Morte Pelosi, parla il legale di Pasolini: "Il suo avvocato tiri fuori le carte"

L'avvocato dell'uomo aveva detto in una precedente intervista: "Una parte delle informazioni non sono state date". la replica: "Dovrà darle alla Procura"

All'indomani della morte di Pino Pelosi, si potrebbe aprire un nuovo fronte giudiziario sul caso Pasolini. A far notizia è l'intervista rilasciata all'agenzia Dire dal legale dell'unico condannato in via definitiva per l'uccisione del regista, Alessandro Olivieri, in cui afferma: "Una parte delle informazioni non sono state date e sono gelosamente custodite in una cassetta di sicurezza per ovvie ragioni, perchè sono troppo forti".

Pronta la replica dell'avvocato Stefano Maccioni, legale di parte civile in rappresentanza di Guido Mazzon, cugino di Pier Paolo Pasolini: "Sto utilizzando l'intervista al collega Olivieri, perchè a questo punto se ha delle carte così importanti come dice, che possono accendere una luce sul delitto di Pasolini, dovrà darle alla Procura. Penso che la cosa migliore a questo punto sia che la Procura le acquisisca e non che ci si facciano delle pubblicazioni. Sto valutando se chiedere al pm di far requisire queste carte, anche per valutarle per una riapertura dell'indagine. Nel momento in cui Olivieri dice testualmente 'Non nascondo che la stessa paura potrei averla io, perchè è vero che la firma sui fogli che ho è di Giuseppe Pelosi, ma è anche vero che avendoli io ho sempre il timore che qualcuno possa venire a bussarmi alla portà, sembra che sappia tante cose. Dice anche: 'Le sue verità rimangono da me custodite in una cassetta di sicurezzà... insomma...".

L'avvocato Maccioni si dice amareggiato perchè prima della morte di Pelosi "mi sarei aspettato, visto che ha avuto purtroppo questa morte con tumore anche prematura, che avesse lasciato un qualcosa, una dichiarazione nella quale avesse spiegato come le cose fossero veramente andate e in cui dicesse 'Finalmente lo voglio dire, mi voglio liberare da questo peso', in maniera tale da avere un traccia sulla quale lavorare, mentre fino all'intervista della Dire io non avevo visto niente. Ora, se l'avvocato Olivieri viene a scrivere queste cose, evidentemente Pelosi ha voluto lasciare un messaggio per dire 'le cose sono andate in questo modo'. Poi se sia vero o meno lo valuteremo con dei riscontri. Ma avere una versione ufficiale sarebbe sicuramente già importante". 

Per questo, secondo l'avvocato della famiglia Pasolini "non dobbiamo smettere di cercare la verità, penso che la verità su questo omicidio debba emergere, lo dobbiamo agli italiani e a tutti noi. Quando lasciamo un crimine irrisolto è una sconfitta per lo Stato, perchè magari ci sono gli autori di questo efferato delitto ancora in libertà e non sono invece morti. Al di là dell'accertamento delle singole responsabilità, comunque, resta la necessità di capire perchè Pasolini venne ucciso, se è un delitto politico o altro tipo di movente. Io ritengo che sia stato un delitto politico, l'ho pensato fin dall'inizio per quello che lui sapeva, per quello che lui diceva, per quello che ha fatto capire di avere in mano e per quello che poi ha anche ammesso nelle opere successive, tipo 'Petrolio', pubblicate 17 anni dopo la sua morte o in base anche ai vari articoli scritti sul 'Corriere della sera', in particolare 'Il romanzo delle stragi' e 'Perchè il processo'. Diceva cose molto pesanti anche nei confronti di persone che avevano un ruolo di primo piano nella vita pubblica del nostro Paese".

Alla domanda "Secondo lei la vicenda non si chiude qui, quindi? Dobbiamo aspettarci qualche altro colpo di scena?" l'avvocato della famiglia Pasolini risponde: "Il procedimento non andava chiuso, continuo a dirlo, perchè gli accertamenti sono incompleti. Abbiamo fatto i vari esami del Dna su molte altre persone, legate alla criminalità comune, sulle quali andavano fatti. Ma le dico di più: non è stato fatto un accertamento del Dna neanche su Pelosi stesso. Noi quindi abbiamo delle tracce che il giudice ci dice verosimilmente appartengono a Pelosi, ma non basta 'verosimilmente', noi vogliamo la certezza. E' un delitto che risale a 40 anni fa e deve trovare le basi su dati scientifici, cioè sul Dna, che superano anche le varie testimonianze". 

Continua: "Noi abbiamo essenzialmente cercato di ricostruire tutto su prove scientifiche, innanzitutto, accanto a queste ci sono tutta una serie di elementi che non possono essere coincidenze che portano ad una pista particolare legata alla nascente Banda della Magliana, nella quale troviamo tracce anche nell'ultima indagine effettuata di alcuni personaggi e troviamo tracce legate anche alla loggia massonica P2. Quindi troviamo tanti personaggi che gravitavano intorno a Pelosi".

Per questo motivo, ricorda il legale della famiglia Pasolini, il 30 ottobre scorso è stata richiesta un'ulteriore analisi del Dna perchè "abbiamo una traccia ematica che si trova sulla maglietta a pelle di Pelosi, in cui presumibilmente è commisto il sangue di Pasolini con una persona 'ignoto 3'. Quindi noi abbiamo una traccia che ci porterebbe ad individuare una persona ben precisa, presente contestualmente alla scena del crimine. Non vedo quindi perchè quella traccia di sangue tra Pasolini e l'altro si doveva posizionare sulla maglia di Pelosi... Su questo abbiamo chiesto per lo meno di andare alla Banca del Dna o comunque estendere la ricerca con una frangia della criminalità comune romana. Si tratta di un centinaio di persone, non di più, che potrebbe portare a dei risultati'. Sono tutte ancora vive queste persone? Andrebbero cercate, per adesso il pubblico ministero su questo non ci risponde".

(Agenzia Dire)

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