'Sei il papà che volevo, forza Roma': Stefano e Cristian, di padre in figlio

La prima partita all'Olimpico con papà. Un ricordo che ci è tornato alla mente stamattina, appresa la notizia del dramma di Cristian e Stefano. Qualcosa che vale molto di più di una passione. Qualcosa che resterà in eterno

C'è una storia scritta dentro ognuno di noi. E' la storia di chi ricorda con precisione il momento in cui per la prima volta si sono saliti quei gradoni che portano all'interno dello Stadio Olimpico. Quei gradoni che sembrano non finire mai. E che quando finiscono, tutto ha inizio: il sogno. Il prato verde che, visto la prima volta, ti sembra molto più piccolo di come ti sembrava guardando la tv. I colori, quel giallo e quel rosso molto più intensi, molto più accesi. E i tuoi idoli, che visti dal vivo sembrano molto più umani. Sembrano persone. 

E' il momento della prima partita allo stadio, un giorno che porterai dentro per sempre e lo ricorderai con questa frase iniziale: "Quando mio padre per la prima volta mi portò all'Olimpico". La mia prima volta era Roma - Fiorentina. Finì 1-1: Diaz per i Viola, Boniek su rigore per la Roma. Ecco, tutto iniziò quel giorno, "quando mio padre per la prima volta mi portò all'Olimpico". 

Non è un caso che proprio oggi, 22 ottobre 2014, molti, moltissimi di noi si sono svegliati con la mente volta alle origini, alla nostra prima volta, alla prima esultanza. Alla prima emozione. Un pensiero inevitabile non appena abbiamo letto del dramma di Stefano e Cristian. "Sei il papà che volevo. Forza Roma". Così il piccolo Cristian ha voluto ringraziare il padre in un giorno che immaginiamo di festa. Parole che tutti noi, almeno una volta, abbiamo scritto, mettendo quel "Forza Roma" alla fine del messaggio. Come un'impronta, un segno da mostrare al proprio genitore. E' un modo di dire: "Sono e sarò con te".

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Di padre in figlio è qualcosa che nel calcio significa tanto. Significa molte volte la storia "domenicale" di una famiglia. Quel rapporto che, comunque vadano le cose in futuro, per novanta minuti una volta a settimana riporterà tutto alle origini. A quella mano data per salire la scalinata dello stadio. Al primo gol. Alla prima bandiera sventolata e alla prima maglia indossata. La mia portava il numero 5 di Falcao. Quella di Cristian, il numero 10 di Francesco Totti

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