San Lorenzo e le case Ater in vendita: prima le proteste, poi la marcia indietro

I palazzi in questione sono quelli destinati alle vittime del bombardamento del 43'. Prima la raccomandata per avvisare che gli immobili sarebbero stati venduti, poi il ripensamento

E' il sette marzo quando tutti i residenti di Via dei Corsi, civico due, ricevono una raccomandata, a firma Ater, con la quale vengono invitati a provvedere al'acquisto dell'appartamento al prezzo di mercato. Altrimenti, prosegue la missiva, le case saranno vendute a terzi. 

Nel giro di pochi giorni, le 'temute' buste gialle arrivano anche agli occupanti dei condomini ai civici uno, quattro, sei, otto e dieci. In tutto fanno, quindi, sei palazzine. E centoquaranta persone praticamente minacciate di sfratto.

Il filo rosso che lega tutte queste vite è uno: sono tutti eredi o reduci del lutto provocato dal bombardamento che, il 19 luglio del 1949, rase al suolo il quartiere di San Lorenzo. Le 'loro' palazzine vennero costruite, dagli americani, come parziale risarcimento e vennero date in affitto proprio a chi, quel bombardamento, aveva tolto qualcosa.

Da qualche anno, i palazzi in questione sono diventati "le palazzine dell'Ater" in quanto è l'azienda territoriale per l'edilizia residenziale ad occuparsi della loro gestione. Ed è stata la stessa Ater a spedire le raccomandate che tanto hanno indignato e preoccupato. "Mi domando - aveva detto a tal proposito il consigliere comunale Pd, Athos De Luca - come si può, in un momento così difficile, avviare un'iniziativa che rischia di mettere per strada decine di famiglie, che grazie all'affitto calmierato riescono a sopravvivere". 

Pochi giorni dopo le proteste, è arrivata la marcia indietro dell'Ater. E' la stessa azienda, infatti, a comunicare a De Luca, dopo un'interrogazione e una denuncia, che "chi non può acquistare l'immobile in cui risiede, potrà comunque continuare ad occuparlo". Per di più, contrariamente a quanto previsto dalle raccomandate, le centoquaranta famiglie continueranno a 'godere' degli affitti calmierati.

Sembra, infatti, che la proprietà dei sei palazzi sia ancora statunitense e che, quindi, l'Ater non abbia grandi margini di manovra.

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Qualunque sia la motivazione, comunque, le famiglie che attualmente vivono in Via dei Corsi potranno restare in casa loro senza obblighi d'acquisto. "Esprimo grande soddisfazione - ha subito detto Athos De Luca - per questo primo passo, che vede l'affermazione di un diritto sacrosanto, come quello della casa. Cosa ancora più importante in un momento di gravissime difficoltà, come quello attuale, in cui le famiglie vovno di redditi modesti. 

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