“Blocchi di cemento e fanghi non si coprono con il verde”: dubbi sul nuovo Parco Papareschi

Il gruppo di lavoro partecipato per la progettazione dell'opera avanza dei dubbi sulla salubrità del terreno dell'ex area industriale: "Non c'è uno studio dell'area. Vogliamo chiarezza"

Fondamenta di un palazzo ormai demolito, terre di riporto e strati “con un colore simile a fanghi”, massi di cemento. Il tutto nell'ex area industriale della Miralanza, stretta tra il quartiere Marconi e il Tevere. Un'area da 'recuperare' con la realizzazione di un teatro, un'accademia di arte drammatica, una residenza per studenti e un'area verde, il cosiddetto Parco dei Papareschi. A sollevare il dubbio sulla salubrità del terreno il gruppo di lavoro della progettazione partecipata avviato dall'amministrazione municipale nel quale i cittadini, insieme all'architetto incaricato dall'azienda che deve realizzare il parco come opera a scomputo per una costruzione realizzata sull'altra sponda del fiume, hanno partecipato all'elaborazione del progetto esecutivo del parco. 

LA SCOPERTA - “Nel corso del nostro lavoro di progettazione, come da protocollo, abbiamo richiesto di visionare il piano di caratterizzazione dei terreni e un rilievo del territorio. È stato così che ci siamo accorti che questa documentazione non è stata mai prodotta” denuncia Salvatore Serra, responsabile della community del gruppo partecipato. “Un fatto strano per un'ex area industriale che produceva colle, concimi chimici, saponi e acido solforico. Come si fa a realizzare un parco se non conosciamo lo stato di 'salubrità' dell'area?” si chiede Serra. “Non vogliamo puntare il dito contro nessuno ma ci piacerebbe essere certi che la zona non sia ambientalmente compromessa”.

IL VIDEO - LA DENUNCIA DELL'ARCHITETTO INCARICATO DI REDIGERE IL PROGETTO

IL VIDEO - Per questo il gruppo di lavoro ha deciso di realizzare un video che documenti lo stato dell'area dove attualmente la Sovrintendenza sta realizzando degli scavi. Nella zona infatti sono stati ritrovati anche dei reperti archeologici. “E' bastata la semplice osservazione per capire che non si tratta di un pezzo di foresta amazzonica ma di un ex area industriale. In alcuni tratti sembra addirittura che siano stati sversati degli inerti. Come possiamo pensare di far crescere delle piante in questa situazione? Se si scoprisse che il terreno è inquinato prima bisognerebbe effettuare una bonifica”. I cittadini chiedono l'intervento dell'Arpa e delle istituzioni preposte: “Vogliamo certezze”. 

L'ARCHITETTO - Trattandosi di un'opera a scomputo la realizzazione del parco dovrebbe avvenire con gli oneri concessori di Roma Docks che dall'altra parte del fiume ha realizzato una trasformazione urbana. “Chi ha elaborato il progetto iniziale non ha considerato lo stato di salute dei terreni e i relativi costi di una eventuale bonifica” denuncia Francesco Sanvitto l'architetto incaricato dalla Roma Docks di elaborare il progetto esecutivo sulla base di quello definitivo approvato dall'amministrazione che ha realizzato il video. “Senza considerare il fatto che un'eventuale bonifica del questo terreno, che è stato acquistato dal comune di Roma da un operatore privato, dovrebbe effettuarla chi ha inquinato” continua. L'architetto chiede certezze. A far destare qualche interrogativo anche i lavori di scavo: “Muovendo il terreno con le ruspe le polveri si liberano nell'aria proprio a fianco di una scuola e di un gruppo di alti palazzone dove vivono centinaia di persone”.

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L'ASSESSORE - L'eventuale 'imprevisto' è noto anche all'amministrazione del XI Municipio. “La segnalazione è emersa nel corso del progetto partecipato di elaborazione del parco. Stiamo vagliando la segnalazione avanzata dall'architetto del committente privato Roma Dokcs” spiega l'assessore municipale all'Ambiente Manuele Marcozzi. “L'iter per la realizzazione del parco è ancora in itinere e andremo fino in fondo per assicurarci che tutto venga effettuato nel rispetto dell'ambiente. Nei porssimi giorni incontreremo anche i tecnici del dipartimento competente, che è quello all'Urbanistica. Obiettivo dare anche al quartiere Marconi uno spazio verde”.

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