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Assume calmante e perde il figlio al settimo mese di gravidanza: aperta indagine

La causa della perdita potrebbe essere dovuta all'assunzione di un calmante, ma un gruppo di esperti sta indagando. Predisposta l'autopsia del feto

Era al settimo mese di gravidanza ma il suo bambino non ce l'ha fatta. Una donna di 34 anni, una settimana fa, ha perso il proprio bambino, a causa (questa è una delle ipotesi) dell'assunzione di un forte calmante prescritto dal dottore del servizio di guardia medica. 

LA VICENDA- Il legale della famiglia oltre che chiedere il massimo rispetto per la situazione ha raccontato la vicenda: "La signora alla sua terza gravidanza - racconta il penalista - aveva manifestato ipertensione arteriosa e gonfiore agli arti, indicatori secondo noi di una gestosi. Inoltre la guardia medica, quando è intervenuta d'urgenza, doveva sollecitare il ricovero in ospedale e non somministrare un calmante che in genere viene dato dopo gli interventi chirurgici". Dopo l'assunzione di questo calmante però, la donna ha presentato delle perdite ematiche e di liquidi. Solo a quel punto il medico di guardia, una volta richiamato, ha consigliato alla donna di recarsi in ospedale. "Ma all'arrivo della donna - conclude l'avvocato della donna - al Policlinico Casilino, malgrado il parto cesareo d'urgenza, non è stato possibile fare altro che constatare il decesso del feto. La denuncia, presentata al commissariato di zona, ha dato quindi il via all'inchiesta".

IL PUBBLICO MINISTERO - Il caso, avvenuto la settimana scorsa, è seguito dal Pubblico Ministero Mario Ardigò e dal procuratore aggiunto Leonardo Frisani, responsabile del pool che indaga sulle questioni di malasanità. Il fascicolo d'inchiesta allo stato attuale sembra essere contro ignoti ma comunque gli inquirenti hanno stabilito che venga effettuata l'autopsia del feto e analisi sulla placenta e sugli altri reperti biologici in sequestro.

GLI ESPERTI - Sono stati nominati come esperti il professor Mirko Massimilla dell'istituto di medicina legale dell'università di Tor Vergata, e Francesco Sesti, docente di UniRoma2, specialista in ginecologia ed ostetricia. I due dovranno accertate le cause di quanto accaduto e individuare la presenza di condotte colpose sanitarie nella tragica vicenda. Nel momento in cui si individuassero condotte colpose avrebbero il compito di indicare le posizioni professionali implicate e le condotte rilevanti.  

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