Metro B1, il dossier di Atac e l'inaugurazione forzata: "Gli impianti erano da completare"

Atac presenta un dossier di fuoco sulla metro B1 che andrà nelle mani della commissione di inchiesta voluta dal sindaco. Spesa da quasi 4 milioni tra guasti e lavori da finire

L'inaugurazione alle prime luci dell'alba in grande stile e 24 ore dopo il primo guasto: comincia così la difficile vita della metro B1, nata sotto una cattiva stella che ancora continua a brillare su di lei. Al primo guasto ne seguono altri: nuovi blocchi ai treni, un ascensore che si ferma con la gente dentro, il problema della frequenza dei treni, secondo gli utenti troppo dilatata e infine lo scandalo del dipendente in ferie che fa bloccare ancora una volta i treni.

Non basta: arriva anche Atac a porci il carico da novanta. Il sindaco Alemanno ha voluto una commissione di inchiesta sulla B1 che ha ricevuto un dossier da Atac che definire scottante è poca cosa. “Atac precisa che non può essere ritenuta responsabile di eventuali disservizi riconducibili a malfunzionamenti derivanti da osservazioni/prescrizioni oggetto di verbalizzazione” queste le parole, di fuoco, che Atac sancisce nel suo dossier mettendo subito in chiaro la sua posizione sull'apertura della nuova linea metropolitana.

Quindi emerge ancora un altro aspetto: “Già dagli esordi le prove hanno messo in luce che gli impianti su cui le stesse si dovevano effettuare non erano stati completati” una frase che pesa come un macigno sull'amministrazione capitolina, dopo le tante polemiche per i ritardi sull'inaugurazione e perché Atac sembra voler parlare di un'apertura forzata un po' sui tempi.

Ancora nel dossier l'azienda parla delle prove sulla linea affermando che gli impianti “non erano stati completati, al punto che si sono prodotte due sostanziali criticità.” La prima delle due riguarda la “Dilatazione del programma delle prove passato dalle iniziali 71 giornate a 188”. La secondo criticità: “La produzione di una notevole quantità di osservazioni che al 30 marzo ammontavano  a 691, quindi il lavoro di una task force ha permesso di chiudere buona parte delle osservazioni trasformando le rimanenti 366 in prescrizioni da risolvere entro il 30 giugno.”

Quindi l'altro lato dolente connesso ai problemi strutturali: per risolvere tutti questi problemi entro la scadenza, Atac ha dichiarato nel dossier di aver attuato delle contromisure, contromisure che chiaramente hanno dei costi. Sollecitata, quindi, Atac presenta il conto di quasi milioni per le spese relative a: vigilanza degli ascensori, vigilanza dello scambio, personale e pezzi di ricambio per i vari impianti.



 

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