministrazione locale volte al pieno rispetto delle disposizioni della sentenza, segnalando alle autorità competenti eventuali inadempienze e irregolarità da parte delle istituzioni".
 
LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA - Queste le motivazioni del Consiglio di Stato sull'ingiustificato stato di emergenza: - non si evincono precisi dati fattuali che autorizzino ad affermare l'esistenza di un nesso tra la presenza sul territorio di insediamenti rom e una straordinaria ed eccezionale turbativa dell'ordine e della sicurezza pubblica nelle aree interessate; - il riferimento a "gravi episodi che mettono in pericolo l'ordine e la sicurezza pubblica" non risulta supportato da una seria e puntuale analisi dell'incidenza sui territori del fenomeno considerato; - è riscontrato un difetto nell'istruttoria e nella motivazione retrostanti alla dichiarazione dello stato di emergenza.

Come chiarito dalla sentenza del Consiglio di Stato, l'illegittimità dello stato di emergenza comporta, come conseguenza, l'annullamento delle ordinanze di nomina dei commissari straordinari per l'emergenza e di tutti i successivi atti commissariali in quanto adottati in carenza di potere. Resta salva la facoltà delle amministrazioni interessate di "sanare" il vizio di incompetenza, laddove possibile, sulla base dell'ordinario assetto dei poteri e delle competenze.

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