Cronaca

Truffa milionaria da falsi promotori finanziari. Eseguite tre misure cautelari

Ammontava a circa cinque milioni di euro il giro di affari dell’organizzazione scoperta. I tre promotori abusivi proponevano ai clienti rendimenti semestrali fino al 30% dei capitali investiti

Proponevano ai clienti rendimenti semestrali fino al 30% dei capitali investiti i tre promotori abusivi colpiti dai provvedimenti cautelari eseguiti dai Finanzieri del comando provinciale di Roma, su disposizione del G.i.p. presso il Tribunale di Roma. Le indagini delle Fiamme Gialle del gruppo di Frascati, partite dai Castelli Romani, si sono progressivamente estese nella capitale ed in altre località italiane, facendo emergere uno scenario inquietante. Ambigue erano le modalità esecutive delle transazioni; alcune vittime hanno raccontato agli investigatori di aver consegnato denaro contante o assegni e ricevuto in cambio una fotocopia o un foglietto di carta scritto a mano, quale ricevuta.

Ammontava a circa cinque milioni di euro il giro di affari dell’organizzazione scoperta, ai cui vertici vi era una donna, che, riuscita ad accreditarsi nei salotti della “Roma bene” e dei Castelli Romani, proponeva agli interessati investimenti con prospettive di remunerazione altamente allettanti. Per ammaliare i potenziali clienti, l’insospettabile signora, che si avvaleva di una rete di collaboratori, parenti ed amici, millantava di essere avvocato titolare di una cattedra presso una prestigiosa università con sede a Milano e si spacciava per promotore finanziario, con consolidata esperienza nel settore delle ristrutturazioni aziendali e degli investimenti immobiliari e finanziari.

Macchinoso ed ingegnoso il metodo utilizzato per simulare l’esistenza di organizzazione efficiente ed affidabile. Inizialmente la donna effettuava operazioni di modico importo, a fronte delle quali corrispondeva regolarmente gli interessi promessi. In altri casi, rilasciava assegni a garanzia che rinnovava ad ogni scadenza, senza mai restituire il capitale e versare gli interessi. Per tranquillizzare i clienti più avveduti o che minacciavano di ricorrere all’autorità giudiziaria, la falsa promotrice finanziaria li induceva a farsi consegnare gli assegni a garanzia rilasciati e a fargli firmare delle scritture private, nelle quali dichiarava di aver ricevuto il denaro a titolo di prestito personale.

Tale circostanza ha ostacolato inizialmente le indagini, rese ardue dalla rinuncia di molte parti offese a collaborare con gli inquirenti, intimorite anche dalle minacce della donna di denunce per usura. Il sodalizio criminale era composto poi da una schiera di specialisti aventi ognuno un ruolo definito, dal procacciatore al "legale" e, per convincere i più restii, vi era pronto un finto dirigente, spacciato dalla predetta donna per suo diretto superiore, che, presentandosi con altre generalità, rassicurava i potenziali clienti circa la convenienza e la sicurezza degli investimenti proposti. Il denaro raccolto veniva poi portato in citta’ elvetiche utilizzando il classico sistema dello “spallone”, per poi finire in società finanziarie. Coloro che hanno ricevuto denaro proveniente da altri soggetti truffati e che non hanno sporto denuncia rischiano ora un’imputazione per il reato di riciclaggio. Oltre alle misure cautelari, sono state eseguite dieci perquisizioni domiciliari. Il materiale sequestrato è già all’esame degli investigatori del gruppo di Frascati.
 

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