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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Camorra a Roma: minacce dai Casalesi contro il giornalista Lirio Abbate

"Deve stare attento a Riccardino l'albanese, uno dal quale dipende gente che spara". Questa una delle intimidazioni rivolte al cronistra de L'Espresso già sotto scorta dopo le minacce di morte di 'Cosa Nostra'

Oggetto di minacce da parte di esponenti della criminalità organizzata che opera nella Capitale. A finire nel mirino della camorra e del clan dei Casalesi il giornalista de L'Espresso Lirio Abbate. La notizia resa nota da Il Fatto Quotidiano citando le dichiarazioni di un anonimo e le indagini in corso da parte della Squadra mobile di Roma. "Lirio Abbate deve stare attento a Riccardino l'albanese, uno dal quale dipende gente che spara", la frase riferita da un anonimo sul cronista, che è già da anni sotto scorta per le minacce della mafia.

ARRESTI IOVINE E ZOGU - Le minacce risalirebbero all'estate appena trascorsa ma sono emerse dopo l'arresto di Arben Zogu, alias 'Riccardino', arrestato il 29 ottobre insieme a Marco Iovine ed altre 12 persone vicine al clan dei Casalesi.

INCHIESTA DDA - Gli arresti sono legati a un inchiesta condotta dalla Dda di Napoli con il Gico della Guardia di Finanza di Roma e relativa a un sodalizio tra criminalità campana e albanese per il controllo delle slot machine ad Acila e Ostia. Nate in questo ambiente, le minacce contro Abbate sono da collegarsi all'inchiesta giornalistica da lui firmata e pubblicata su L'Espresso nel dicembre 2012 dal titolo "I quattro re di Roma", con "una mappa aggiornata - scriveva ieri Il Fatto - con nomi, cognomi e sfere di influenza sul crimine romano, puntando il faro su personaggi pesanti ma a piede libero".

SOLIDARIETA' DELLA STAMPA ROMANA - Ad esprimere solidarietà e vicinanza al collega dell'Espresso l'Associazione Stampa Romana. "Abbate, già sotto scorta da anni e oggetto di un fallito attentato a Palermo, è uno delle decine di colleghi in prima linea che le mafie e la malavita organizzata cercano di ridurre al silenzio, soprattutto per aver gettato luce sulle complicità e le connivenze fra criminalità e politica".

REATO DI DIFFAMAZIONE -Lirio non va lasciato solo – commenta il segretario Asr Paolo Butturini – perché l’isolamento è l’anticamera dell’eliminazione fisica, come la storia ha più volte dimostrato". Segretario dell'Associazione Stampa Romana che prosegue: "Ma è con i fatti che si sostiene la battaglia per una libera informazione e per il diritto dei cittadini a essere correttamente informati. Il primo passo, per esempio, sarebbe una definitiva abrogazione del reato di diffamazione, col quale spesso si tenta di impedire che venga fatta luce sulle trame e sulle complicità di cui godono le mafie. Il secondo sarebbe una riforma seria e moderna della legislazione che governa l’intero mondo dell’informazione, a cominciare dalla vetusta e inservibile legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti".

FORME ASSICURATIVE - Tutela dei giornalisti in primis dunque: "Ma anche in materia contrattuale - conclude la nota di Asr - si dovrebbero fare passi avanti decisi verso la tutela dei giornalisti. Si potrebbero, per esempio, inserire nel nuovo contratto forme assicurative, anche per freelance e collaboratori, che mettano i colleghi al riparo dalle cosiddette “querele temerarie”. Bisogna fornire ai giornalisti un’efficace assistenza legale e coprire i rischi a cui inevitabilmente va incontro chi non si ferma alla superficie dei fatti, ma scava alla ricerca della verità".

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