Via Carlo Felice, il palazzo occupato dove si è consumato il dramma

Action lo occupò nel 2003. Un vecchio palazzo di proprietà della Banca d'Italia, vuoto dal 1989. Ci abitano 35 famiglie, di varie nazionalità. Tra queste anche la famiglia Jeddou

Un intero palazzo occupato da Action nel 2003. Un centro sociale al piano terra, il Csoa Sans Papiers, striscioni appesi alle finestre, e una lotta per il diritto alla casa che non si è mai spenta. Anche la famiglia Jeddou faceva parte di quella battaglia. Trentacinque nuclei familiari che ormai da 10 anni aspettavano un alloggio in regola. E' lì, al quarto piano dello stabile, che si è consumata la tragedia. 

Una madre che ha ucciso i suoi bambini e poi si è tolta la vita. Un dramma che non ha bisogno di commenti. E infatti i membri di Action si limitano, per voce dell'attivista Giovanna Cavallo, a esprimere la loro vicinanza ai familiari delle vittime, e a ricordare che i nuclei di occupanti "rivendicano da anni l'assegnazione dello stabile". E che ad oggi è aperta una trattativa con la Regione Lazio. 

Il palazzo al civico 69 è stato occupato più di dieci anni fa. Era dicembre del 2003 quando l'intero edificio, di proprietà della Banca d'Italia e completamente vuoto dal 1989, fu occupato dalle famiglie. Quaranticinque appartamenti abbandonati, in possesso di un ente pubblico che avrebbe dovuto portare avanti dei lavori di ristrutturazione, che però non sono mai stati ultimati. Era dicembre, e dalle finestre dove oggi alloggiava la famiglia Jeddou, si srotolavano striscioni tra lo stupore dei passanti: "Casa senza gente, gente senza casa". 

Poco è cambiato in oltre un decennio. Se non che gli abitanti del palazzo, in attesa di accordi mai conclusi con le istituzioni, si sono integrati nel quartiere. I piccoli Jeddou andavano a scuola, in via Nino Bixio, stavano bene con i coetanei romani, ma anche con gli abitanti di altre nazionalità che occupavano il palazzo. E che oggi piangono, in silenzio, una famiglia distrutta.  

Questo il comunicato stampa diffuso in serata da Action e dalla comunità di occupanti di via Carlo Felice.

"Quanto accaduto oggi nell'occupazione di via Carlo Felice ci ha profondamente scosso e non c'entra nulla con l'occupazione né con la presenza di cittadini migranti. L'occupazione di via Carlo Felice è censita e riconosciuta da Comune e Regione e da oltre dieci anni è un luogo di partecipazione e costruzione di diritti, dove la convivenza è sempre stata pacifica. Nell'occupazione vivono 35 nuclei familiari che costruiscono percorsi per il diritto all'abitare per se e per gli altri, l'immobile è infatti un punto di riferimento nel territorio per i diritti di cittadinanza. Ciò che è accaduto non riguarda il percorso per il diritto all'abitare ma solo un episodio drammatico che non ci riusciamo a spiegare. Ci auguriamo che si faccia chiarezza quanto prima permettendo anche alle famiglie di tornare alla serenità per quanto possibile; Il nostro pensiero va alle vittime e alle loro famiglie".

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