Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Omicidio Marta Russo: risarcimento di un milione di euro alla famiglia

Scattone e Ferraro, condannati a titolo definitivo dalla Cassazione nel 2003, ora sono stati condannati anche a pagare il risarcimento alla famiglia. Causa civile durata quattro anni

Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, i principali imputati per la morte di Marta Russo, la studentessa de La Sapienza uccisa il 9 maggio 1997 mentre percorreva in compagnia di un'amica i viali interni dell'università, dovranno risarcire i familiari della ragazza per circa un milione di euro. E' quanto stabilito oggi dal giudice della XIII sezione del tribunale Civile di Roma, Roberto Parziale, che ha invece deciso che la Sapienza non può essere ritenuta responsabile della morte della giovane. Il risarcimento dovrà essere versato nei confronti dei genitori della studentessa, Donato e Aureliana, e della sorella Tiziana rappresentati in giudizio dagli avvocati Luca Petrucci, Cristina Michetelli e Andrea Barenghi. La causa civile intrapresa dai familiari della ragazza è durata quattro anni.
Scattone e Ferraro, inoltre, sono stati condannati a pagare anche le spese di giudizio. I due, all'epoca dei fatti ricercatori universitari, nel dicembre del 2003 furono condannati a titolo definitivo dalla Cassazione rispettivamente a cinque anni e quattro mesi di reclusione e a quattro anni e due mesi. Scattone è accusato di omicidio colposo e Ferraro di favoreggiamento. Il tribunale civile ha, invece, che sia Ferraro a versare all'università 28 mila euro come risarcimento danni all'immagine.


Nel maggio, ma del 2007, i genitori della ragazza e la sorella decisero di chiamare in giudizio civile non solo i due imputati, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, ma anche l'ateneo capitolino. Una decisione, quest'ultima, che Aureliana Iacobini Russo, madre della studentessa motivò affermando che "era giusto citare per danni l' Università perché " i familiari "ritenevano che l' ateneo doveva controllare ed essere più vigile nei confronti dei due imputati (all'epoca dei fatti ricercatori universitari). E che pur non essendo strettamente dipendenti comunque vi lavoravano all'interno". Il tribunale civile oggi ha stabilito che La Sapienza non può però essere ritenuta responsabile della morte della giovane. (Fonte Ansa)

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