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Cronaca

Il rapporto tra 'Fiore' e 'Gigio', i mandanti, le armi: i punti irrisolti degli omicidi del Quadraro

La svolta nelle indagini c'è stata con l'arresto di Daniele Viti e di Danilo Rondoni. Nel mezzo la scoperta di un arsenale. Ma le indagini continuano

Gli arresti di Danilo Rondoni e di Daniele Viti in merito all'omicidio di Andrea Fiore non hanno risolto il caso. La questione resta delicata. I delitti e gli agguati che hanno macchiato di sangue Roma devono essere ancora risolti. Ci sono ancora diversi punti da chiarire, sia per il caso Fiore e sia per l'omicidio di Luigi Finizio, che di Fiore era amico e che portava in dote una parentela importante, quella con i Senese. 

L'omicidio di Andrea Fiore

Secondo quanto appreso la morte di Fiore, che gli amici chiamavano 'Fiore' (inteso come soprannome), ucciso con un colpo di pistola al torace la notte tra domenica e lunedì scorso nel suo appartamento in via dei Pisoni, sarebbe il risultato di ''una accurata pianificazione, in ogni minimo particolare''. È quanto si legge nel decreto di fermo, Viti e Rondoni si sono presentati ''come appartenenti alle forze dell'ordine'', hanno bloccato un uomo in strada, un vicino di Fiore, lo hanno costretto a salire in auto e poi ''lo hanno colpito con un pugno al volto e lo hanno minacciato di morte qualora non avesse collaborato fornendo le informazioni richieste''.

In particolare volevano conoscere ''il legame'' tra Andrea Fiore e 'Gigio' soprannome di Luigi Finizio, ucciso in un agguato via dei Ciceri. Daniele Viti, si legge ancora nel decreto, ha dimostrato ''scaltrezza e spregiudicatezza criminale ben superiore a qualunque ragionevole considerazione''. Inoltre, durante l'azione ''non ha dimostrato esitazione alcuna permanendo, in uno stato di determinazione fino all'esecuzione dell'omicidio''.

"Facci i nomi"

"Facci i nomi", hanno urlato più volte Rondoni e Viti. Ma quali nomi? L'accelerazione nell'indagine si è registrata dopo la scoperta, avvenuta giovedì, di un vero e proprio arsenale nella zona di Pietralata. Gli inquirenti hanno sequestrato una santabarbara fatta di fucili, mitragliette e pistole e arrestato anche la 'custode' dell'arsenale: una donna di 30 anni ritenuta organica alla banda criminale.

Si tratta di armi che potrebbero essere state utilizzate per mettere a segno l'omicidio di Fiore e forse anche quello del 13 marzo costato la vita a Luigi Finizio. A indicare quel covo sarebbe stato proprio Viti. Se l'ipotesi fosse veritiera - sul posto la polizia non fa trapelare nulla - è probabile immaginare che lo abbia fatto per avere un trattamento meno duro nell'indagine per il delitto di Fiore.

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Ma perché? Viti e Rondoni sono due "manovali" della criminalità romana. Hanno precedenti sì, ma non sono considerati personaggi di spicco. A dirlo è stato anche l'ex capo della squadra mobile Francesco Rattà.

Le ipotesi

Dopo l'omicidio di Luigi Finizio, l'amico Andrea Fiore cercava risposte. Voleva sapere chi lo aveva ucciso. Si stava dando da fare e aveva parlato anche con la polizia. Possibile quindi che Viti e Rondoni siano andati da Fiore in cerca di "nomi" sull'omicidio di Finizio? Informazioni che magari avrebbero potuto rivendere a chi è sopra di loro e magari acquisire un maggiore status criminale? Non è escluso. 

La morte di Finizio, d'altronde, è ancora un mistero. Ancora non è chiaro chi lo abbia ucciso e perché. E, questione molto rilevante in tema di equilibri criminali, se la famiglia Senese - imparentata proprio con Finizio e simbolo della "camorra romana" - fosse stata messa a conoscenza dell'esecuzione oppure no. Questa seconda opzione aprirebbe lo scenario della guerra tra pezzi grossi della droga.

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