Cronaca Ostia

Delitto Pasolini: nuove indagini dei Ris confermano l'ipotesi dell'agguato

I risultati delle analisi biologiche sull'arma del delitto e sugli indumenti trovati all'Idroscalo di Ostia avvalorano l'ipotesi dell'agguato

La storia del delitto Pasolini potrebbe essere riscritta. Il riesame dei reperti conservati per anni al Museo di criminologia di via Giulia, infatti, rivelerebbe la presenza di un terzo uomo all'Idroscalo di Ostia, la notte del primo novembre 1975. A riportare la notizia è il quotidiano Il Messaggero.

I Ris avrebbero trovato sulle tavolette utilizzate per colpire Pasolini e sugli indumenti rinvenuti sul posto tracce di dna estranee sia allo scrittore sia a Pino Pelosi, accusato dell'omicidio. Sulle tavolette sarebbero state isolate anche delle impronte digitali, verosimilmente appartenenti all'aggressore di Pasolini.

I reperti erano stati conservati per anni in uno scatolone al Museo criminologico di via Giulia e i Ris li hanno micro-analizzati uno per uno: gli indumenti e gli oggetti personali, la camicia Missoni, gli stivaletti, i jeans, gli occhiali da sole, il tesserino dell'Ordine dei giornalisti, il plantare, il famoso anello trovato nel fango e anche il maglione verde, che i parenti di Pasolini avevano escluso potesse appartenergli.

Le indagini si sono svolte nel segreto più assoluto, per evitare fughe di notizie. Lo stesso generale Luciano Garofalo, ex comandante dei Ris che ha seguito gli esami in veste di perito, non è stato reso partecipe dei risultati ottenuti. E ora che il Ris ha ultimato gli accertamenti condotti nella caserma di Tor di Quinto, il Pubblico Ministero Francesco Minnisci si appresta a sentire nuovi testimoni.

Stabilito che la morte del poeta fu causata da uno schiacciamento del torace, restano da individuare "gli ignoti" che secondo la sentenza, pronunciata dal Tribunale dei minori e dal presidente Alfredo Moro, agirono in concorso con Pino "la rana". Per questo il pm Minnisci è intenzionato ad andare avanti. I soli risultati delle analisi biologiche, infatti, non sono sufficienti a confermare quanto sostenuto per anni dai difensori e ipotizzato nella sentenza di primo grado, ovvero che si trattò di un agguato. Sarà necessario confrontare e intrecciare le informazioni scientifiche raccolte con nuove testimonianze. Innanzitutto quella di Giuseppe Mastini, noto come Johnny lo Zingaro, che secondo molti era presente all'Idroscalo di Ostia quella notte.
 

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