Diabolik, la verità di Gaudenzi: c'è un tesoro in Africa dietro l'omicidio di Piscitelli

Pm e investigatori cercano riscontri sulle dichiarazioni di Fabio Gaudenzi detto Rommel su un presunto contrabbando di oro

Dietro la morte di Fabrizio Piscitelli, il Diabolik 'capitano' degli Irriducibili della Lazio, non ci sarebbero i clan o il mondo della droga ma, piuttosto, un giro di contrabbando di oro tra Africa e Europa.

Ne è certo Fabio Gaudenzi detto Rommel, che ha raccontato la sua versione dei fatti ai magistrati dopo aver postato su YouTube un doppio video di denuncia ed essere stato successivamente arrestato per detenzione di armi da guerra.

Gaudenzi, assistito dall'avvocato Massimo Petrelli, ha fatto "nomi importanti" raccontando un presunto contrabbando di oro in cui sarebbe stato coinvolto anche Diabolik. L'antefatto della sua dichiarazione spontanea sarebbe da ricercare nelle carte di Mafia Capitale.

Gaudenzi, Piscitelli e l'oro dall'Africa

La vicenda, nata nel 2014, racconta di un imprenditore che si sarebbe avvalso di Gaudenzi per importare in Italia, clandestinamente, un grande quantitativo di oro, un business da circa "20 milioni l'anno", più o meno "tre quintali di oro".

L'imprenditore, coinvolgendolo, in cambio avrebbe quindi ottenuto un lavoro da 250 mila euro per ristrutturare la villa di Gaudenzi alle Bahamas. Il problema è mettere insieme i soldi per avviare il giro. Così il fascista si fa garante e chiede un prestito all'amico Massimo Carminati e a due fratelli di San Giovanni.

L'affare in Africa però non va in porto, l'imprenditore e Rommel, ormai indebitato, tornano senza oro. Del losco giro, oltre ai protagonisti, ne erano a conoscenza, secondo Gaudenzi, Maurizio Terminali (morto a Brescia in "circostanze misteriose") e Fabrizio Piscitelli, ucciso. I due si sarebbero occupati di recuperare i soldi persi nell'affare sfumato.

Gli interrogativi sull'omicidio Piscitelli

Insomma, secondo Gaudenzi con il delitto Piscitelli non c'entrerebbero né gli albanesi, né Michele Senese detto 'o pazzo, né la 'Ndrangheta. Piuttosto il contrabbando e la vendetta.

Di punti interrogativi, tuttavia, ne restano molti. Come mai Terminali e Piscitelli sono morti 5 anni dopo l'episodio raccontato? Chi è il mandante e chi l'esecutore materiale? Chi fa parte della "mafia vera" che preoccupa Gaudenzi?

Qualcuno ha promesso cose che poi non poteva mantenere? Chi è coinvolto? Gaudenzi ha detto la verità o cerca una tornaconto personale? Gli inquirenti non si sbilanciano. Cercano conferme. Indagano.

La verità di Gaudenzi al vaglio degli inquirenti

"Ha raccontato quello che sa in una ricostruzione circostanziata - riferisce il difensore, l'avvocato Marcello Petrelli - Ha deciso di fare i nomi non perché vuole diventare un collaboratore di giustizia ma perché vuole vendicare la morte di Piscitelli e quella di un suo altro amico, Maurizio Terminali".

A sentire Gaudenzi per oltre cinque ore, detenuto a Rebibbia in isolamento, sono stati gli stessi magistrati che indagano sull'omicidio del 7 agosto al Parco degli Acquedotti.

"Ha ricostruito la sua vicenda, ha fatto nomi e cognomi e in alcuni casi anche gli indirizzi delle persone coinvolte in questa storia" spiega il difensore. Il verbale con quanto detto da Gaudenzi è stato secretato. Ora tocca agli investigatori capire se l'uomo che si è autoproclamato uno dei 'fascisti di Roma Nord' dica la verità o meno.

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