Cronaca

Quando è morto Ciro non era un pericolo per chi ha sparato

Dall'autopsia emergono due particolari che aggravano la posizione del killer: Ciro era di spalle; chi ha sparato era in piedi. Vacilla, quindi, la difesa incentrata sulla legittima difesa

Alle spalle e ad altezza d'uomo. Due elementi che potrebbero porre la parola fine almeno sul lavoro relativo alla dinamica della morte di Ciro Esposito. Secondo l'autopsia, infatti, il giovane tifoso napoletano sarebbe stato ucciso da un colpo alla schiena sparato ad altezza d'uomo

Particolari che fanno vacillare la tesi difensiva di Daniele De Santis, il presunto killer, che vuole l'ex ultras della Roma, noto alle cronache più per la sua militanza nell'estrema destra capitolina che per le sue simpatie calcistiche, "vittima" dell'assalto dei napoletani. Giurisprudenza vuole (e logica) che se si spara alla schiena significa che "l'aggressore" non è una (più?) minaccia. Se si spara ad altezza d'uomo significa che non si è (più?) distesi in terra dopo un pestaggio, ma ben saldi sulle proprie gambe.

Solo "teoria", certo. E' presto, troppo presto per giungere a qualsiasi conclusione, ma ad oggi l'ipotesi investigativa più plausibile è la seguente: De Santis, secondo quanto si sa, aveva da tempo un problema a una gamba quindi, difficilmente, faceva parte del gruppo che ha assaltato il pullman dei tifosi napoletani. Da qui l'ipotesi che De Santis sarebbe rimasto nelle retrovie, quasi a fare da copertura agli altri, poco distante dal luogo nel quale lavorava. 

Quello che ovviamente gli inquirenti stanno cercando di capire, soprattutto a seguito delle pressioni della famiglia per chiarire "chi c'era" con De Santis -  è se il gruppo che ha assaltato i pullman del Napoli sapeva che almeno uno di loro aveva una pistola in tasca. Quel che è certo è che chi ha sparato la pistola sapeva usarla, e anche molto bene. Per il resto, solo elementi oscuri si addensano su quanto accaduto quel 3 maggio fuori dallo stadio Olimpico. 

Era stato lo stesso tifoso del Napoli a confidare che prima di essere ferito si era avventato su Daniele De Santis, il presunto omicida, scaraventandolo a terra. Secondo le verità dell'esame autoptico, quindi, l'ex ultrà romanista - in cella con l'accusa di omicidio volontario e inchiodato dalla testimonianza dello stesso Esposito - avrebbe fatto fuoco dopo essersi rialzato nonstante fosse stato ferito, e in maniera seria, alla gamba.  (da Today.it)

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