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Ostia, processo per assegnazione chioschi: imputati assolti in appello

I giudici della III sessione della Corte d'appello hanno fatto cadere tutte le contestazioni, di concussione aggravata dalla mafia, in relazione allo stabilimento 'Orsa maggiore'

Tutti assolti nel processo di secondo grado sull'assegnazione di alcuni chioschi sul lungomare romano di Ostia. I giudici della III sessione della Corte d'appello hanno fatto cadere tutte le contestazioni, di concussione aggravata dalla mafia, in relazione allo stabilimento 'Orsa maggiore'. Per questo episodio il collegio ha ritenuto che "il fatto non sussiste". Rispetto alle fattispecie di falso è stata invece riconosciuta l'intervenuta prescrizione. 

Tra gli assolti anche Armando Spada, esponente dell'omonimo clan, che aveva avuto una condanna a cinque anni e otto mesi in primo grado. Le accuse, a seconda delle singole posizioni, erano quelle di abuso d'ufficio, turbativa d'asta, falso ideologico, concussione e corruzione con l'aggravante del metodo mafioso. 

I giudici della Terza sezione della Corte d'Appello hanno disposto il non doversi procedere per l'ex direttore tecnico e dell'unità operativa ambiente del municipio XIII (ore X Municipio), Aldo Papalini, condannato in primo grado a otto anni e mezzo e nel frattempo deceduto. 

Assolti anche Cosimo Appeso, (condannato a 5 anni e 5 mesi in primo grado), Ferdinando Colloca, Damiano Facioni titolare della società Blue Dream e Matilde Magni, moglie di Appeso, questi ultimi condannati a 3 anni e 4 mesi. Assolto anche l'imprenditore Angelo Salzano infine, che in primo grado era stato condannato a otto mesi di reclusione con pena sospesa. 

"Oggi è stata riparata una grossa ingiustizia. I giudici della corte d'appello hanno saputo riconoscere le ragioni presentate dalla difesa" commenta l'avvocato Nicola Madia, che insieme con Luigi Santarelli, ha difeso Colloca.

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