Omicidio Pamela Mastropietro: confermato l’ergastolo a Innocent Oseghale

Confermata ad Ancona la sentenza del 29 maggio 2019 della Corte d'Assise di Macerata

La Corte d’assise d’Appello di Ancona ha confermato la senstenza di ergastolo per Innocent Oseghale, l’uomo che nel gennaio del 2018 ha ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro in un appartamento di via Spalato a Macerata. Oseghale è stato accompagnato presso il carcere di Forlì dove è detenuto dal 2018. 

È con un urlo di liberazione che Alessandra Verni, mamma di Pamela ha accolto la sentenza della Corte d’assise d’Appello pronunciata dal giudice Giovanni Terè: “Grande. Che dire? Giustizia è fatta” ha detto la donna. Continua a dichiararsi innocente invece Innocent Oseghale che lascia l’aula tra le proteste: “Capite italiani? Non l'ho uccisa. Capite tutti italiani?” ha urlato il cittadino nigeriano mentre veniva mentre lasciava il tribunale di Ancona diretto verso il carcere di Forlì dove è detenuto dall’agosto del 2018. Oseghale dovrà pagare anche le spese processuali e legali delle parti civili.

Umberto Gramenzi, difensore di Oseghale nel corso dell'udienza del processo per l'omicidio di Pamela Mastropietro ha ribadito “La violenza sessuale non sussiste, Pamela e Innocent sono due ragazzi che si incontrano e decidono di passare del tempo insieme. Vanno al supermercato insieme - ha spiegato - lei va in farmacia da sola e insieme entrano nell'appartamento di lui. La ragazza non aveva con sé i preservativi, anche la storia che sia stata costretta a subire un rapporto perché non protetto, non regge. Pamela sapeva di non averli perché li aveva già consumati in due diversi rapporti precedenti. Quando sostenete che Pamela sia stata violentata perché non voleva un rapporto non protetto e che sia stata uccisa per paura che denunciasse state girando un film. Qui di violenza sessuale non c'è nulla”.

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La difesa di Oseghale ha escluso anche l'ipotesi della dose terapeutica: “Fosse stata così non l'avrebbe presa per strada ma in farmacia, non è vero che Oseghale avrebbe dovuto accorgersi subito che Pamela era borderline, non sarebbe stata alla Pars se avesse avuto problemi psichiatrici. E una comunità terapeutica a doppia difesa, non una clinica psichiatrica. Anche in quel contesto ha avuto rapporti sessuali, allora tutti l'hanno violentata approfittandosene? Se sostenete questa tesi bisogna indagare tutti, la comunità, chi si è presentato ai carabinieri dicendo di aver avuto rapporti con la ragazza. Lo psichiatra della struttura che l'aveva visitata, il dottor Di Giovanni, ha detto che era normale, alternava momenti di lucidità ad altri in cui i problemi si potevano vedere. Ma se Pamela avesse avuto problemi psichiatrici non si sarebbe potuta allontanare facendo tutto quello che hai poi fatto”.

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