Vita agiata in Colombia con i soldi del narcotraffico: latitanti traditi da Facebook

La cocaina viaggiava sui carrelli portavivande. Dopo un 49enne, i finanzieri hanno estradato anche la moglie di 60 anni

Traditi da Facebook e Twitter. Così i finanzieri di Roma hanno rintracciato ed arrestato una coppia di narcotrafficanti, marito moglie, latitanti da oltre 5 anni. I due sono stati estradati dalla Colombia, dove facevano una vita agiata scoperta proprio dalle pubblicazioni sui social network. Dopo l'uomo, un 49enne romano, le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Roma, presso l’Aeroporto di Roma Fiumicino, congiuntamente a personale della Polizia di Frontiera Aerea, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel 2011, dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, traendo in arresto, la moglie, una donna di 60 anni nata in Colombia,  responsabile di associazione a delinquere per narcotraffico e latitante dal 2011.

Marito estradato da Bogotà

La donna ha fatto rientro in Italia seguendo la stessa sorte del marito, un romano di 49 anni, già estradato lo scorso 7 giugno 2017, in compagnia del quale era stata rintracciata e fermata, a Bogotà (capitale della Colombia), dal locale Ufficio Interpol, lo scorso luglio 2016, all’esito di un’operazione coordinata dagli specialisti del Gico del Nucleo di Polizia di Tributaria di Roma e della Divisione Interpol – Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento di Pubblica Sicurezza di Roma, su richiesta dell’Autorità Giudiziaria capitolina, avanzata tramite apposita commissione rogatoria internazionale.

Cocaina in una valigia all'aeroporto di Fiumicino

L’ordinanza di custodia cautelare era stata emessa sulla scorta delle indagini condotte dai finanzieri, tra l’aprile 2008 ed il febbraio 2010, sulla base delle dichiarazioni di due soggetti italiani, dipendenti di una ditta incaricata della riconsegna dei bagagli presso l’aeroporto di Roma Fiumicino, tratti in arresto, nell’aprile 2008, in quanto trovati in possesso di una valigia contenente oltre 11 chili di cocaina.

Narcotraffico dalla Colombia 

All’esito delle attività investigative, venivano individuate due distinte organizzazioni criminali, entrambe dedite all’importazione di ingenti quantitativi di stupefacente e attive nelle piazze di spaccio della Capitale: una di queste, promossa e diretta dal 49enne, con la collaborazione della moglie e di ulteriori quattro soggetti, si rendeva responsabile dell’introduzione, dal Sudamerica, di significativi quantitativi di cocaina, illecitamente importati sfruttando, in prevalenza, doppifondi ricavati nei carrelli portavivande imbarcati su aeromobili provenienti da Caracas (Venezuela).

Sequestro di un intermediario nel 2009

Le indagini consentivano di sequestrare oltre 15 chili di cocaina, di delineare compiutamente i ruoli all’interno della organizzazione, nonché di trarre in arresto tre soggetti, nell’ottobre 2009, in un immobile in Sutri (Comune della provincia di Viterbo), per sequestro di persona a scopo di estorsione, proprio relativamente ad un quarto soggetto colombiano, intermediario per la vendita del narcotico, trattenuto contro la sua volontà.

Traditi da Facebook e Twitter 

Nell’aprile 2015, quindi, all’esito di ulteriori approfondimenti delegati dalla Dda di Roma, veniva accertato, tramite l’esame dei social network Facebook e Twitter, come marito e moglie avessero stabilito, da qualche tempo, la propria residenza in Colombia, nella città di Bogotà, contando – verosimilmente – sulla vicinanza della famiglia di origine della donna. 

Individuati a Bogotà

In particolare, l’esame dei profili individuati consentiva di acquisire informazioni anagrafiche, luoghi di frequentazione e tempi degli spostamenti, circostanze che fornivano preziose indicazioni in merito alla loro permanenza nella città di Bogotà.

Vita agiata in Colombia 

Si apprendeva, inoltre, come i due latitanti, nel frattempo condannati dal Tribunale di Roma, nel decorso 2015, rispettivamente, alla pena di 18 e 10 anni di reclusione, conducevano uno stile di vita agiato, avendo la disponibilità di auto di lusso, effettuando frequenti viaggi di piacere, dedicandosi a battute di pesca e organizzando feste in famiglia.

Estradati in Italia 

Sulla base di tali evidenze, pertanto, la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, opportunamente notiziata, avviava apposita commissione rogatoria che conduceva alla loro cattura in Colombia e, da ultimo, alla loro estradizione in Italia.

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