Elio Toaff, il rabbino del dialogo interreligioso

Il rabbino emerito della Comunità di Roma è ricordato soprattutto per la sua amicizia con papa Giovanni Paolo II, che l'ha anche ricordato nel testamento. I funerali si terranno oggi pomeriggio a Livorno, la sua città natale.

Toaff con Giovanni Paolo II e l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro

Avrebbe compiuto 100 anni fra dieci giorni. Il rabbino emerito della Comunità ebraica di Roma, è compianto da tutta Italia come "uno dei testimoni più lucidi del '900 italiano", come l'ha definito paolo Masini, assessore capitolino alla Scuola, allo Sport, alle Politiche della Memoria e del Dialogo Interreligioso.

BIOGRAFIA - Originario di Livorno (nato il 30 aprile 2015), studiò al Collegio Rabbinico sotto la guida del padre Alfredo, all'epoca guida spirituale di Livorno, dove conseguì il titolo di rabbino maggiore. Nel frattempo, nel 1938, riuscì a ottenere una laurea in Giusrisprudenza all'Università di Pisa, nonostante le leggi razziali emanate da Mussolini.

Nel 1943, dopo l'Armistizio dell' 8 settembre, iniziarono le prime deportazioni italiane verso i lager: Toaff riuscì a fuggire con la famiglia in Versilia grazie alla mediazione del parroco della chiesa vicina. Fu membro della Resistenza italiana.

Rabbino capo di Ancona dal 1941 al 1943, poi di Venezia dal 1946 al 1951, dopo la guerra divenne anche rabbino capo di Roma, dove mantenne la carica per mezzo secolo, dal 1951 al 2001, proprio nei delicati anni di ricostruzione dopo il clima antisemitico del nazismo e del fascismo. Alla fine del suo mandato, gli fu conferita la carica di rabbino emerito. Nel 2005 fu proposto per la carica di senatore a vita.

I RAPPORTI CON LA CHIESA CATTOLICA - Toaff è il rabbino che più di tutti ha dedicato la sua vita al dialogo interreligioso, soprattutto con la Chiesa cattolica: la sua Comunità, infatti, lo ricorda soprattutto per i rapporti con diversi Pontefici del '900. Nel '58 aveva definito Pio XII "il Papa che mostrò grande compassione e generosità negli anni della persecuzione e del terrore, quando sembrava che non ci fosse per noi più alcuna speranza". Nei suoi scritti, inoltre, ricordava positivamente la dichiarazione "Nostra Aetate" di papa Giovanni XIII al Concilio Vaticano II, con la quale il pontefice rese esplicita la condanna dell'antisemitismo escludendo la responsabilità collettiva degli Ebrei per la morte di Gesù.

Ma, più di tutti, sono noti i suoi incontri con papa Giovanni Paolo II: il primo, nel 1981 nella canonica delle chiese di San Carlo ai Catinari, vicino al ghetto; che, cinque anni dopo, il Pontefice ricambiò, consacrandosi il primo Papa a visitare una Sinagoga, quella capitolina. Toaff stesso lo ricordava così: "Salimmo sulla Tevà e ci volgemmo verso il pubblico. E allora scoppiò l'applauso. Un applauso lunghissimo e liberatorio, non solo per me ma per tutto il pubblico, che finalmente capì fino in fondo l'importanza di quel momento". In quell'occasione, Giovanni paolo II definì gli ebrei "i nostri fratelli maggiori". Da allora è documentata l'amicizia del rabbino con il Papa; gli fu così legato da comparire nel suo testamento insieme al successore Joseph Ratzinger e al segretario don Stanislao.

SANDRO PERTINI - Sono, invece, di quattro anni prima, 1982, le critiche di Toaff all'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini dopo l'attentato alla Sinagoga di Roma. Oltre alle perplessità per l'incontro del Presidente con il premier palestinese Arafat, il rabbino ne rifiutò la presenza ai funerali di stato di Stefano Tachè, di due anni, l'unica vittima dell'attentato. 

IL CORDOGLIO DEI POLITICI - Oltre all'assessore Masini e al sindaco Marino, Toaff è stato ricordato ieri da un tweet di Matteo Renzi, che l'ha definito "grandissimo italiano e uomo simbolo della comunità ebraica". Messaggi di cordoglio anche dal presidente del Lazio, Nicola Zingaretti: "Con la morte di Elio Toaff l'ebraismo italiano perde un grande italiano, che ha avuto un ruolo fondamentale nella ricostruzione della democrazia in Italia. Toaff ha avuto l'arduo compito di accompagnare le comunità ebraiche italiane fuori dagli anni bui della guerra. Uno straordinario comunicatore, capace di incontrare un Papa e scrivere una pagina della storia del dialogo tra le religioni. Abile nel tendere la mano alla gente della sua comunità". 

Analogo il commento del presidente uscente della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici: "Un grande della storia, un gigante. Un uomo che ha fatto la resistenza e ha ridato orgoglio alle nostre comunità. Un uomo del risorgimento ebraico romano ed italiano".

I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio a Livorno.

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