Cronaca

Morto dopo 6 interventi, la moglie: “Nessun risarcimento”

La vedova di Virgilio Nazzarri morto in ospedale dopo 6 interventi si sfoga: "Nonostante i medici abbiano riconosciuto l'errore, ancora nessun risarcimento dall'ospedale e dalle assicurazioni"

Graziella Nazzarri, vedova di un uomo morto a 52 anni nell'ospedale  San Pietro-Fatebenefratelli dopo un calvario di sei interventi si sfoga: "Ci sentiamo abbandonati. Nonostante l'ospedale avesse garantito ai nostri legali un concreto ed immediato interessamento, nessuno si è più fatto vivo".

Virgilio Nazzarri, suo marito è morto dopo un'agonia di 36 giorni il 23 settembre 2010 a seguito di una necrosi di tutti gli organi vitali: era entrato in sala operatoria per l'asportazione di un rene, perché malato di tumore, ma la chiusura di un'arteria sbagliata gli è stata fatale. "Mi rendo conto - dice la donna all'Ansa - che la giustizia penale ha i suoi tempi e che nessuna cifra potrà mai riportare in vita Virgilio, ma ritengo assurdo che, nonostante i medici abbiano riconosciuto l'errore, l'ospedale o le sue assicurazioni non provvedano a risarcirci, costringendoci a vendere i nostri beni per andare avanti".

In seguito alla denuncia dei parenti, il Pm Paola Filippi aveva disposto l'autopsia nel corso della quale tutti i medici legali e specialisti incaricati avevano concordato sull'evidenza della responsabilità. Uno degli avvocati della famiglia, Francesco Lauri, spiega che "l'ospedale San Pietro ha aperto il sinistro presso la Fondiaria Sai, compagnia con la quale risulta assicurato, con il chiaro intento di accelerare l'aspetto risarcitorio, alla luce dell'incontestabile errore chirurgico e della circostanza che il Nazzarri rappresentasse l'unico sostegno finanziario per l'intera famiglia. A distanza di circa tre mesi dall'apertura del sinistro, e di quattro mesi dalla morte, le promesse della struttura sanitaria non hanno sortito alcun concreto riscontro, essendo la condotta della Fondiaria Sai del tutto defatigatoria, costringendo la famiglia Nazzarri a cedere parte dell'attività commerciale per poter far fronte alle necessità quotidiane". "La politica di certe compagnie di assicurazioni - spiegano i legali della famiglia, Lauri e Giovanna Zavota - è chiaramente improntata a ritardare o addirittura omettere il risarcimento anche dinanzi all'evidenza dei fatti, il che aggiunge al danno la beffa".

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