Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca Centocelle / Via dei Lauri

Rom in fuga dai rom, le occupanti a Centocelle: "Famiglie di Salone ci hanno minacciato di morte"

La denuncia di una delle donne: "Dobbiamo pagare 1000 euro per poter rimanere nel campo"

Lo stabile del Comune occupato dai rom a Centocelle

"Non volevamo occupare, eravamo in pericolo di morte e siamo scappate". A raccontare cosa abbia portato 30 persone (15 donne e 15 minori) a fuggire dalla baraccopoli di via di Salone e ad occupare una palazzina del Comune di Roma a Centocelle è una delle donne che dalla notte fra sabato e domenica è entrata con i propri quattro figli minorenni nello stabile di via dei Lauri.

Minacce ed estorsioni

Una occupazione per necessità, spiega Maria Teresa Pracek a RomaToday, avvenuta dopo l'incendio doloso che venerdì 10 novembre ha portato alla distruzione dei moduli abitativi della famiglia di Najo Azdovic, l'ex delegato ai rapporti con i rom al tempo della giunta del Sindaco Alemanno. Accuse pesanti quelle della 33enne originaria del Montenegro: "Veniamo dal campo di Salone dove dobbiamo pagare 1000 euro per poter rimanere dentro. Veniamo maltrattati, picchiati, ci hanno bruciato le case, ci hanno minacciato di morte, danno la droga ai ragazzini per fargliela vendere, non sappiamo più cosa fare. Non posso permettere di andare a trovare mio figlio di 16 anni a Regina Coeli".

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Donne e bambini in fuga da Salone

Come racconta la 33enne: "la sera che hanno bruciato i moduli siamo andate a dormire al parco di Centocelle. Abbiamo fatto un giro ed abbiamo visto questo stabile aperto ed abbiamo preso decisione di entrare dentro". Circa 30 person, tutte donne e bambini, fra le quali cinque donne incinta ed una ragazza divenuta madre di una bambina da appena dieci giorni. "Non posso vivere in un posto così (il campo di Salone ndr), con questa gente. Prendono le ragazzine con forza e le fanno sposare - racconta ancora Maria Teresa Pracek -. Tutti i ragazzi che stanno qui con noi vanno tutti a scuola. Ho sette bambini ne ho portati quattro che gli altri sono maggiorenni. Noi chiediamo un terreno al Comune, un casale, una casa o un alloggio sostitutivo. Siamo 30 persone che ci diano uno spazio per vivere, non possiamo tornare a Salone o andare a vivere sotto un ponte". 

Figli lontani dalla criminalità

Una fuga da Salone, a detta degli occupanti, per scongiurare che i figli delle donne che si trovano nello stabile di Centocelle possano finire nel giro della criminalità: "Siamo tutte famiglie italiane di origine montenegrina. Sono a Salone da 9 anni. Dobbiamo pagare 1000 euro al mese per poter rimanere nel campo. Per essere lasciati liberi e per non vederci bruciare i container che ci ha dato il Comune. Non posso mandare mia figlia di 13 anni con un uomo di 20 o 30 anni. Non vogliamo che i nostri figli facciano la vita da criminali. Vogliamo che proseguino i loro studi, facciano il loro percorso e facciano un lavoro come tutti gli italiani. Se ci danno un alloggio sostitutivo siamo disposti a pagare la nostra quota. Vogliamo pagare ma non essere abbandonati dalle istituzioni".

Le richieste degli occupanti

Consapevoli di non poter rimanere nello stabile del Comune di via dei Lauri le occupanti spiegano cosa vorrebbero per uscire dal palazzo di Centocelle: "Abbiamo diritto e doveri come tutti gli italiani. Io -  conclude Maria Teresa Pracek - ho fatto richiesta di alloggio popolare, richiesta di allloggio sostitutivo ed ho i documenti della Asl che attestano che il campo di Salone è pericoloso. Tutte le nostre richieste sono però state ignorate. Abbiamo preso questa decisione per causa di forza maggiore, non abbiamo organizzato questa occupazione, eravamo in pericolo e siamo scappati. Per lasciare lo stabile aspettiamo qualcuno del Comune che ci dica di andare da qualche altra parte dove poter vivere con i nostri bambini ed i nostri mariti". 

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