rotate-mobile
Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca

Neonato morto al Pertini, il punto sulle indagini e il dibattito sul supporto alle neomamme

Proseguono gli accertamenti sulla morte del piccolo, avvenuta lo scorso 8 gennaio. E si infiamma la discussione sull'assistenza fornita in ospedale alle donne che hanno appena partorito

Proseguono gli accertamenti sulla morte del neonato avvenuta lo scorso 8 gennaio all’ospedale Pertini di Roma. Gli esami tossicologici disposti sulla madre del piccolo, una donna di 30 anni, sono risultati negativi, il che esclude che fosse sotto l’effetto di farmaci o altre sostanze la notte in cui si è addormentata con il bambino nel letto accanto a lei.

Il sonno pesantissimo in cui è sprofondata, e in cui l’ha trovata l’infermiera del turno di notte scoprendo il corpo ormai senza vita del piccolo, con tutta probabilità inavvertitamente soffocato dalla madre, era causato dunque solo dall’enorme stanchezza fisica e mentale dovuta al lungo travaglio e alla mancanza di sonno. E questo riaccende le polemiche sull’assistenza data alle madri subito dopo il parto, soprattutto nei casi in cui si applica il modello del rooming-in, che prevede che mamma e bambino condividano la stessa stanza giorno e notte.

Il Pertini smentisce carenza di personale

L’ospedale Pertini ha diffuso una nota in cui chiarisce una serie di punti, concentrandosi sulla ventilata carenza di personale che avrebbe interferito con l’assistenza alla donna: “Alle pazienti viene assicurata un’adeguata presa in carico e il rispetto dei requisiti organizzativi previsti dalla normativa vigente - ha fatto sapere la direzione strategica della struttura - che determina, peraltro, un alto livello di soddisfazione da parte dell’utenza così come testimoniato dall’incremento dei volumi di attività".

L’ospedale ha quindi voluto sottolineare che tutte le donne che accettano la pratica del rooming-in vengono informate “delle corrette azioni” da tenere e “dei rischi connessi alla gestione del bambino”, firmando anche un apposito modulo, e che vi sono best practice da tenere per sorvegliare mamma e neonato.

La madre del piccolo, dal canto suo, ha riferito che avrebbe chiesto diverse volte di portare il bambino nella nursery, ma che le sarebbe sempre stato negato. Va quindi chiarito se questa richiesta sia stata effettivamente avanzata e rifiutata più volte, e se sì i motivi: il fatto di aderire alla modello del rooming-in non comporta, chiaramente, che in caso di conclamata difficoltà da parte della neomamma non si intervenga per modificare la procedura, magari appunto trasferendo il piccolo per qualche tempo nella nursery.

Assistenza e vigilanza medica nel mirino

La donna, stando a quanto riferito dalla direzione dell’ospedale Pertini, aveva appunto sottoscritto i moduli per il cosiddetto “rooming-in”, una pratica che prevede che i bambini possano restare nella stessa stanza delle madri 24 ore su 24. Le mamme che decidono di aderire al modello - su base volontaria - hanno quindi la possibilità di tenere nella propria stanza il bimbo giorno e notte, senza limiti di orario, con l'obiettivo di consentire loro di occuparsene fin da subito, di promuovere l’allattamento al seno e di rafforzare il legame madre-figlio nelle ore successive alla nascita. 

Un modello organizzativo che non può chiaramente essere portato avanti senza la necessaria (indispensabile) vigilanza da parte del personale medico e un supporto costante, tenendo conto che si tratta di donne che hanno appena affrontato ore di travaglio e che potrebbero facilmente cedere alla stanchezza.  Le norme legate alla pandemia di Covid-19, inoltre, hanno limitato l’accesso dei padri alle stanze delle neo-mamme, il che significa che il rooming-in non viene applicato esattamente come promosso da organizzazioni come Unicef e Oms, che suggeriscono appunto anche una collaborazione tra genitori. 

Come procede l'indagine per omicidio colposo

La procura di Roma sull’accaduto ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, attualmente a carico di ignoti. L’attesa adesso è per i risultati dell’autopsia, necessaria a capire se il neonato sia effettivamente morto soffocato, restando schiacciato o bloccato dal corpo della madre addormentata, o se siano intervenuti altri fattori che non sono ancora stati presi in considerazione.

Ciò che è trapelato sinora è che la donna stava allattando il piccolo quando è crollata. L'infermiera del turno di notte, andando a controllarla, ha trovato il bambino cianotico e immobile e lo ha subito portato via, svegliando la madre, che ha realizzato quanto era accaduto. Le domande cui va necessariamente data risposta sono, dunque, per quanto tempo mamma e neonato sono rimasti privi di controllo, le esatte cause della morte. Non è escluso che possano essersi verificati fattori che hanno portato al cosiddetto "Sudden Unexpected Postnatal Collapse", il collasso post natale inaspettato, eventualità molto rara ma impossibile a ora da scartare.

La direzione sanitaria del Pertini ha fatto sapere di avere attivato immediatamente un audit clinico per verificare la correttezza e l’aderenza alle pratiche del rooming-in e l’appropriatezza delle procedure, e di avere consegnato alla magistratura tutta la documentazione in possesso "al fine di consentire uno svolgimento delle indagini che conduca, il più rapidamente possibile, a ricostruire la dinamica degli avvenimenti e ad accertare eventuali responsabilità". Sono state già consegnate le cartelle cliniche alla polizia - cui sono state affidate le indagini - e le schede turno dei giorni che vanno dal 4 all’8 gennaio, quelli in cui la donna è arrivata al Pertini.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Neonato morto al Pertini, il punto sulle indagini e il dibattito sul supporto alle neomamme

RomaToday è in caricamento