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Cronaca

Sentenza Cerciello, gli avvocati degli americani: "Ergastolo vergogna per l'Italia". Le reazioni

La vedova del vicebrigadiere in lacrime: "Non me lo ridarà ma la sua integrità è stata difesa". I legali dei due studenti condannati promettono appello, la notizia esce dai confini nazionali

Lacrime e commozione da un lato, rabbia cocente dall’altro: è arrivata poco dopo le 23 di mercoledì sera la condanna all’ergastolo per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, e al pianto della sua vedova e dei familiari hanno risposto le dure parole degli avvocati di Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, i due ventenni americani accusati (e condannati appunto) della sua morte.

“Questa sentenza rappresenta una vergogna per l'Italia, con dei giudici che non vogliono vedere quello che è emerso durante le indagini e il processo - ha detto l’avvocato Renato Borzone, difensore di Elder - Non ho mai visto una cosa così indegna. Faremo appello. Qui c’è un ragazzo di 19 anni che è stato aggredito. Abbiamo assistito al solito tandem procure della Repubblica-giudici”.

Gli ha fatto eco Fabio Alonzi, avvocato di Natale Hjorth, annunciando già l’intenzione di ricorrere in appello: “Una sentenza che non scalfisce la nostra convinzione che Gabriel sia assolutamente innocente. Leggeremo le motivazioni ma faremo sicuramente appello". Hjorth, va ricordato, non ha materialmente colpito Cerciello, ma per la procura è responsabile tanto quanto Elder: sarebbe stato lui a organizzare tutto, dall'acquisto della droga al furto dello zaino dopo essere stati truffati, arrivando sino alla fuga dopo l'omicidio, la decisione di non soccorrere il vicebrigadiere e poi di nascondere il coltello nel controsoffitto della stanza.

Sentenze Cerciello, la vedova: “Non mi riporterà Mario, ma dimostrata la sua integrità”

Rosa Maria Ersilio, vedova del vicebrigadiere, è scoppiata in lacrime alla lettura della sentenza, abbracciando il suo avvocato e i familiari: “È stato un lungo e doloroso processo. Questo non mi riporterà Mario, non lo riporterà in vita, non ci ridarà la nostra vita insieme. Oggi è stata messa la prima pietra per una giustizia nuova. La sua integrità è stata difesa e dimostrata, nonostante da morto abbia dovuto subire tante insinuazioni".

"Arrivare qui oggi è stato come arrivare in quell'ospedale - ha aggiunto Ersilio, che mercoledì è arrivata nell’aula bunker di Rebibbia vestita di nero stringendo la foto del marito - Non possiamo che ringraziare il complicato lavoro dei giudici, degli avvocati e di tutte le persone che sono state vicine a Mario perché lo conoscevano, perché era figlio e carabiniere di tutti. Ringrazio tutte le persone che hanno creduto nel suo essere un marito e un uomo meraviglioso e un servitore dello Stato che merita soltanto rispetto e onore che lui stesso da martire ha dimostrato”.

Le parole di Ersilio si riferiscono a quanto emerso durante il processo e a quanto ribadito dalla difesa dei due americani. Secondo cui la notte tra il 25 e il 26 luglio del 2019 Elder e Hjorth avrebbero reagito “per legittima difesa”, con il primo che ha accoltellato il vicebrigadiere Cerciello perché non sapeva di avere davanti un carabiniere, ma pensava di essere stato aggredito.

La versione degli avvocati degli americani: "Fu legittima difesa"

La difesa ha sempre sostenuto - convinzione che si appoggia sulle dichiarazioni spontanee degli imputati - che Cerciello e il collega Andrea Varriale, in borghese, non si sarebbero qualificati e si sarebbero lanciati sui due americani all’improvviso, alle spalle, nel corso di un’operazione chiamata in gergo “cavallo di ritorno”, quando cioè all’appuntamento per la restituzione di oggetti rubati non va la vittima del furto ma le forze dell’ordine.

Elder avrebbe quindi reagito spinto dal panico, estraendo il coltello e colpendo Cerciello: undici coltellate, tra cui due fatali che non gli hanno lasciato scampo.

Il pubblico ministero Calabretta ha invece sempre, e decisamente, contrastato questa versione: “I carabinieri si sono qualificati, hanno mostrato il tesserino ed erano in servizio - ha sottolineato in aula avanzando la richiesta di ergastolo - si sono avvicinati frontalmente, non alle spalle. Cerciello non è stato ammazzato con una coltellata, ma con undici fendenti in meno di trenta secondi, non è morto per un destino avverso o per una fatalità, la morte è la conseguenza diretta di quello che i due imputati hanno fatto”.

Sentenza omicidio Cerciello, le reazioni all'estero

La sentenza di condanna ha prevedibilmente suscitato reazioni ed è uscita anche dai confini nazionali: il New York Post ha titolato “Due americani condannati per l’omicidio di un carabiniere italiano”; la Cnn “Studenti americani condannati per l’omicidio di un carabiniere”, e ancora Fox News: “Due studenti americani condannati all’ergastolo in una prigione italiana dopo avere accoltellato un carabiniere 11 volte”.

A dare la notizia anche il britannico Daily Mail: “Due americani condannati da una giuria di Roma per l’uccisione di un carabiniere italiano”, mentre diverse agenzie di stampa estere hanno seguito direttamente dall’aula bunker di Rebibbia la lettura della sentenza e numerosi tg hanno riportato la condanna, sottolineando come sia “la più severa” del sistema giudiziario italiano.

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