Metro sparita, ancora disagi sulle linee B e B1: mancano i treni

I disagi vanno avanti da ieri pomeriggio. Ventisei minuti per andare da Termini a Policlinico

Ventisei minuti per andare da Termini a Policlinico. Due fermate. E' solo una dei tanti racconti dei disagi e ritardi che anche oggi si vivono sulla metro B e B1 di Roma. E' Atac a spiegare, con il solito avviso, i motivi dei ritardi: "Metro B/B1, ritardi per numero di treni circolanti inferiori rispetto al programmato". Disagi che vanno avanti da ieri pomeriggio, quando in tanti segnalavano attese mostruose sulla banchine, frequenze peggiori dei treni regionali e viaggi come carri bestiame. 

Una mobilità in metro sempre peggiore come certificato anche dall'annuale relazione dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale. Metropolitana sotto la sufficienza per i romani da due anni a questa parte. 

La percezione sembra rispecchiare l’andamento dell’offerta di Tpl che, esaminata in un’ottica di medio periodo, ha visto ridurre il servizio di superficie di quasi 28 milioni di vetture-km (dal 2006 al 2016), ovvero più dell’intero servizio erogato nella città di Genova (27 mln di vetture-km). L’offerta di metropolitana è nel contempo cresciuta (+15 mln di vetture-km), ma il servizio effettivamente erogato è sempre stato inferiore alla programmazione, con uno scarto negativo che nei primi 10 mesi del 2017 è stato pari al 15%.

"Il servizio di metropolitana", spiega l'agenzia, "ha sofferto maggiormente delle disfunzioni organizzative (nel 2016 quasi il 30% delle corse sono state perse per mancanza di personale) ma, ultimamente, anche del deficit di approvvigionamento di materiale di ricambio  (che ha provocato la perdita del 37% delle corse). Inoltre, a differenza della superficie, l’infrastruttura metropolitana è sottodimensionata rispetto alla popolazione (2 km di rete ogni 100mila abitanti contro i 4 km di Berlino e i 9 di Madrid)". 

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I disagi odierni hanno trovato il commento della consigliera comunale del Pd Ilaria Piccolo: "La metro B è al pari dei treni regionali. Anzi, questi sono più assidui. Può questo essere un servizio di trasporto degno di Roma? Ora sappiamo perché Virginia Raggi e Linda Meleo chiamano la Capitale Città in Movimento: i romani costretti a viaggiare a piedi".

Perché la metro non passa?

I motivi dei disservizi degli ultimi mesi li abbiamo spiegati nelle scorse settimane.  Da luglio, precisamente dopo l'incidente di Termini, i macchinisti, sotto choc per il trattamento mediatico e giudiziario riservato al loro collega, hanno cominciato a prestare una maggiore attenzione ai treni che prendono in carico. Per legge infatti sono loro i responsabili in caso di incidente. Così, se qualcosa non va, iniziano a scartare i convogli. Causa principale sono i parabrezza, giudicati di qualità scadente, che limitano la visibilità in galleria. Altro problema gli specchietti, tra i responsabili - secondo i lavoratori - dell'incidente di Termini di metà luglio.

Così, quando i treni non sono ritenuti idonei, vengono scartati. Il risultato è che ne partono meno e che la frequenza raggiunge sempre più spesso i 20 minuti.  L'effetto indotto sono le banchine piene, talmente piene da spingere Atac a non far scendere gli utenti e tenerli fermi ai tornelli. Succede sempre più spesso a Termini sulla metro A e in molte altre fermate. Ecco quindi che la sicurezza a bordo dei treni, diventa una questione di ordine pubblico. Nella calca infatti si scatenano vere e proprie guerre per poter entrare e tra uno spintone e l'altro c'è gente che finisce a terra o in generale colpita. 
 

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