"Nessun vincolo violato per il parcheggio di Palazzo Spada. Quelle fontane le ho fatte io"

A bloccare le polemiche sui lavori per la realizzazione di una struttura sotterranea l'architetto Lolli Ghetti insieme al segretario generale del Consiglio di Stato Forlenza: "Tutto approvato dalla Soprintendenza"

Un'immagine degli scavi (Foto Andrea Ronchini)

“Non sono fontane del '600. Quel giardino l'ho fatto io nel 1996”. Con queste parole l'architetto Mario Lolli Ghetti ha voluto mettere la parola fine alle polemiche, culminate ieri con un'interrogazione parlamentare, che hanno interessato nell'ultima settimana i lavori per gli scavi per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo nel giardino antistante il cinquecentesco Palazzo Spada in piazza Capo di Ferro sede del Consiglio di Stato. Alcune fontane infatti, per lasciare spazio ai lavori, sono state smontate.

“Quando sono arrivato c'era un giardino dissestato. Nel '600 c'erano solo due fontane e non sei, probabilmente  realizzate negli anni Cinquanta del '900” ha specificato Lolli Ghetti. “Inoltre erano sistemate su un piano più alto. Io le ho riportate ai livelli originali e le fontane sono state demolite e rifatte con dei gigli che riprendono quelle originali del '600. Ma le ho commissionate io”. Insieme a Ghetti, a dare risposte alla stampa nella Sala di Pompeo anche il segretario generale del Consiglio di Stato, Oberdan Forlenza, alla direttrice della Galleria, Maria Lucrezia Vicini, e alla soprintendente al Polo museale di Roma, Daniela Porro. Assente, invece, la soprintendenza ai Beni architettonici di Roma.

VINCOLI – Il segretario regionale del Cds allontana anche qualunque ipotesi di realizzazione dei lavori senza tutte le dovute autorizzazioni. “La Soprintendenza ai Beni architettonici ha seguito tutti i lavori e ha autorizzato tutte le fasi del progetto” spiega Forlenza che aggiunge che “le pratiche vennero seguite dalla Soprintendenza archeologica allora diretta da Andriano La Regina, molto severo nello svolgere il suo lavoro”. E a chi gli ha chiesto il motivo dell'assenza di un cartello con tutte le informazioni necessarie ha affermato: “Ci hanno spiegato che si era rotto il supporto. In ongi modo sarebbe di competenza della Soprintendenza”.

LA STORIA - Il progetto di realizzazione del parcheggio sotterraneo, che dovrebbe ospitare fino a una ventina di auto di rappresentanza del Consiglio di Stato non è recente. In realtà quelli che sono stati considerati degli scavi per la realizzazione della struttura sotterranea riguardano solo la parte finale del progetto: la costruzione della rampa di accesso. La decisione di costruire tale struttura risale infatti al 1996 dietro “pressanti richieste del Consiglio di Stato” afferma Lolli Ghetti. “La prima versione del progetto lo localizzava nelle cantine del palazzo ma i reperti ritrovati in seguito agli scavi archeologici hanno fatto scartare tale ipotesi” spiega Forlenza che però al tempo non occupava il ruolo rivestito attualmente. “Anche nel giardino si susseguirono diversi scavi negli anni, a partire dal 1999. Al termine delle indagini il progetto venne riformulato e ridotto per il ritrovamento di alcuni reperti di epoca romana che sono stati musealizzati” continua. “Il parcheggio venne costruito nel 2000 ma per problemi burocratici tutto si bloccò e il giardino venne ricoperto”.

VIDEO - Intervista all'architetto Ghetti: "Quelle fontane le ho fatte io"

IL PROGETTO - Così arriviamo a oggi con i lavori per la realizzazione della rampa. Termine previsto: aprile 2015. Costo: un milione di euro di finanziamenti statali. “Non solo per la rampa però” specifica Forlenza. “Ma anche per rendere visitabili i reperti e per l'adeguamento degli impianti di ventilazione del piano terra dove ha sede anche la biblioteca del Palazzo”.

PALAZZO O MUSEO – La 'difesa' del Consiglio di Stato insieme all'esposizione di tutte le attività effettuate negli anni per mantenere e restaurare il palazzo rinascimentale ha aperto anche la riflessione sull'opportunità di trasformare immobili storici in musei aperti al pubblico tutti i giorni delocalizzando le attività istituzionali. Il segretario generale del Cds però non è di questo parere: “Prima di tutto lo Stato non avrebbe i soldi per un'operazione del genere. Inoltre non credo che queste attività siano in contrasto con la tutela del bene architettonico”.

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