Omicidio Luca Sacchi, Del Grosso e Pirino hanno cercato di fuggire. "Non volevo uccidere, colpa del rinculo"

Secondo il gip Cappiello sussiste "il concreto pericolo di commissione di ulteriori gravi delitti con uso di armi o altri mezzi di violenza personale da parte di entrambi gli indagati"

Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due 21enni di Casal Monastero arrestati per l'omicidio di Luca Sacchi, hanno provato a fuggire e rischiavano di poter commettere altri reati violenti, anche con l'uso delle armi. E' quanto si legge nell'ordinanza del Gip Corrado Cappiello, in cui vengono rese note le motivazioni che hanno portato alla convalida del fermo dei due giovani accusati dell'omicidio del personal trainer 24enne, ucciso mercoledì scorso mentre si trovava con la fidanzata davanti a un pub di Colli Albani.

"Provvedimento cautelare è proporzionato"

"La custodia cautelare in carcere appare proporzionata all'entità dei gravissimi fatti ed alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata che allo stato in ragione dei limiti edittali previsti dalla norma contestata si ritiene possa essere superiore a 3 anni di reclusione sicché non ricorre alcuno dei divieti. Non risulta che i fatti siano stati compiuti in presenza di una causa di giustificazione o di non punibilità", scrive il gip Cappiello.

Secondo il giudice "la volontarietà dell'omicidio quantomeno sotto il profilo del dolo eventuale, appare indiscutibile, tenuto conto dell'arma impiegata, della distanza ravvicinata, nonché della zona del corpo della vittima presa di mira nel corso di una rapina violenta".

"Luca reagì all'agguato"

"Luca Sacchi - continua - spingeva con forza l'assalitore facendolo cadere, quindi quello con la tuta nera (Del Grosso ndr) gli si avvicinava esplodendo a un paio di metri di distanza un colpo che attingeva Luca alla testa. Quindi i due rapinatori fuggivano immediatamente a bordo dell'auto sulla quale erano giunti lungo via Mommsen".

Un testimone ha confermato di aver contattato il fratello di Valerio Del Grosso "avendo saputo che a sparare a Sacchi era stato Valerio il quale lo aveva personalmente confidato la sera precedente ad un altro amico, proferendo le parole 'ho fatto una cazzata' e aggiungendo di aver sparato ad una persona". 

"Dopo l'incontro con il fratello di Del Grosso - si legge ancora nell'ordinanza - il testimone ha ricevuto una telefonata di Valerio il quale nel corso di un successivo appuntamento anche alla presenza di altre persone mimando il gesto con una mano ha riferito 'Non volevo ucciderlo, il rinculo della pistola me lo ha fatto colpire in testa'".

Fuga e possibile reiterazione del reato

"In ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari - si legge ancora nell'ordinanza - deve osservarsi come sussista il concreto pericolo di commissione di ulteriori gravi delitti con uso di armi o altri mezzi di violenza personale da parte di entrambi gli indagati, avuto riguardo alle modalità ed alle circostanze del fatto, nonché alla comprovata disponibilità di un revolver", si legge.

"Deve osservarsi anche che gli indagati hanno cercato di darsi alla fuga" si legge nel provvedimento. La notte della cattura Pirino "preso dal panico dopo una telefonata con la nonna, gia' contattata dalla polizia, era fuggito di casa in maglietta, pantaloncini e ciabatte senza dare spiegazioni se non quella 'Io non c'entro un c...'. Le ricerche serrate nello stabile, in zona via Teano, hanno portato al rintraccio di Paolo Pirino sul terrazzo, nascosto nel buio dietro una cancellata che aveva scavalcato per non farsi trovare dai poliziotti. Proprio Pirino si è descritto a pezzi per la morte del ragazzo affermando di non sapere che Valerio (accusato di aver materialmente sparato ndr) aveva un'arma in quanto volevano solo prendere il denaro".

Le indagini sull'omicidio di Luca Sacchi

Nel frattempo le indagini proseguono. Anastasia, la fidanzata di Luca Sacchi, ha sottolineato come la droga, in questa tragedia, "non c'entra nulla". Anche l'avvocato della famiglia Sacchi ha smentito l'eventualità che il 24enne ucciso facesse uso di stupefacenti, ma qualcosa non torna. Gli inquirenti sono chiamati a quantificare l'esatto denaro presente nello zainetto rubato e, quindi, a quanto ammonterebbe quella cifra divisa in mazzette (due) da 20 e 50 euro. 

Il passo successivo sarà capire se e chi aveva i contatti con Del Grosso e Pirino e se, eventualmente, c'erano già stati degli scambi in precedenza. L'analisi dei tabulati telefonici e dei telefonini dei ragazzi sarà decisiva. 

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