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Martedì, 5 Luglio 2022
Cronaca

Rifiuta di visitare un paziente perché sieropositivo, multa da 20.000 euro per un dentista

Il Garante della Privacy, cui il ragazzo si è rivolto con il supporto legale di Gay Center e Gay Help Line, ha riscontrato diverse violazioni facendo scattare la sanzione amministrativa. I fatti risalgono al 2018

Si è visto rifiutare una visita odontoiatrica in uno studio dentistico privato perché sieropositivo. A distanza di tre anni, il Garante della Privacy ha multato il dentista in questione, disponendo una sanzione amministrativa di 20.000 euro per condotta illecita.

La vicenda è denunciata da Gay Center, protagonista un ragazzo che nel 2018 si era rivolto alla Gay Help Line (800713713), il numero verde nazionale contro l’omotransfobia, per raccontare l’accaduto. Stando a quanto riferito il dentista dello studio aveva sottoposto il ragazzo a un questionario che chiedeva di evidenziare esplicitamente se avesse avuto o sospettasse di avere malattie infettive o di essere positivo al virus HIV. Il ragazzo ha debitamente compilato il modulo indicando la sua patologia, ma mentre erano ancora in sala d’attesa il medico aveva comunicato l’impossibilità di procedere con l’esame clinico perchè la sieropositività” non gli avrebbe consentito di scongiurare un possibile contagio del personale e degli altri pazienti”.

Gay Help Line aveva immediatamente fatto denuncia ed era quindi intervenuto l’Ordine dei Medici, provvedimento seguito da un reclamo al Garante dei dati personali. Lo scorso 10 giugno proprio il Garante ha emesso un’ordinanza in cui “evidenzia che la condotta del medico non ha rispettato la disciplina specifica in materia di privacy - spiegano da Gay Center - e in cui stabilisce che la richiesta di informazioni relative all’eventuale stato di sieropositività di ogni paziente che si rivolge per la prima volta a uno studio medico contravviene il principio di liceità e minimizzazione dei dati richiesti (art. 5 Regolamento privacy)”.

Il Garante della Privacy ha inoltre rilevato una violazione della legge 135/1990, che dispone che qualsiasi struttura sanitaria, pubblica o privata, adotti precauzioni finalizzate alla protezione dal contagio verso la totalità delle persone assistite, considerata l’impossibilità “di identificare con certezza tutti i pazienti con infezione da HIV”. È stata quindi disposta una sanzione amministrativa da 20mila euro per il medico.

“Un risultato importante - ha detto Alessandra Rossi, coordinatrice Gay Help Line - che accogliamo con soddisfazione, ringraziando l’avvocato Alessandro Cataldi per aver seguito il caso in sede giuridica e amministrativa. Ringraziamo anche la ex ministra per la Salute Giulia Grillo, che si era interessata concretamente al caso per la risoluzione dello stesso”.

Stando ai dati diffusi, ogni anno il numero verde Gay Help Line riceve 20.000 richieste di aiuto: “Di queste il 15% riguarda discriminazioni e disparità nell’accesso alle cure - prosegue Rossi - Come testimoniano i dati del Roma Checkpoint, servizio di screening HIV gestito da Gay Center e Arcigay Roma, questa differenza di trattamento è in buona parte il risultato dello stigma che colpisce le persone lgbt sieropositive.”

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