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"Mio fratello non è Joe Cappuccio, lui in carcere ingiustamente". Il giudice le dà ragione: assolto

La sorella di colui che era stato indicato come Joe Cappuccio, ha deciso di raccontare il calvario a RomaToday: "In carcere ha avuto problemi di salute"

"E' stato un incubo, ora è finito". Antonella è un ventaglio di emozioni che vanno dalla rabbia di aver subito un'ingiustizia, alla gioia di riabbracciare suo fratello. Lei è la sorella di Gianluca Ferrandu, 42enne di Ostia, sposato e padre di un bambino, arrestato il 16 gennaio scorso con l'accusa di essere Joe Cappuccio, il rapinatore di donne nei pressi della stazione della Roma-Lido.

Una serie di casi che RomaToday seguì dal 21 dicembre 2018 quando una delle vittime raccontò l'aggressione subita a Stella Polare. Da lì in poi, nel cuore del X Municipio, ci furono altri episodi criminosi, che fecero scattare una serie di indagini sfociate (almeno in prima battuta) nell'arresto di Ferrandu.

"Non poteva essere lui", ha sempre gridato la sorella Antonella, che al nostro quotidiano ha voluto raccontare la sua verità e quella della sua famiglia: "Mio fratello ha fatto errori in passato. Ha precedenti per stupefacenti e ha scontato una pena di 12 anni, ma una volta uscito di prigione si è impegnato a rispettare le regole. Aveva un lavoro, era pulito, una nuova vita. Poi questo fulmine a ciel sereno". 

Proprio i precedenti di polizia sono stati, secondo Antonella, l'elemento che ha spinto le forze dell'ordine a concentrare l'attenzione su Ferrandu. Che meno di un mese dopo la prima rapina viene convocato in caserma e poi formalmente arrestato il 16 gennaio. 

"Pensava fosse un normale controllo - spiega ancora Antonella - ma una volta in caserma gli è stato notificato l'atto: secondo gli inquirenti Joe Cappuccio era lui". "Così è iniziato il calvario - prosegue la sorella di Ferrandu - Eppure abbiamo fornito prove. Per tutte le date delle rapine avevamo foto, video e testimoni che attestavano la presenza di mio fratello in altri luoghi. Era impossibile che fosse lui Joe Cappuccio, Gianluca non aggredirebbe mai una donna. Mio fratello ha pagato per gli errori fatti, ma in questo caso è stato giudicato solo su quelli. Chi lo accusa lo valuta per gli sbagli commessi nel passato".

La difesa però non regge, almeno non subito, e Ferrandu viene portato in carcere in attesa del processo. E ci resterà fino alla sua conclusione. Durante gli incidenti probatori nessuno riconosce Ferrandu, tranne una vittima che sarà poi chiamata a testimoniare. 

Nelle aule del tribunale Annaisa Garcea, avvocato del 42enne di Ostia, chiede che vengano eseguiti test del Dna, rilevamenti video dei Ris e perizie ad hoc. E poi c'è la descrizione (il ladro aveva occhi marroni, barba e un'altezza vicina ai 175 centimetri), che non corrisponde all'identikit dell'arrestato.  

"Mio fratello ha gli occhi chiari, non ha mai avuto la barba e dalle perizie è emerso che tra lui e il ladro ripreso in video ci sono almeno 8 centimetri di altezza di differenza. Tutta la descrizione fisica fatta da chi lo avrebbe riconosciuto era sbagliata", sottolinea Antonella.

L'iter processuale era però ormai partito, e ad alleggerire la posizione di Ferrandu non sono bastate neppure le rapine compiute con lo stesso modus operandi nei mesi successivi, tanto da arrivare ad una richiesta di condanna di 6 anni di reclusione. Nel frattempo, a luglio 2019, un altro uomo, che sembra corrispondere proprio all'identikit di Joe Cappuccio, viene arrestato. 

Lo scorso 9 ottobre arriva la sentenza del processo di Ferrandu: i giudici evidenziano come l'imputato non fosse nei luoghi delittuosi, aggiungendo che nessuna refurtiva è stata mai trovata nella sua disponibilità. Gianluca Ferrandu è stato assolto con l'articolo 503 del codice penale, una assoluzione piena, con l'accusa che avrà tempo fino al 24 ottobre per fare appello. Per il giudice non è lui Joe Cappuccio.  

"Mio fratello in questi mesi a Regina Coeli è stato malissimo. Ha avuto un principio di infarto, una paresi da stress traumatico e sintomi depressivi. E' stato un duro colpo per lui, si stava rimettendo in carreggiata. Aveva ripreso le redini della sua vita, è stata una mazzata. Ora sta migliorando, l'incubo è finito".

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