Cronaca Tor Bella Monaca

Ex amici, ora pentiti: così è caduto lo spaccio del ferro di cavallo di Tor bella Monaca

Minacce, sequestri di persona, pestaggi: così due pentiti hanno detto basta. Storia di soldi, spaccio e collaboratori di giustizia

Il velo di omertà squarciato dalle voci di due ragazzi. Due pentiti che, stanchi della vita in stile Gomorra, hanno vuotato il sacco davanti i carabinieri. Due racconti fiume che convergono nello stesso punto: il gruppo di pusher a conduzione familiare dei Longo, già vicini al clan Cordaro, era forte. Senza troppi scrupoli.

Quel silenzio molto spesso assordante che riempie i dedali delle vie di Tor Bella Monaca, è stato interrotto. Per la prima volta con così tanti dettagli. Quella dei due collaboratori di giustizia è una storia di spaccio e violenza sì, ma anche di amicizie iniziate e finite, di sfarzo vissuto, di soldi. Un ottovolante senza controllo e sfuggito però di mano.

Dai viaggi in yacht alle aggressioni

In un caso, uno dei due pentiti racconta la sua ascesa. Da acquirente di droga dei Longo per la sua piazza di spaccio in provincia di Roma, alla carriera fatta proprio come nuovo collaboratore prima e con un ruolo sempre più apicale poi. Tanto da entrare nelle grazie di David Longo (il boss) che lo ha anche portato con lui in vacanza, pure con lo yacht a Capri. Poi lo smacco. O almeno il presunto tale.

Il lusso dello spaccio nei video su Tik Tok

Longo lo accusa di aver fatto sparire un etto di cocaina, lo picchia. Lui, quello che poi sarà il primo dei pentiti, aspetta qualche giorno e poi si vendica con una spedizione punitiva - solo contro tutti - armato di crick, proprio a Tor Bella Monaca. Una "mossa" che non poteva restare impunita, così via a nuove aggressioni con tanto di "pietrate" in faccia, lancio di vasi e pestaggi. Continui.

La situazione trascende, la pressione insostenibile, così la stazione dei carabinieri diventa l'oasi per salvarsi la pelle: racconta tutto. Nei dettagli. Il passato diventa così una macchia da cancellare per quello che, dal 2017, è diventato un collaboratore di giustizia: "Non avrei mai pensato in vita mia di fare quello che sto facendo ora (riferendosi alla confessione), ma quello che è successo in questi giorni mi mette in una situazione di estrema paura per l'incolumità dei miei familiari. Vorrei poter ricominciare da zero", dice agli uomini dell'Arma.

"Sequestrati mio padre e mio fratello"

Più cruda la storia del secondo pentito. Lui con Longo, è stato amico. Per anni. Chi conosce bene quelle strade racconta di come i due - insieme ad altri - da appena maggiorenni facevano i primi carichi in scooter. L'anno è sempre il 2017. Longo fa "lavorare" l'amico che lo ripaga con la fiducia tanto che il "boss" della piazza di via dell'Archeologia gli affida i soldi: "Nella prima fase il mio ruolo era controllare che la piazza di spaccio funzionasse bene, che le vedette facessero il loro lavoro e che i pusher non derubassero l'organizzazione. Longo si rende conto che sono affidabile e mi incarica di tenere il denaro e i conti per circa 40-50 mila euro l'anno (i risparmi dello spaccio). - il racconto - Il 17 luglio 2018 David vuole aggiungere 100mila euro nelle casseforti che custodisco nascoste in un terreno a Nettuno".

Le casseforti, però, erano state aperte. "Comincia allora ad accusare me e mio padre di aver preso i soldi, 220 mila euro, poi sempre di più fino a un milione", racconta. Per riavere i soldi, Longo lo obbliga a delegargli la riscossione della polizza assicurativa per un grave incidente che aveva avuto.

"A casa di mia nonna mio padre custodiva 40mila euro in contanti, ha voluto anche quelli. Mio padre preleva altri soldi, ma Longo lo picchia di nuovo davanti ai miei familiari, poi minaccia di ucciderci e sua madre minaccia mia sorella incinta: 'Ammazzo pure la bambina che hai'. - continua - Io mi allontano e lui sequestra prima mio padre" in un appartamento e poi in auto fino a Milano.

Un sequestro che dura 8 giorni con una fuga rocambolesca, con tanto di calata dalle tubature del gas. Poi Longo sequestra anche il fratello dell'ormai ex amico, minacciandolo con una mazza ferrata in un appartamento. "La mia famiglia e io viviamo in clandestinità, i miei bambini non vanno a scuola e non effettuano le vaccinazioni perché temiamo di essere individuati", dice ai carabinieri motivando la sua collaborazione.

Come funzionava lo spaccio dei Longo

Due storie individualmente diverse che, però, nel racconto dei dettagli presentano molti punti in comune. D'altronde secondo i carabinieri di Tor Bella Monaca e del Nucleo Investigativo di Frascati i due pentiti avevano posizioni apicali. Erano addentrati. Sono attendibili. Pareri confermati anche dal procuratore aggiunto della Dda Ilaria Calò, dal pm Simona Marazza, e dal Gip Zsuzsa Mendola. Nei racconti emerge come i Longo - e i loro sodali - potevano permettersi viaggi, auto da 30 o 50 mila euro e orologi di lusso tra Rolex, Tudor e Daytona.

Ma non solo. Quello che più ha interessato gli inquirenti è stata la struttura del gruppo e gli agganci. Longo, secondo il parere dei pentiti, dal 2017 aveva preso sempre più potere, grazie anche alla sua famiglia tanto che tra gli arrestati di ieri c'è anche zii, mamme, moglie. A capo di due fratelli Longo - appunto - e il loro fratellastro.

Lo spaccio, come raccontato dai due pentiti e confermato dalle indagini, era diviso in ruoli: "c'erano i pusher, le vedette, i collaboratori (che vigilano su pusher e vedette), i coordinatori (che dirigono le operazioni), gli addetti al confezionamento, i corrieri e Ciccio portava i soldi incassati ai Longo". L'eroina, al pezzo, veniva venduto "tra i 20 e i 50 euro", la cocaina "tra i 20, i 30 e i 50 euro".

Gli agganci con le altre piazze di spaccio

Un pregiudicato di Tor Bella Monaca che, per una "retta" (una sorta di stipendio fisso per il disturbo) teneva la droga. C'erano le armi, pistole e coltelli. E poi c'erano i collegamenti con le altre grandi piazze di spaccio. La cocaina si comprava ad Ostia, dal canale degli Spada (prima che l'operazione Eclissi li smantellò) anche con la presenza di Rubén Alvez del Puerto, le auto si compravano o prendevano a noleggio in una concessionaria di 'Ferruccio' Casamonica, mentre a Montespaccato dai Gambacurta si comprava altra droga. 'Merce' che arrivava anche da Torre Angela, Boccea e Cinecittà.

Dalla vetta al carcere

Coca, hashish e crack che faceva intascare 20mila euro a settimana, almeno mille al giorno per i capi e tra i 400 e i 500 per chi si occupava di gestire e conservare il denaro. I pusher, tot di droga venduta, oltre al fisso portavano a casa anche dei bonus. Ecco spiegato come dal nulla in poco tempo anche i pusher o le vedette potevano permettersi auto da 30mila euro. E per far rigare dritto il gruppo, Longo non si vergognava ad usare violenza: uno schiaffo ad uno, ad un pugno a un altro. Perché chi sbaglia e non si attiene agli ordini. Paga.

Un'ascesa criminale che - dai racconti dei pentiti - avrebbe dato alla testa a Longo, le aggressioni, i sequestri di persona e le minacce di morte reiterate ne sarebbero la conferma. Il blitz dei carabinieri e gli arresti, 51 (chi sono), ne hanno confermato la dimensione criminale. Ieri è finito tutto: la droga dà, la droga toglie.

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