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Via del Caravaggio 105, una nuova casa (occupata) per 200 persone

I due edifici, che un tempo ospitavano alcuni uffici della Regione Lazio, sono stati occupati sabato 6 aprile durante lo Tsunami Tour dell'abitare

Erano stati pensati come uffici ma da sabato sono diventati una casa per circa 200 persone in emergenza abitativa. Stiamo parlando dei due enormi edifici di proprietà di un costruttore romano di via del Caravaggio 105, nel quartiere di Tor Marancia, che fino a qualche anno fa hanno ospitato degli uffici della Regione Lazio. Poi l'ente se ne è andato e il quartiere si è abituato “a vederli disabitati e con i vetri delle finestre sempre più sporchi” racconta un abitante del quartiere.

Famiglie con bambini, giovani precari o disoccupati, romani ma soprattutto tanti migranti delle nazionalità più disparate. Molti, prima di abitare queste stanze, hanno passato mesi sotto sfratto ad aspettare l'arrivo dell'ufficiale giudiziario o a combattere con i proprietari di casa. “Qualcuno la casa l'aveva già persa e se non entrava qui avrebbe avuto come alternativa solo la strada” racconta l'attivista che ci ha accompagnato su per i sei piani del palazzo.

Dal momento dell'occupazione sono passate solo pochi giorni e le dichiarazioni del sindaco Alemanno che ha chiesto al Prefetto di allontanare le famiglie aumentano l'allarme di sgombero. Tra la paura di essere cacciati e le stanze ancora vuote, la vita degli abitanti di via del Caravaggio fatica ad assumere le sembianze della quotidianità. “Nonostante questo molti sono andati a lavorare e i bambini a scuola” spiega una ragazza all'ingresso intenta a stilare la lista di quanti prenderanno parte ai picchetti per controllare l'eventuale arrivo delle forze dell'ordine.

Un ragazzo marocchino “in Italia da ormai dieci anni” è intento a pulire il pavimento della stanza dove ha steso alcuni materassi per la notte. Racconta il motivo che l'ha portato a occupare, anche se i suoi gesti sembrano dire che la storia è simile a quella di tante altre persone che stanno lì dentro. “Lavoro in una mensa, prendo 800 euro al mese e nella casa che ho lasciato pagavo 750 euro al mese. Mia moglie non lavora”. Alza le spalle.

All'ultimo piano un gruppo di persone osserva la strada sottostante per controllare un eventuale arrivo delle forze dell'ordine. Una ragazza peruviana si stacca dal gruppo e accetta di raccontarci la sua storia. “Abito qui da quando avevo 5 anni, ora ne ho 20. Mi sento peruviana ma anche italiana. La cittadinanza italiana però non me la concedono perché mia madre, che mi ha ancora a carico insieme a due mie sorelle, ha un reddito troppo basso”. Ha studiato per lavorare nel settore del turismo ma il lavoro non c'è. “Dopo un anno a lavorare in nero per un'agenzia, hanno smesso di pagarmi. Voglio costruirmi una vita con il mio ragazzo che fa il facchino a 900 euro mese” racconta per poi tornare a controllare che lungo la strada non arrivino le forze dell'ordine per sgomberarli.

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