Cronaca

Parco di Centocelle terra dei fuochi: "Un disastro ambientale" 

Ieri l'incendio che ha colpito uno dei rottamatori sul lato di via di Centocelle. L'ennesimo rogo che allerta i cittadini: "Una follia"

Gli atti di indirizzo non bastano più. Non è più sufficiente firmare una mozione all'unanimità se poi non seguono concrete pratiche. Il parco di Centocelle (vincolato con decreto ministeriale del '95) chiede, e merita, una bonifica seria che annetta tra le azioni imprescindibili lo spostamento degli autodemolitori, i 20 del lato viale Togliatti e i 3 del lato via di Centocelle. Gli abitanti, riuniti in comitati e associazioni, lo pretendono da tempo, insieme a interventi sui rifiuti interrati, sulle baracche abusive, sull'acqua inquinata, sui lavori fermi da anni. Hanno chiesto lo stato d'emergenza per l'area. Ma a proteste e denunce non è seguito niente che superi i pezzi di carta. 

Esplosioni e fiamme 

Ieri, domenica 16 luglio, l'ultimo grosso incendio con una serie di esplosioni provenienti da uno dei tre sfasci che insistono sul lato ovest. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri il rogo sarebbe partito da sterpaglie vicine per poi proseguire verso il rottamatore. E' il terzo incendio che colpisce un autodemolitore da inizio estate. I due precedenti in via Mattia Battistini, a fine maggio, e via di Pietralata i primi di luglio. Fatti di cronaca che hanno portato nuovamente alla luce l'impatto ambientale delle attività. E al centro dell'agenda politica l'urgenza di trasferirle lontano dai centri abitati. 

Sfasci fuori dal Raccordo

Si discute da 30 anni di spostare gli sfasci fuori dal Raccordo, ma tra accordi saltati, tavoli, proroghe, concessioni, proposte avanzate e poi bocciate non se ne è fatto di nulla. I circa cento autodemolitori romani restano vicini a case e negozi e, nel caso emblematico di Roma est, invadono un parco archeologico con vincolo paesaggistico. L'ultima proroga concessa (le autorizzazioni sono scadute da anni) risale al 30 giugno scorso. In parallelo è stata votata una mozione di M5s in aula Giulio Cesare che promette lo spostamento delle lamiere dal parco, con controlli in parallelo e chiusure laddove necessario per le attività irregolari, nelle more di un piano (tutto da stilare) che organizzi concretamente i trasferimenti. Siamo all'anno zero. E se le dichiarazioni d'intenti del Campidoglio fanno ben sperare, i roghi che stanno distruggendo l'area verde spaventano e alimentano rabbia. 

"Intervenga la magistratura"

"Una follia ambientale" per i membri di Pac bonifica subito, comitato che da mesi sta portando avanti una campagna per salvare quei 120 ettari di verde, potenziale risorsa per l'intero quadrante, oggi trattata come fosse Malagrotta. "L'attuale amministrazione ha ereditato una situazione folle di cui non ha colpa - dichiarano dal comitato - ma ha purtroppo dimostrato di non essere assolutamente in grado di tutelare la salute dei cittadini, esponendoli di fatto al grave rischio di malattie mortali oltre che ad una situazione sociale esplosiva perché espone gli stessi ad attacchi diretti da parte di chi gestisce queste attività. Oggettivamente il Pac ha urgente bisogno di un intervento a più livelli della magistratura, perché qui non si salva nessuno".  

La bonifica mai effettuata

Senza contare i rifiuti interrati nell'ex canalone Mussolini, il tunnel tracciato nel 1941 per la realizzazione di una metropolitana. Strati su strati di immondizia (probabile frutto degli sgomberi di insediamenti abusivi e del campo rom Casilino 900) che ha bruciato per settimane all'inizio dell'anno appestando i quartieri limitrofi, da Centocelle a Tor Pignattara. Oggetto di indagine da parte della Procura e di un'ordinanza di bonifica firmata dalla sindaca Raggi, mai eseguita

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