Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Diabolik: due anni fa l'omicidio di Fabrizio Piscitelli, manifesti in città per ricordarlo

Fabrizio Piscitelli è morto da uomo libero, eppure le ultime indagini hanno svelato dopo l'uccisione la sua alta caratura criminale

I manifesti affissi nella notte a Vigne Nuove

Sono le 18:50. Il Parco degli Acquedotti è frequentato. Fabrizio Piscitelli, conosciuto dai più come Diabolik - faro del mondo ultras e capo degli Irriducibili laziali - è seduto su una panchina con il suo autista. Un uomo vestito da runner lo raggiunge, punta l'arma e fa fuoco. Un colpo preciso che ha trafitto mortalmente il 53enne alla testa trapassandolo all'altezza dell'orecchio sinistro.

Era il 7 agosto del 2019. Due anni dopo quel delitto che ha scosso Roma in un caldo mercoledì di agosto, è ancora irrisolto. A due anni di distanza da quel delitto non c'è ancora nessun colpevole. Del mandante, poi, neanche l'ombra. Eppure subito dopo aver riconosciuto il cadavere di quell'uomo ucciso in pieno giorno sono iniziate le indagini della Squadra Mobile della polizia di stato e della Direzione Distrettuale Antimafia con un fascicolo, ancora aperto, per omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso.

Secondo gli inquirenti, quella di Piscitelli sarebbe stata un'esecuzione compiuta da un killer esperto, un "professionista". Indubbiamente un killer sfacciato e spietato, che ha agito in pieno giorno e in un luogo affollato di persone senza timore. Le indagini proseguono e non risparmiano nessun aspetto, dai cellulari del capo ultras ai pc.

Come lo scorso anno, anche questo 7 agosto del 2021 in diversi quartieri della Capitale sono stati affissi centinaia di manifesti a ricordare Fabrizio Piscitelli. "Diablo vive 07/08/2019 - 07/08/2021 'perchè noi ci dovevamo sentire vivi in un mondo di morti'", quanto si legge sui cartelli comparsi a Vigne Nuove, in via Amulio ed altri quadranti dell'Urbe. 

Chi era Fabrizio Piscitelli

Una grande passione, la Lazio, ma anche diversi problemi con la legge. Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, è morto da uomo libero, eppure le indagini delle forze dell'ordine ne hanno raccontato la sua caratura criminale. Diabolik, tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90, iniziò a farsi sempre più spazio nel mondo ultras. In poco tempo divenne uno dei capi degli Irriducibili la frangia più estrema della tifoseria della Lazio. La Curva Nord diventa così casa sua con coreografie spettacolari e contestazioni eclatanti come quella in via Allegri nell'anno dello Scudetto biancoceleste.

Prima della sua morte, Piscitelli rimane coinvolto in due procedimenti penali: uno riguarda la tentata estorsione ai danni del presidente della Lazio Claudio Lotito, per la quale nel febbraio 2015 viene condannato, l'altro riguarda lo spaccio di droga e si conclude con una condanna definitiva a 4 anni e 6 mesi. Pena che Piscitelli ha finito di scontare da un paio di anni quando viene ucciso.

Diabolik ucciso nel territorio di Michele 'o pazzo e dei 'napoletani del Tuscolano'

Un personaggio di spicco, sia tra gli ambienti ultras che tra quelli della malavita. In tanti andarono a rendergli omaggio al Parco degli Acquedotti portando fiori e sciarpe tanto che il posto in cui è stato ammazzato, si è trasformato subito in un altarino. Quindi la fiaccolata dei tifosi della Lazio in suo onore e le polemiche riguardanti il funerale con una serie di botte e risposte tra il Questore di Roma e la famiglia di Piscitelli, anche con colpi di ricorso al Tar. La funzione, alla fine, si svolse il 21 agosto di due anni fa.

Dopo una cerimonia in forma privata alla presenza di 100 persone all'interno del Santuario del Divino Amore la bara del leader degli ultras biancocelesti venne portata a spalla, da alcuni tifosi, dalla chiesa a piazzale Don Umberto Terenzi gremito di persone. Qui si registrarono delle tensioni, con la bara di Piscitelli che rimase a lungo al Divino Amore. Poi i saluti romani e gli insulti alle forze dell'ordine e ai giornalisti.

Le indagini su Fabrizio Piscitelli  

Dopo l'omicidio, però, il nome di Fabrizio Piscitelli spunta nelle carte di due inchieste giudiziarie: la prima è Grande Raccordo Criminale, condotta dalla Guardia di Finanza il 28 novembre 2019, che porta all'arresto di 51 persone. Tra gli indagati nell'inchiesta c'era appunto anche Diabolik, che secondo gli inquirenti avrebbe guidato l'organizzazione dedita al traffico di droga insieme a Fabrizio Fabietti.

Organizzazione che sarebbe stata in grado di rifornire gran parte delle piazze di spaccio della Capitale. In particolare le indagini, che risalgono al periodo febbraio-novembre 2018, riguardano la presunta compravendita di 250 chili di cocaina e 4.250 chili di hashish. Per Fabietti, Piscitelli e per altri sei indagati il gip nega però l'aggravante del metodo mafioso richiesta dal pm. 

Patto tra i signori della droga dietro la morte di Piscitelli

Da questa indagine prende spunto un'inchiesta successiva, i cui esiti vengono resi noti il 14 febbraio 2020. In quel caso finirono in manette Salvatore Casamonica e un avvocato del Foro di Roma. Secondo gli investigatori "i due, in concorso tra loro e con Fabrizio Piscitelli" avrebbero "contribuito concretamente al perfezionamento di un accordo finalizzato a stabilire la pace fra il clan mafioso Spada e un altro gruppo criminale operante a Ostia capeggiato da Marco Esposito, contribuendo, in tal modo, a conservare la capacità operativa degli stessi Spada", quello che fu ribattezzato come il cosiddetto 'patto di Grottaferrata'. Entrambe le indagini però non sembrano portare elementi di novità sull'omicidio di Diabolik che ad oggi, ad due anni esatti dall'efferato omicidio del Parco degli Acquedotti, resta ancora un caso irrisolto.

Gli ultimi rilievi in 3D e i sospetti

A distanza di quasi due anni dall'omicidio, gli investigatori della Squadra Mobile di Roma, il 30 aprile scorso, hanno eseguito dei rilievi in 3D per ricostruire un identikit dell'assassino e confrontarle con i sospetti. Nulla si è saputo dell'esito di questi accertamenti. Resta aperta anche la questione dei mandanti. Il Procuratore capo di Roma, Michele Prestipino ha in più occasioni sottolineato che quello di Diabolik non è stato un omicidio di strada, ma è un'esecuzione mafiosa. A chi dava fastidio Fabrizio Piscitelli? È possibile che Diabolik si sentiva ormai forte ed autonomo e che si era stancato di dipendere dai suoi alleati? Domande che due anni dopo cercano ancora risposte.

Funerali Diabolik (foto Ansa Massimo Percossi)-2

  

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