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Mondo di Mezzo, Massimo Carminati scarcerato: il 'cecato' torna libero

L'avvocato: "Siamo soddisfatti che la questione tecnica che avevamo posto alla Corte d'Appello e che tutela un principio di civiltà sia stata correttamente valutata dal Tribunale della libertà"

Massimo Carminati, uno dei principali protagonisti dell'inchiesta Mondo di Mezzo, è stato scarcerato e torna quindi libero. Il 'Cecato' lascerà oggi il carcere di Oristano e potrà far rientro presso il proprio domicilio.

Così, dopo tre rigetti da parte della Corte d'Appello, l'istanza di scarcerazione per scadenza dei termini di custodia cautelare -  con il meccanismo della contestazione a catena, presentata dagli avvocati Cesare Placanica e Francesco Tagliaferri dopo la sentenza della Cassazione in cui emerse come l'inchiesta non aveva nulla a che fare con il concetto di mafia - è stata accolta dal Tribunale della Libertà.

Il "Nero", esce dopo 5 anni e 7 mesi dal carcere di Oristano. La sentenza della Cassazione era arrivata lo scorso ottobre. Per l'ex Nar Carminati e per Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, ci sarà un processo d'appello bis per il ricalcolo delle pene alla luce del declassamento del reato in "associazione a delinquere". 

La sentenza di Appello dell'11 settembre 2018 aveva invece ribaltato il primo grado (che non aveva riconosciuto le accuse di mafia): Carminati, all'epoca, fu condannato a 14 anni e mezzo, l'ammontare complessivo delle pene per i 43 imputati, otto dei quali assolti, aveva raggiunto quasi i 200 anni di carcere.  

Contenti i legali: "Siamo soddisfatti che la questione tecnica che avevamo sia stata correttamente valutata dal Tribunale della libertà".

Venerdì scorso la Suprema Corte pubblico anche le motivazioni della sentenza dell'inchiesta Mondo di Mezzo ripercorrendo le fasi del processo e fissando alcuni principi di diritto sia in tema di associazione mafiosa, sia nella materia dei reati contro la pubblica amministrazione. 

La Corte ha escluso il carattere mafioso dell'associazione contestata agli imputati e riaffermando l'esistenza, già ritenuta nel processo di primo grado, di due distinte associazioni per delinquere semplici "l'una dedita prevalentemente a reati di estorsione, l'altra facente capo a Buzzi e Carminati, impegnata in una continua attività di corruzione nei confronti di funzionari e politici gravitanti nell’amministrazione comunale romana ovvero in enti a questa collegati".

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