Cronaca

Giuseppe e Massimiliano sposi: "Il futuro sindaco apra alle coppie di fatto"

Giuseppe e Massimiliano hanno voluto celebrare il loro matrimonio a Roma. A sposarli, l'attivista gay, Imma Battaglia, grazie all'aiuto della neo nata agenzia "Same Love". L'intervista a RomaToday

Giuseppe Ilaria e Massimiliano Benedetto sono una coppia di fatto. Lo scorso 22 maggio hanno voluto siglare il loro legame con un matrimonio nella propria città, Roma. Un matrimonio simbolico, perché in Italia le coppie omosessuali non si possono sposare, ma con la firma di un contratto che li tuteli anche legalmente. La notizia del matrimonio, celebrato dall'attivista gay Imma Battaglia, ha fatto notizia, non a caso, in un momento in cui la Francia ha dato il via libera ai matrimoni tra coppie dello stesso sesso e in cui il dibattito per l'apertura di registri civili per le coppie omosessuali è particolarmente acceso anche nel nostro Paese. Anche per questo il matrimonio di Giuseppe e Massimiliano è finito sul New York Times. Li abbiamo raggiunti e intervistati.

L'Italia ancora non permette alle coppie omosessuali di sposarsi, diversamente da altri Paesi europei. Perché volersi comunque sposare qui, e perché proprio a Roma?

E' vero, ma Roma è la nostra città. E' la città in cui abbiamo i nostri affetti: sposarsi da un'altra parte non avrebbe avuto senso.

Un matrimonio simbolico vale quanto un matrimonio “vero”?

Un momento. E' vero che si è trattato di un matrimonio simbolico, nel senso che qui non ha alcun valore legale. Però noi abbiamo stipulato un vero e proprio contratto, che ci garantisce e ci tutela in casi come la malattia, ad esempio, o i beni comuni. Una clausola parla persino del nostro cane! Potremmo dire di avere sfruttato tutto quello che la legislatura italiana ci può dare in questo momento. In più c'è da dire che il nostro è stato un matrimonio fatto alla classica maniera. Insomma: un matrimonio su due piani, affettivo e di tutela.

Nella Capitale però sono molti gli episodi di discriminazione nei confronti delle coppie omosessuali. Com'è stato per voi vivere a Roma il vostro status di coppia di fatto?
 
Non siamo dei privilegiati, viviamo in un ambiente favorevole, tra gente che ci vuole bene e ci sta vicino. Ma Roma è una città grande ed è normale che al suo interno custodisca delle sacche di ignoranza, che ancora vivono nel pregiudizio. C'è poi da dire che in un momento storico come questo, con una crisi economica di grandi proporzioni, la gente non vive bene e cerca sfogo nei cosiddetto “obiettivi facili”, nelle persone più deboli. Così mi spiego questa escalation di violenza nei confronti degli omosessuali. A noi non è mai capitato, ma non per questo non viviamo su di noi questa realtà. Noi siamo gay: quando picchiano un gay è come se picchiassero noi.

A Milano esistono già dei registri civili per le coppie come la vostra: a Roma questo ancora non succede. Siamo in tempo di elezioni, c'è qualcosa che vorreste dire al futuro Sindaco della Città?

Noi vorremmo chiedergli di essere un Sindaco attento alle problematiche relative alle coppie omosessuali. Non crediamo che questa sia solo una nostra necessità, crediamo sia un passo avanti per l'intera Città. Sappiamo che a Milano questi registri civili già ci sono, ci piacerebbe ci fossero anche qui.

Il New York Times ha pubblicato un articolo sul vostro matrimonio. Ha anche sottolineato come l'Italia non stia facendo passi avanti nella questione dei diritti delle coppie omosessuali...

L'articolo del NYT non è stato offensivo: noi crediamo che abbia semplicemente constatato una realtà. Un osservatore esterno, per giunta un occhio americano, ci può far prendere atto di alcune questioni nel campo dei diritti civili in cui l'Italia è ancora indietro. Detto questo, a livello personale siamo stati felici dell'articolo che ci ha dedicato il NYT, perché ha mostrato il nostro amore.

Vanity Fair, Barbara d'Urso... La vostra agenda è piena di impegni. Intendete, dunque, portare avanti la vostra causa.

Intendiamo certamente portare avanti la nostra causa, rappresentare e mostrare noi stessi. Rivendicare quelli che sono i nostri diritti. Ci abbiamo messo la faccia e continueremo a farlo. Il nostro è stato un “matrimonio di tanti”: anche chi non ci conosce ci sta dando il suo appoggio morale, quindi continueremo nella nostra battaglia.

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