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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca

Omicidio Michelle: il "debito di 1500 euro", le versioni e l'impianto accusatorio. Cosa sappiamo e cosa no del delitto

Secondo quanto confermato dall'indagato al gip, la ragazza è entrata in quell'appartamento con l'intenzione di riscuotere un debito. La mamma di Michelle, invece, respinge questa versione

L'impianto accusatorio è grave. Il 17enne arrestato per l'omicidio di Michelle Causo e che il 28 giugno scorso, secondo quanto emerso fino a ora, ha ucciso la coetanea di Torrevecchia, accoltellandola per almeno sei volte nel suo appartamento di via Dusmet, nel quartiere Primavalle, rischia una dura condanna. Il tribunale per minori della Capitale ha, di fatto, recepito l'impianto accusato della Procura contestando, nel capo di imputazione, anche le aggravanti che potrebbero portare a una ulteriore aumento della pena.

Elementi ai quali potrebbe aggiungersi anche quello del debito - già accennato dal ragazzo - che secondo gli amici di 'Misci' ammonterebbe a 1500 euro e non a 20-30 come asserito dal giovane accusato dell'assassinio. E poi c'è quell'alone della droga che la polizia, ufficialmente, non addossa alla vittima, ma che al momento neanche smentisce. Soldi e droga. Tasselli di un puzzle intricato di cui la famiglia della studentessa del Gramsci non vuole sentir parlare.

L'impianto accusatorio

Andiamo con ordine. Le aggravanti sono legate al tentativo di sbarazzarsi del cadavere, infilandolo in una sacca nera dell'immondizia e lasciandolo a poca distanza da un cassonetto dell'immondizia. Il minore non avrebbe ripulito la scena del crimine, sangue era ovunque a cominciare dall'androne del palazzo. Un omicidio, dunque, aggravato dall'occultamento e vilipendio del cadavere. Una brutalità che, secondo l'accusa, appare chiara con quel carrello della spesa con il corpo senza vita di Michelle avvolto in un sacco nero e portato per 150 metri fino ai cassonetti dei rifiuti.

Eppure le domande, come abbiamo già scritto su RomaToday nei giorni scorsi, sono molte. Il ragazzo aveva intenzione di nascondere il corpo e di non farlo trovare più? Voleva nasconderlo in un'area verde lì, dietro quei contenitori dell'immondizia? 

Il definitivo risultato dell'autopsia dirà con certezza l'orario del decesso che, comparato con l'orario del ritrovamento del corpo e quello dell'ultimo accesso sul telefono di Michelle, potranno definire il lasso di tempo nel quale si è consumato l'efferato delitto. Analisi scientifiche, ma anche tecniche perché saranno le perizie sui due smartphone (quello del 17enne arrestato e di Michelle) a dire molto su quanto accaduto e sulle fasi precedenti all'omicidio.

Il debito da "1500 euro"

Il primo nodo da sciogliere è forse quello più conteso e riguarda i soldi, quel debito che il ragazzo originario dello Sri Lanka sostiene di essere stato minimo. Qualche "cannetta", circa "20-30 euro" ha detto prima alla polizia dopo il fermo e poi davanti al gip del tribunale dei minori nell'interrogatorio di convalida del suo arresto. Secondo la sua versione, i due si sarebbero incontrati per quel debito che Causo vantava nei suoi confronti, avrebbero litigato e lui con il coltello da cucina l'avrebbe colpita ripetutamente - anche alle spalle - fino a ucciderla. 

Una versione che non convince del tutto neanche gli inquirenti che stanno continuando le indagini. "Ma quali 20 euro, qui in zona si parla di un debito di 1500 euro''. Ne è sicura la migliore amica di Michelle che non crede affatto a questa ricostruzione. ''Michelle con quel ragazzo era amica, lo aveva conosciuto una sera e poi hanno iniziato a scriversi sui social. Il quartiere è piccolo, qui ci conosciamo tutti - ha raccontato all'Adnkronos durante la fiaccolata di ieri - Solo che a me lui non piaceva, a pelle, non so spiegare perché. Lei mi diceva che lui era un tipo a posto, ma non ne parlava molto. Il fidanzato lo conosceva, non era geloso". Una bella differenza quindi, tra le decine di euro confessate dal ragazzo accusato dell'omicidio fino ai (presunti) 1500 euro tirati in ballo dall'amica di Michelle.

"Droga e soldi non c'entrano"

Eppure questa versione, quella del debito, è stata sempre respinta dalla famiglia, anche ieri. "La droga non c'entra nulla e allo stesso modo non credo che sia stata uccisa per un prestito, tra l'altro di una cifra tanto irrisoria. Prestava i soldi a chiunque ne avesse bisogno e non li chiedeva mai indietro. Non aveva il valore dei soldi", ha detto mamma Daniela, distrutta dal dolore: "Non voglio sentire che questo ragazzo, perché minore avrà una pena minore, che sia giudicato come adulto".

Una linea tenuta fin da sempre dalla famiglia della giovane, nonostante le confessioni del 17enne arrestato. "Ho anche il numero di telefono di questo ragazzo - continua - L'ho visto due, tre volte al massimo. Mi è sembrato un ragazzo sicuramente non fortunato, perché viveva solo con la mamma. La prima cosa che gli chiesi è se studiava, come chiedevo a tutti gli amici di mia figlia. Gli dissi che in questo mondo così difficile senza cultura non si va da nessuna parte". "Non può aver fatto tutto da solo", ha ribadito il nonno di Michelle, Elio Bertoneri, in prima fila alla fiaccolata. Al momento, però, il giovane amico di Michelle è l'unico indagato per il delitto.

Le ore di buco

Fra gli interrogativi c'è quello sull'ora dell'aggressione e il momento del decesso. Alle 11 di quella mattina la giovane ha detto al nonno che sarebbe rientrata per pranzo. Un'ora e 50 minuti più tardi il telefono della ragazza era muto, l'ultimo messaggio al suo migliore amico. 

Chi indaga vuole accertare, anche grazie ai risultati dell'esame autoptico che verranno consegnati nei prossimi giorni, a che ora risale il decesso e se la morte della ragazza è sopraggiunta in pochi minuti o è stata una lunga agonia. Nei minuti successi all'aggressione il 17enne ha chiesto aiuto? Quando è stata infilata nel sacco dell'immondizia, Michelle era già morta o poteva essere salvata? 

Si suppone che Michelle abbia incontrato l'amico e che fra i due sarebbe scoppiata una lite — lui sostiene proprio per il debito —, sfociata nell'accoltellamento della 17enne, colpita subito alle spalle. Prima delle 13 l'omicida, dopo aver tentato di pulire l’appartamento, è uscito per prendere il carrello, un'ora più tardi era in strada. 

La verità nel telefono

Gli investigatori della Squadra mobile attendono ancora i tabulati dell'utenza telefonica del killer, come di Michelle e di altri cellulari sequestrati nell'appartamento. La mamma, su Raidue, aveva detto che c'erano state telefonate tra i due prima dell'incontro. Telefonate che forse potrebbero rivelare qualche retroscena decisivo.

"Chi l'ha uccisa l'avrà attirata a sé chiedendole aiuto. Una trappola. Potrebbe aver provato ad abusare di lei e davanti al suo rifiuto l'ha aggredita", ha ribadito più volte in questi giorni anche il papà di Michelle anche davanti alle telecamere. Una versione che più volte la famiglia ha esposto e che, appunto, i tabulati telefonici potrebbero o meno confermare. Se davvero Michelle sia stata attirata in una trappola, allora per il ragazzo accusato dell'omicidio ci sarebbe un'altra pesante aggravante, quella della premiditazione. Mercoledì mattina nella parrocchia di via di Torrevecchia, Santa Maria della Presentazione, si svolgeranno i funerali di Michelle.  

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