Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Morte Ciro Esposito: De Santis mirò ad altezza uomo. "Non sparò per legittima difesa"

La Cassazione ha confermato il verdetto della Corte d'Appello che aveva ridotto la condanna da 26 a 16 anni per De Santis, respingendo il ricorso presentato dal tifoso romanista

La Cassazione ha escluso la legittima difesa. Daniele De Santis, condannato a 16 anni per la morte di Ciro Esposito, non sparò per difendersi e uccise il giovane tifoso napoletano mirando ad altezza uomo. E' quanto emerge nelle motivazioni della sentenza con cui il 25 settembre scorso ha condannato a 16 anni l'ultrà romanista per l'omicidio del giovane napoletano, a Roma poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina-Napoli nel maggio 2014.

"Da un lato, De Santis aveva provocato la situazione di pericolo" e "dall'altro aveva assunto una reazione non proporzionata all'offesa. Pur potendo puntare l'arma o sparare in aria, non l'aveva fatto e risulta avere esploso colpi ad altezza d'uomo (cinque in rapida successione) dei quali quattro andarono a segno".

"Le motivazioni ora sono pubbliche, ma noi sapevamo già com'erano andate le cose perché ce lo ha raccontato Ciro. Ora una parte di verità e di giustizia è stata fatta", ha commentato Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito.

Tommaso Politi, difensore di Daniele De Santis, ad Adnkronos ha invece spiegato: "Avevo ammirato la decisione dei giudici di Appello che hanno emesso una sentenza coraggiosa. A partire da quel coraggio si poteva arrivare a riconoscere una legittima difesa o almeno un eccesso colposo di legittima difesa. Così non è stato, me ne rammarico".

"E' un processo che è nato molto condizionato dal clamore mediatico, con una mostrificazione dell'imputato: un pazzo assassino,un ultrà violento che è andato a fare un agguato. Il nostro lavoro è stato di eliminare tutti gli elementi spuri che erano entrati nel dibattimento. Questo lavoro ci è riuscito solo i parte. La sentenza d'Appello è stata una sentenza coraggiosa nella ricostruzione dei fatti - sottolinea l'avvocato - che però non ha riconosciuto che in quelle circostanze si potesse parlare di legittima difesa. La Cassazione ha avallato questa tesi, che io ritengo sbagliata in punto di diritto: a partire da quella ricostruzione si può assolutamente parlare di legittima difesa". 

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