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Cronaca Prati / Via Carlo Poma

Via Poma, assolto Busco: i perché della Corte d'Appello

Renato Busco, accusato in primo grado dell'omicidio della fidanzata Simonetta Cesaroni, avvenuto il 7 agosto '90, è stato assolto lo scorso 27 aprile. Le motivazioni della Corte d'Assise d'Appello

Una sentenza di primo grado completamente ribaltata: Raniero Busco, prima accusato di aver ucciso il 7 agosto del '90 la fidanzata Simonetta Cesaroni, è stato assolto lo scorso 27 aprile. Oggi sono pubbliche le motivazioni della Corte d'Assise d'Appello che, in 186 pagine, ha preso in esame almeno dieci punti per spiegare il perché dell'assoluzione.

Il giudice 'a latere' Giancarlo De Cataldo, dopo aver ricostruito il caso e indicato i passaggi salienti del primo processo, sottolinea anzitutto come "la vicenda in oggetto fornisca l'ennesima dimostrazione della sempre crescente rilevanza che viene assumendo, nel giudizio penale, la prova scientifica. La scienza progredisce a vista d'occhio e il sapere giuridico non puo' non tenerne conto". Il riferimento e', ovviamente, alla maxi-perizia che ha smontato, una ad una, quelle che sembravano solide certezze poste a base della condanna di Busco. E invece, il quadro che emerge dal processo di secondo grado e' il seguente: "Simonetta Cesaroni fu uccisa con 29 coltellate fra le 18 e le 19 del 7 agosto del '90 nell'ufficio di via Poma.

Chi commise il delitto ripuli' accuratamente la scena portando via la maggior parte degli indumenti della vittima. Non vi e' prova - si legge nelle motivazioni - che in occasione del delitto fu inferto un morso a Simonetta e se anche si dovesse ritenere che le lesioni al seno siano da ricondurre a un morso, una sua attribuzione all'imputato non sarebbe scientificamente sostenibile". E ancora: "Non e' provato che tracce di dna minoritario, riconducibili a Busco, su reggiseno e corpetto della vittima siano state rilasciate in occasione del delitto: non vi e' prova che gli indumenti indossati da Simonetta fossero stati sottoposti a lavaggio tale da rimuovere completamente ogni traccia che poteva essere depositata durante l'incontro che la ragazza ebbe con Raniero tre giorni prima del delitto".

Per la corte d'assise d'appello, poi, "sul luogo del delitto sono state trovate tracce biologiche ed ematiche attribuibili a due diversi soggetti di sesso maschile che non possono identificarsi con Busco e non vi e' prova che Busco avesse un movente per uccidere Simonetta: la relazione tra i due ragazzi poteva essere problematica, ma non sono emersi atti specifici di violenza commessi dall'imputato in danno della vittima, ne' si puo' affermare che Busco sia portatore di personalita' violenta".

L'istruttoria dibattimentale non ha provato "che fra Simonetta e Busco si fosse convenuto di incontrarsi il pomeriggio del 7 agosto presso gli uffici di via Poma e nemmeno che Busco conoscesse il luogo di lavoro" dell'allora fidanzata. Non solo, ma "non vi e' prova che Busco abbia fornito un alibi mendace", al massimo si puo' parlare "di alibi carente ovvero assente.

Sussiste, per contro, la ragionevole probabilita' che egli abbia trascorso il pomeriggio in luogo diverso e incompatibile con l'ipotizzato accesso a via Poma". Quanto agli altri rilievi formulati in chiave accusatoria (la stranezza del comportamento di Busco che non avrebbe detto subito a un suo amico di essere stato trattenuto e interrogato dalla polizia qualche ora dopo il delitto; le dichiarazioni rese agli amici circa 'una mezza cazzata' che avrebbe fatto in passato; l'indicazione di soggetti che potevano aver avuto un interesse per Simonetta; le presunte attivita' di depistaggio che avrebbe posto in essere la moglie dell'imputato), "costituiscono elementi troppo deboli, vaghi e ambigui per poter validamente essere posti a carico dell'imputato.

Essi - riflette la corte d'assise d'appello - si sarebbero potuti valorizzare solo se si fosse provato il presupposto, e cioe' la colpevolezza di Busco. Poiche' cosi' non e', diventano considerazioni prive di significato: Busco puo' non aver parlato al suo amico della notte in commissariato perche' non ve ne fu il tempo, in quanto entrambi riconvocati subito dopo essersi incontrati; la dichiarazione di Busco agli amici poteva riguardare qualunque aspetto della sua vita; sia l'imputato che la moglie possono aver cercato di fornire una spiegazione al delitto nella consapevolezza dell'innocenza di Busco".
 

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