Paolo Pasquali e Stefano Fallone morti in un incidente sul lavoro, la Procura indaga per omicidio colposo

I due operai specializzati erano amici e vivevano entrambi a Cesano. La tragedia in un cantiere edile a Vigna Murata

Il luogo della tragedia. Foto Ansa

Omicidio colposo. Questa l'ipotesi di reato avanzata dalla Procura di Roma in relazione alla morte di Stefano Fallone e Paolo Pasquali, i due operai romani di 53 e 29 anni, precipitati da un'altezza di circa 20 metri mentre lavoravano in un cantiere edile in piazza Lodovico Cerva, a Vigna Murata. Il pm Francesco Minisci, titolare del procedimento, ha svolto un sopralluogo nel cantiere dove si è consumata la tragedia. Obiettivo dell'inchiesta è verificare se siano state rispettate le norme di sicurezza in tema di lavoro. 

La tragedia

La tragedia si è consumata nella mattinata di lunedì 20 luglio mentre i due operai specializzati erano impegnati all'ottavo piano di un palazzo nel taglio di una grossa trave di cemento. Poi la tragedia, con Paolo Pasquali e Stefano Fallone precipitati nel vuoto da un'altezza di oltre venti metri. Uno schianto fatale quello dei due amici, che non gli ha lasciato scampo. 

Allertati i soccorsi sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato Esposizione, la polizia scientifica, gli ispettori del lavoro ed i vigili del fuoco. Oltre alla tragedia, i soccorritori si sono trovati alle prese con l'impossibilità di recuperare i due corpi degli operai precipitati nel vuoto.

Delle operazioni complicate quelle del recupero delle salme delle due vittime, con i pompieri che hanno proseguito diverse ore alla messa in sicurezza della porzione di solaio interessata dal crollo, impegnati nel taglio della struttura ancorata a dei pilastri di cemento armato. Operai specializzati, i due amici lavoravano da tempo per una ditta specializzata nel settore, impegnati nei lavori di riconversione nella palazzina dove si è consumata la tragedia, da commerciale e residenziale. 

Chi erano le vittime

Ventinove anni Paolo Pasquali, detto "El Nino", 53 l'amico Stefano Fallone, conosciuto con il soprannone di Negrisolo. Originario di Canale Monterano il primo e di Cesano di Roma, il secondo, entrambi gli operai specializzati che spesso lavoravano in coppia, erano entrambi residenti nella frazione del Municipio di Roma Nord, al confine con il Comune di di Bracciano. 

Entrambi residenti a Cesano, i due erano oltre ad essere amici erano molto conosciuti. A ricordare Stefano Fallone Daniele Torquati, ex presidente del Municipio XV Cassia: "Quando ho letto la notizia ho imprecato come ogni volta che leggo queste notizie. Una notizia triste. Una morte infame. Di quelle che mi cambiano la percezione della giornata. Poi una telefonata strana da una agenzia che non capivo. Molto dopo un messaggio e le telefonate di conferma. Alla notizia si aggiunge, la tragedia. Alle imprecazioni ideologiche, il dolore".

"Un core come un vitello". Una espressione alla quale sono affezionato, che utilizzava mio padre e che chi mi conosce sa che io ogni tanto utilizzo. Per noi - prosegue Daniele Torquati - a casa nel lessico famigliare la diciamo per indicare qualcuno che è riconosciuto come un essere buono. Un generoso. Uno del quale non si può parlare male, anzi guardi con sospetto chi lo fa. Uno di quelli di cui ti puoi fidare, perché è piú corretto dell'essere normalmente corretto. Una espressione che non ha senso, ma che per me vuol dire un mondo. La utilizzo per persone specifiche. Selezionate".

"Stefano, anzi per noi #Negrisolo, a casa mia era uno di quelli a cui riservavamo questa espressione: "un core come un vitello". Uno di quelli che non si stranisce mai, ma che non dovevi far stranire. Uno di quelli che non ho mai visto non dedicarmi un sorriso, un abbraccio. Uno che dava rispetto e meritava rispetto. Un amico. A Cesano mancherà. A Voi che lo avete amato, un abbraccio - conclude l'ex presidente del Municipio XV - . Un abbraccio pieno, profondo, infinito che possa per lo meno lenire nel limite del possibile la sofferenza. Al giovane Paolo e a te, Negrisolo".

Una tragedia sul lavoro, l'ennesima, la quinta nella regione Lazio dalla ripresa delle attività post lockdown, che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. 

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"In questi mesi - scrivono in una nota congiunta il segretario generale della Cgil e della Fillea Cgil di Roma e Lazio Michele Azzola e Benedetto Truppa  - c'é stata molta attenzione sul tema della diffusione del Covid19 nei luoghi di lavoro, mentre la riapertura delle attività produttive ha dimostrato quanto denunciamo da anni, ovvero che sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro si è deciso solo di disinvestire. Da quando le attività hanno ripreso a pieno ritmo sono tornati ad aumentare gli infortuni e gli incidenti mortali, calati nei mesi di marzo e aprile solo per effetto del lockdown. Solo nelle ultime settimane, nei cantieri edili del Lazio, hanno perso la vita quattro operai". 

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